La controversa questione che ha visto protagonisti ZTE e gli USA sembra essere arrivata ad un epilogo. Dopo le sanguinose perdite registrate dall’azienda cinese, grazie anche all’intervento del governo cinese (parte attiva nell’azienda) sembra si sia arrivati ad una conclusione che possa aver messo d’accordo tutte le parti in causa.
Il ban, infatti, è gravato enormemente sull’economia dell’azienda, tanto da ipotizzare un danno pecuniario pari a 3.1 miliardi. Chiaramente, ZTE è riuscita a pervenire ad un accordo con gli USA, ma seguendo sostanzialmente direttive stringenti sul piano economico e non. Infatti, il segretario del commercio Wilbur Ross ha confermato le sanzioni precedenti di 1 miliardo di dollari più 400 milioni come garanzia. L’accordo stipulato, però non include gli 892 milioni accettati da ZTE nel marzo 2017. Considerando anche gli accordi preesistenti, la sanzione dovrebbe aggirarsi intorno ai 2.29 miliardi di dollari.
Ma le penalizzazioni non finiscono qui. Oltre le pesanti sanzioni comminate per permettere a ZTE di riprendere l’attività di commercio negli states, dal BIS (Bureau of industry and security) fanno sapere che l’America terrà gli occhi ben aperti sull’azienda. Infatti, verranno richieste misure di conformità senza precedenti: le porte di ZTE saranno sempre aperte al bureau per un periodo di 10 anni. Il team incaricato verificherà la conformità delle procedure tenute dall’azienda, particolarmente in relazione alle esportazioni. Infine, conferma Wilbur Ross ci sarà la necessità di “rimescolare le carte” nel CdA, per evitare che atteggiamenti del genere possano ripetersi.
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