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Huawei vs USA: saltano gli accordi anche con Intel, Broadcom e Qualcomm

Con il passare delle ore la spinosa situazione fra Huawei e USA si sta sempre più delineando. E non in senso positivo, dato che, dopo la conferma di Google, adesso anche il quartetto Intel / Qualcomm / Broadcom / Xilinx si è adeguato alla decisione del governo americano. A riportarlo è nuovamente un media, ovvero Bloomberg, dato che non c’è ancora un comunicato ufficiale da nessuna delle aziende coinvolte. Ed anche in questo caso si parla di una sospensione immediata degli accordi fra le tre aziende ed il colosso cinese.

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Dopo Google, il ban americano per Huawei continua a mietere “vittime”

Non soltanto Huawei viene così tagliata fuori dal mercato consumer statunitense, anche se già prima era come se non ci fosse, ma gli viene impedito di commercializzare con le società con sede in USA. Ciò significa che non soltanto Google non potrà averci a fare lato software, ma lato hardware anche i vari produttori di chipset saranno bloccati. Soprattutto nel caso di Intel, fra le 4 quella più coinvolta, dato che non soltanto fornisce a Huawei i processori per la gamma MateBook, ma anche per server e modem dei suoi smartphone.

Nel caso di Qualcomm la situazione è meno impattante, dato che ormai da tempo Huawei si è affidata quasi in toto alla propria HiSilicon per la produzione dei SoC Kirin. Ma ci sono comunque dei modelli (comunque marginali o quasi) come Huawei Y7 2019, Honor 8C, 8X Max, Enjoy Max ed Enjoy 9 che si affidano a soluzioni Qualcomm. Per quanto riguarda Broadcom e Xilinx, invece, la loro fornitura per Huawei riguarda principalmente chipset switch e programmabili, utilizzati nelle infrastrutture di rete.

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Cosa rischia Huawei allo stato attuale?

Secondo le dichiarazioni di Ryan Koontz, analista di Rosenblatt Securities, “Huawei è fortemente dipendente dai prodotti a semi-conduttore degli Stati Uniti e sarebbe gravemente paralizzata senza la fornitura di componenti chiave. Questo divieto potrebbe causare alla Cina il ritardo della sua rete 5G fino a nuovo ordine, avendo un impatto su molti fornitori di componenti globali“.

Secondo le fonti di Bloomberg, però, Huawei avrebbe accumulato sufficienti componenti hardware da poter mantenere in piedi il proprio business per almeno 3 mesi. Una mossa che sarebbe stata effettuata già a metà 2018, quando la lotta fra USA e Huawei si fece più concreta. Inoltre, fonti vicine alla situazione hanno affermato che, essendo Huawei un tramite importante fra aziende americane e cinesi, si potrebbe raggiungere un accordo in grado di ripristinare la situazione.

A questo punto viene da chiedersi come si comporterà Microsoft, altra compagnia che, come Intel, influisce non poco nella vendita di notebook Huawei. Essendo l’azienda dietro alla diffusione di Microsoft sui MateBook, il suo adeguamento alla legge Trump potrebbe comportare una paralisi degli aggiornamenti sui portatili Huawei.


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Michele Perrone

Appassionato dell'universo tecnologico, con una particolare inclinazione per le dinamiche di mercato e come queste si riflettono sul panorama socio/politico. Tecnologia a parte, ad appassionarmi è il mondo LEGO, cioè la destinazione di buona parte dei miei stipendi.

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