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Il fondatore di Huawei si confessa: “Vorrei scomparire”

Da quando è nata la diatriba che vede contrapposte Huawei e USA, l’azienda si è ritrovata ostracizzata da buona parte del mondo tecnologico. A risentirne è stato anche Ren Zhengfei, fondatore e CEO storico del brand che tanto sta facendo discutere, ritrovatosi sotto le luci dei riflettori ma non in modo positivo. Egli stesso ha espresso la propria frustrazione in merito durante una recente intervista rilascia ai microfoni del South China Morning Post.

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Ren Zhengfei parla della sua posizione in Huawei e nel mondo tech

Potrebbe sembrare quasi paradossale scoprire che la speranza di Ren Zhengfei è quella di sparire nell’ombra. “Sono solo un uomo anziano. A che scopo ricordarmi? Le persone dovrebbero pensare di più al mondo e al suo futuro“. A rimarcare questo concetto c’è una frase, piuttosto simbolica di quello che significa essere famosi, nel bene e nel male: “Il mio più grande desiderio è bere un caffè in un bar e passare inosservato“.

Tutto partì nel dicembre 2018, quando sua figlia Meng Wanzhou, allora capo del reparto finanziario di Huawei, venne arrestata in Canada. Da allora è ancora tenuta ai domiciliari nella nazione, nell’attesa che il processo decide se estradarla o meno negli USA, dove l’attende una causa per frode bancaria.

Ma è maggio 2019 che succede il patatrac: il governo Trump decide di inserire Huawei nella famigerata Entity List. Così facendo, la società cinese si ritrova impossibilitata a commerciare con i propri partner statunitensi. Il caso più esemplare è quello di Google, con gli ultimi smartphone ritrovatisi privi dell’ecosistema Android a pieno. Questo ha costretto la divisione software a rivalutare i propri piani, spingendo l’acceleratore verso i propri servizi, ancora difficilmente paragonabili a quelli ben più stabiliti di Google. Questa opera di rallentamento ha influito non poco anche sull’espansione e la diffusione del 5G in Europa ad opera di Huawei.

Ren Zhengfei si espone poco e forse è un bene per Huawei

Basti pensare che, prima dell’accaduto, Ren Zhengfei non era mai apparso in un’intervista televisiva, tenendosi lontano dai giornalisti. Gli stessi dipendenti di Huawei raramente lo vedevano, come affermato al South China Morning Post. Insomma, stiamo parlando di un uomo a dir poco discreto, nonostante la sua posizione di rilievo. A parte questo, sempre i dipendenti parlano di lui come di una persona schietta e diretta, con un modo di fare a volte sopra le righe, per il tipo di ruolo che ricopre. Forse anche per questo non c’è una grande volontà nel farlo esporre pubblicamente ai giornalisti, vista anche la delicata situazione. Specialmente per la sua propensione ad usare termini militari, dati i trascorsi che ha avuto nell’esercito cinese da giovanissimo.

Data la sua storia e gli obiettivi che è riuscito a raggiungere dal nulla, in molti in Huawei lo vedono come un leader spirituale. Una posizione con cui Ren non è per niente d’accordo: “Sono soltanto un burattinaio“, sottolineando come la struttura aziendale necessiti che ci siano almeno 3 presidenti a rotazione. “Ho solo un ruolo simbolico, come un idolo di argilla in un tempio. Senza di esso, il tempio sembrerebbe vuoto, ma in realtà l’idolo non fa davvero nulla… Il fatto che io sia o meno in Huawei non ha alcun impatto reale“.

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Luca Armentano

Fin dalla tenera età coltivo la passione per tutto il mondo dell'elettronica, in particolar modo per quella che circonda i microprocessori. Da circa 3 anni la mia passione per gli smartphone ha preso forma e si è evoluta, sentendo sempre più il bisogno di condividerla con il maggior numero di persone possibili. Se mi si presenta davanti agli occhi un terminale con uno schermo? Devo provarlo!

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