Il colosso cinese è intenzionato a quotarsi in borsa, come sottolineato da diversi rumor, entro la fine dell’anno e con un valore intorno ai 200 miliardi di dollari. Xiaomi punta in alto e ciò è possibile soprattutto grazie al suo complesso ecosistema, supportato da varie startup e aziende satelliti, le quali ricevono cospicui investimenti dall’azienda principale. Tra queste figura Huami, meglio conosciuta per i suoi dispositivi targati Amazfit e i wearable a marchio Mi.
Come annunciato in precedenza, l’azienda produttrice di accessori smart è entrata finalmente in borsa, precedendo la casa madre. E – c’era da aspettarselo – le prime quotazioni sono già un successo.
Mentre si attendono dettagli più tangibili in merito all’entrata in borsa di Xiaomi, Huami anticipa il colosso hi-tech. L’IPO (offerta iniziale al pubblico) con la quale l’azienda è arrivata in borsa è di 110 milioni di dollari, con la vendita di ben 10 milioni azioni.
Un valore leggermente inferiore rispetto ai 150 milioni di dollari pronosticati, eppure si tratta di una somma non indifferente. Huami, quotata in borsa con il nome HMI, è un brand di successo, con oltre 45 milioni di dispositivi (sta smartwatch e smartband) venduti in tutto il mondo. Stando alle varie indiscrezioni, Xiaomi possiederebbe una partecipazione alla società del 19.3%; Lei Jun, carismatico CEO del colosso cinese, deterrebbe un ulteriore 20.4%.
Grazie al supporto di Xiaomi e suprattutto ai prezzi molto competitivi, Huami è potuta entrare in borsa contando su una base estremamente solida. La maggior parte del successo del brand deriva dalle smartband Mi Band, uno dei prodotti “più riusciti” del settore. Lo scorso anni, infatti, Xiaomi è diventato il più grande brand di wearable grazie a ben 3.7 milioni di unità spedite nel Q2 2017. Un numero impressionante, che le ha permesso di scavalcare Fitbit ed Apple, rispettivamente con 3.4 milioni e 2.8 milioni di wearable.
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