Per quanto sia uno dei principali brand in ambito smartphone, le entrate più corpose per Samsung derivano dalla vendita di componenti. Praticamente tutti i competitors hanno a che fare con l’azienda, volenti o nolenti, dovendo affidarcisi per l’acquisto di display, fotocamere e moduli hardware come RAM e memorie interne. Anche un rivale come Huawei, in grado di prodursi i chipset in casa, fa affidamento su Samsung per l’acquisto e il conseguente utilizzo delle memorie per i propri smartphone.
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Ma ciò potrebbe cambiare con China Manufacturing 2025 (detto anche Made in China 2025), il programma che vuole rendere il paese ancora più indipendente dal resto del mondo. L’obiettivo è quello di far sì che brand come, appunto, Huawei non debbano più interfacciarsi a società fuori dalla Cina per il proprio business. Nel 2015 il governo cinese ha deciso di avviare questo piano di investimenti. Una scelta che, col senno di poi, si rivela adeguata, dato anche il ban USA avveratosi nel 2019.
Se si considera che nel Q4 2019 i principali clienti di Samsung sono stati Apple, BestBuy, Deutsche Telekom, Verizon e, appunto, Huawei, è comprensibile che ci possa essere una certa preoccupazione per la compagnia sud coreana. Basti pensare che, ad oggi, le vendite di smartphone rappresentano quasi il 50% dello share di mercato in Cina. Senza considerare che anche le altre realtà cinesi, minori e non, potrebbero via via interrompere i propri legami commerciali con la società.
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