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Niente più PC e software stranieri in Cina entro il 2022

La guerra fredda in atto fra USA e Cina sta assumendo connotati che vanno oltre la semplice politica, incorporando anche elementi economici. Basti vedere la questione Huawei, i cui motivi ufficiali riguardano problemi di cyber-sicurezza, ma che per molti in realtà riguarderebbe principalmente motivi economici. L’avanzata economica dell’Asia avrebbe fatto preoccupare il governo Trump, molto attento alle problematiche riscontrate in termini di manodopera nazionale. Ma la Cina ha già deciso di comportarsi di conseguenza, con un piano denominato China Manufacturing 2025 che spingerà il paese ad una maggiore indipendenza dalle filiere straniere.

Non è un caso che Huawei abbia affermato di star lavorando per puntare a realizzare smartphone senza parti prodotte fuori dalla Cina. Ciò ha suscitato le preoccupazioni di Samsung, uno dei principali fornitori di Huawei, così come di tutte le aziende ad essa ricollegata. Ma il piano di indipendenza non riguarda soltanto la telefonia, visto che anche il mercato di PC e notebook verrà coinvolto da questa decisione.

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Arriva direttamente dal Governo di Pechino la direttiva che vieta l’utilizzo di PC e software realizzati da aziende straniere all’interno dell’amministrazione pubblica. Gli utenti che fanno parte del mondo consumer potranno quindi poter continuare a scegliere a quali brand fare affidamento. Il piano prende il nome di “3-5-2” e punta a sostituire gli attuali 20/30 milioni di macchine attualmente utilizzate nella PA entro il 2022. La numerazione usata indica gli step da raggiungere: 30% di macchine sostituite nel 2020, 50% nel 2021 ed il rimanente 20% nel 2022.

Così facendo, anche la politica cinese si accomuna a quella statunitense, con lo scopo di rafforzare l’industria nazionale a scapito di quella straniere. Un obiettivo contrario a quello a cui la globalizzazione ci ha abituati fino ad oggi ma che, alla luce degli avvenimenti globali, sembra allontanarsi dagli schemi politici in atto, oriente o occidente che sia. Non sarà comunque un traguardo facilmente raggiungibile, vista la presenza massiva di marchi come Microsoft ed HP in Cina, specialmente se si parla di software. Ma anche le stesse componenti hardware, attualmente relegate a realtà estere come Intel, Qualcomm e Samsung.


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Michele Perrone

Appassionato dell'universo tecnologico, con una particolare inclinazione per le dinamiche di mercato e come queste si riflettono sul panorama socio/politico. Tecnologia a parte, ad appassionarmi è il mondo LEGO, cioè la destinazione di buona parte dei miei stipendi.

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