Nei giorni scorsi, come un fulmine a ciel sereno, Xiaomi ha annunciato in due differenti thread della community internazionale dedicata al suo sistema operativo, la MIUI, che gli smartphone di origine cinese, nati dunque con MIUI China, non avrebbero più potuto aggiornarsi alla MIUI Global.
Tale annuncio ha letteralmente scatenato un putiferio tra fan, neo-possessori di smartphone Xiaomi e possibili acquirenti che, a prima vista, potrebbero trovarsi dinanzi ad una situazione catastrofica per i propri dispositivi. È arrivato dunque il momento di dire addio alla MIUI Global sugli Xiaomi cinesi importati tramite store di terze parti? Analizziamo la situazione insieme!
Negli ultimi mesi lo Xiaomi Mi 8 è diventato un vero e proprio best buy intorno ai 320€, grazie alle offerte di store di terze parti come GearBest e Banggood che hanno proposto, e continuano a proporre, il dispositivo nella variante cinese con bootloader sbloccato e ROM Global preinstallata.
In questo scenario cosa potrebbe succedere agli smartphone in seguito ad aggiornamenti OTA delle ROM Global preinstallate? Verificando le poche informazioni sul web la situazione è questa:
In questo secondo scenario un aggiornamento OTA potrebbe brickare il dispositivo per i motivi appena elencati. È però molto difficile se non rarissimo che uno store possa installare la ROM Global su uno smartphone ribloccandone poi il bootloader.
In questa ipotesi, acquistando uno smartphone Xiaomi cinese con ROM China originale e bootloader bloccato sarà necessario richiedere lo sblocco che, ricordiamo, potrebbe richiedere fino a 2 mesi di attesa. Una volta sbloccato sarà possibile flashare la ROM Global. Se però tramite Updater cercherete di flashare la Global sul modello China con bootloader bloccato potreste incorrere in un brick e successivo bootloop.
Non tentate assolutamente di flashare ROM Global su smartphone Xiaomi cinesi con bootloader bloccato!
Fatte le considerazioni di qui sopra, la situazione è abbastanza confusa e Xiaomi deve necessariamente rilasciare un comunicato per tranquillizzare gli utenti e chiarire tutti i dubbi. Il nostro consiglio è non bloccare assolutamente il bootloader nelle varianti cinesi con ROM Global e bootloader sbloccato e, dove possibile, preferire le varianti Global native vendute dagli store di terze parti.
Riassumendo in parole povere la situazione: NON flashate ROM GLOBAL su Xiaomi cinesi con bootloader bloccato e NON bloccate il BOOTLOADER su Xiaomi cinesi con ROM GLOBAL e BOOTLOADER sbloccato.
Il tentativo di Xiaomi è chiaro: contrastare l’importazione dalla Cina degli smartphone che sono ora in vendita ufficialmente in Europa. Con questa nuova policy, adottata “in silenzio”, il rischio che corre l’azienda è di danneggiare profondamente la sua immagine e i clienti che fino ad oggi hanno acquistato dalla Cina e hanno creato la fanbase che ha consentito al colosso cinese di aver l’attuale impatto in Europa e nel resto del mondo.
La strada intrapresa con l’allungamento dei tempi di sblocco del bootloader, prima da pochi giorni, poi settimane e ora addirittura mesi, potrebbe portare, ma ci auguriamo assolutamente di no, ad un blocco dello sblocco (scusate il gioco di parole) sulle varianti China che ne eviti dunque l’importazione.
Abbiamo contattato Xiaomi per uno statement ufficiale che chiarisca in maniera congrua la nuova policy di cui sono praticamente all’oscuro tutti: dai moderatori della Mi Community internazionale ai media nonchè gli utenti.
L’intento di questo articolo è evitare il panico di massa scatenato da altri portali, anche italiani, che urlano subito al disastro senza dare un briciolo di informazione che sia da guida agli utenti e cercare di fare chiarezza su una policy che necessita di assoluta esplicazione da parte di Xiaomi.
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