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Huawei sta già costruendo stazioni 5G senza tecnologie USA

Se gli USA hanno boicottato Huawei è anche per la corsa al 5G, dal quale l’occidente rischia di rimanere estromesso causa divario tecnologico. Il ban infierito tramite inserimento nella Entity List ha messo i bastoni fra le ruote all’azienda cinese, risultando impossibilitate a commerciare con le aziende statunitensi. Un blocco fastidioso non tanto dal punto di vista consumer, visto che non vende quasi niente negli USA, quanto da quello produttivo. Molti dispositivi, per quanto prodotti sul suolo cinese, si basano più o meno parzialmente su tecnologie americane.

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Le stazioni 5G di Huawei sono adesso “USA 100% free”

Un esempio è la costruzione delle stazioni radio 5G, elemento preponderante all’interno delle infrastrutture mobile. Ecco perché la compagnia ha immediatamente deciso di rendersi indipendente dagli USA. A dirlo è il CEO e fondatore Ren Zhengfei, il quale ha confermato che Huawei ha già iniziato a produrre materiale 5G privo di tecnologie americane. E nei piani c’è un raddoppio delle stazioni radio 5G nel corso del 2020, in vista dell’espansione in arrivo per le reti di nuova generazione.

A partire da questo ottobre ne verranno prodotte 5000 al mese, per arrivare ad un complessivo di ben 1.500.000 stazioni. “Abbiamo effettuato i test in agosto e settembre e da ottobre inizieremo la produzione su larga scala, a 5.000 unità al mese. Quindi la nostra capacità produttiva quest’anno sarà di 600.000 e prevediamo che questa cifra salga a 1.5 milioni l’anno prossimo“. Al contempo, rimane comunque l’intenzione di collaborare quanto possibile con gli Stati Uniti, visto anche che la proroga ha fatto sì che Qualcomm sia tornata ad essere un partner attivo. Ed un ramoscello d’ulivo viene teso nella proposta di fornire le licenze dei brevetti 5G ad aziende rivali, anche americane.


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Michele Perrone

Appassionato dell'universo tecnologico, con una particolare inclinazione per le dinamiche di mercato e come queste si riflettono sul panorama socio/politico. Tecnologia a parte, ad appassionarmi è il mondo LEGO, cioè la destinazione di buona parte dei miei stipendi.

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