Negli scorsi giorni è stato presentato ufficialmente al pubblico lo Xiaomi Mi Max 2, il nuovo phablet dell’azienda. Lo smartphone presenta una buona scheda tecnica, basata su un SoC Snapdragon 625, associata ad una batteria da ben 5300 mAh, per la gioia dell’autonomia.
Oltre a queste caratteristiche, il primo teardown effettuato sullo smartphone ci permette di capire quale sia il grado di riparabilità e la difficoltà nelle operazioni di disassemblaggio. Come da tradizione Xiaomi, la componentistica interna è divisa in quelli che possiamo definire tre blocchi, ovvero la batteria, il guscio metallico che protegge l’interno e ciò che ci sta sotto, ovvero scheda madre e chipset vari. E come per molti dei precedenti terminali della casa cinese, anche in questo caso la riparazione può avvenire senza particolari problemi, ovviamente se si mastica un minimo di materia.
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