Molti utenti interessati allo Xiaomi Mi 5, nuovo smartphone dell’ormai nota casa cinese famosa tanto per i telefoni quanto per gli accessori, sono curiosi di valutare l’eventuale surriscaldamento del nuovo chipset Qualcomm Snapdragon 820 e gli impatti energetici dello stesso.
Molti top di gamma del 2015 montano il processore Qualcomm Snapdragon 810 e alcune fra le aziende che lo hanno usato sono state costrette a dichiarare problemi di surriscaldamento. Il Qualcomm Snapdragon 820, successore dell’810, garantisce una ridotta dispersione di energia di quasi il 40%, incrementando il rapporto prestazioni/consumi.
I display sono fra i principali responsabili dei consumi energetici, ma il pannello da 5.15 pollici Full HD, abbinato al SoC in questione, ed i relativi 21 brevetti dedicati solo alla progettazione dello schermo, con i quali si riesce ad avere un risparmio di energia di più del 17%, dimostrano che i 3000 mah sono più che sufficienti per un dispositivo come il Mi 5.
Oltretutto, Xiaomi con la sua MIUI 7 ha implementato, nelle Impostazioni, una sezione dedicata alle prestazioni e consumi del dispositivo, tramite la quale sarà possibile regolare le opzioni di stand-by e le ottimizzazioni delle notifiche e del risveglio del telefono dallo stand-by.
Inoltre, è presente il Quick Charge 3.0 che garantisce una notevole diminuzione dei tempi di ricarica fino al 50% rispetto al Quick Charge 1.0 e del 38% rispetto al Quick Charge 2.0.
Fatta questa doverosa introduzione, con cui abbiamo riepilogato le caratteristiche tecniche dello Xiaomi Mi 5, possiamo passare ai recenti test riguardanti la fase di ricarica, attuati per conoscere la reale longevità energetica del dispositivo: è stato verificato che il terminale, partendo da un livello di batteria dello 0%, è capace di raggiungere il 100% in 1 ora e 20 minuti.
Per quanto non sia un risultato particolarmente sorprendente, vista la batteria da 3000 mAh, ciò che realmente stupisce è che il 57% della ricarica avviene in appena 24 minuti. Ciò è dovuto allo standard Quick Charge 3.0 che, sfruttando l’algoritmo Qualcomm INOV (Intelligent Negotiation for Optimum Voltage) del processore, riesce a supportare 12V, 9V e 5V di tensione: nella prima fase avviene una ricarica rapida sfruttando la più alta tensione possibile, poi nelle fasi successive essa decrementa, garantendo una maggiore longevità della batteria a parità di rapidità di carica rispetto alla concorrenza.
Parlando dell’autonomia, invece, alcuni utenti hanno sottoposto il Mi 5 a cinque ore di test fra browsing, streaming musicale con volume al 25%, streaming video, gaming e chiamate, ognuna di queste attività eseguite per un’ora continuativamente, con rete dati e Wi-Fi entrambe attive e luminosità dello schermo al 50%.
Alla fine del test, con un normale surriscaldamento gestito egregiamente dal dispositivo, la sessione di gaming ha consumato il 21% della batteria, lo streaming video il 19% e la streaming musicale il 5%.
È stato poi effettuato un ulteriore test in fase di stand-by, con connessione Wi-Fi attiva, durante il quale il Mi 5 ha consumato solo l’1% di carica dopo ben 8 ore!
Ci teniamo a sottolineare che le prove sopra elencate non possono emulare perfettamente l’uso del dispositivo nella quotidianità.
Dopo una giornata di utilizzo medio il Mi 5 mantiene circa il 24% di batteria, performance niente male! Complessivamente il dispositivo risulta avere un’ottima longevità che, paragonata a quella di altri smartphone con la stessa dimensione della batteria, non è affatto male. Tuttavia, ci riserviamo di dare un parere completo non appena avremo effettuato i nostri test batteria sullo Xiaomi Mi 5.
Vi lasciamo ricordandovi la scheda tecnica dello Xiaomi Mi 5:
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