Ma dai, diciamo le cose come stanno. Costa troppo, non ha i GMS e tutte le applicazioni di Google. “Scaffale”, dirà qualcuno. “Ormai gli smartphone di Huawei non hanno più senso, figurati a questo prezzo”, dirà qualcun altro. Perché sì, il Huawei P40 Pro+ è tra gli smartphone Android più costosi attualmente in vendita (tra quelli non pieghevoli) e, per giunta, non ha neppure Google! E se pensi veramente questo allora no, probabilmente il P40 Pro+ non è lo smartphone che fa per te. O forse non te lo meriti.
Perché è un mese che lo sto utilizzando come mio dispositivo principale e sai cosa? C’è vita senza Google, e Huawei lo ha dimostrato con quello che probabilmente è lo smartphone Android più completo e tecnicamente meglio realizzato degli ultimi anni. E la qualità, con o senza GMS, si paga: con il P40 Pro+ l’azienda cinese ha dato (ancora una volta) dimostrazione di forza, non si è arresa a tutte le difficoltà dell’ultimo periodo, ed ha utilizzato tutto il meglio della sua tecnologia.
Il P40 Pro+ esteticamente potrebbe sembrare il gemello del Huawei P40 Pro, ma appena lo si impugna si nota subito che c’è qualcosa di diverso rispetto al suo fratello minore: il peso. L’ultra-premium di Huawei pesa ben 266 grammi, uno dei valori più alti per uno smartphone, ed il motivo è sostanzialmente uno: è realizzato in ceramica. Un materiale decisamente più pesante, ma anche più bello da stringere in mano e, soprattutto, molto più resistente.
Ad ogni modo, per quanto riguarda il design, il Huawei P40 Pro+ è esattamente identico al P40 Pro: ha le stesse curve, la stessa cornice, la stessa forma e addirittura le stesse dimensioni. Però nell’utilizzo di tutti i giorni sembra molto più solido e bilanciato tra le mani e trasmette anche più sicurezza quando lo si usa senza una cover protettiva: secondo Huawei la back cover in ceramica è caratterizzata da una durezza di 8,5 sulla scala Mohs e, giusto per darvi un’idea, lo zaffiro è di livello 9, mentre il diamante di livello 10.
Anche anteriormente le differenze con il P40 Pro sono quasi nulle. Lo schermo Overflow è il medesimo, ed integra lo stesso ritaglio ellittico nell’angolo superiore sinistro dove è stata inserita la fotocamera principale accompagnata da un sensore IR ToF 3D che viene utilizzato per l’autofocus e per lo sblocco con i volto.
Lo speaker è stato posizionato sotto lo schermo (e sì, non c’è alcun foro per la capsula auricolare) e tutti i bordi dello schermo sono curvati verso la cornice, il che non solo da una maggiore soluzione di continuità della struttura e una perfetta simmetria, ma rende il dispositivo molto comodo e piacevole da utilizzare (soprattutto con le gesture di Android 10). E sempre sotto lo schermo è stato inserito il sensore per le impronte digitali che, tra le altre cose, ho trovato marcatamente veloce e preciso. Ma di questo ne parleremo dopo.
Posteriormente spicca il grande camera bump, che integra ben 5 fotocamere e che, nonostante conservi la struttura rettangolare del P40 Pro, è di dimensioni leggermente più corpose. Sono infine presenti un ingresso USB-C, lo speaker, ed un blaster IR per utilizzare lo smartphone come telecomando universale.
Lo schermo rimane lo stesso bel 6.5 pollici che abbiamo già visto nel P40 Pro, realizzato con un pannello OLED da 1200×2640 pixel in grado di garantire un refresh rate di 90 Hz ed un’ottima resa cromatica. Il bilanciamento dei bianchi è ben calibrato, e nelle impostazioni è possibile scegliere tra diverse modalità, mentre la luminosità varia tra i 450 nits di valore massimo e gli 1.8 nits di valore minimo: il che lo rende ottimo per tutte le condizioni di luce.
È un pannello HDR+ davvero eccezionale, che rende ancora più fluida l’esperienza d’uso dell’OS (già fluido di suo) e che nell’utilizzo pratico del dispositivo fa decisamente la differenza. Certo, i 90 Hz di frequenza di aggiornamento non sono il valore più alto mai visto in uno smartphone, ma sono dell’idea che siano il giusto punto d’incontro tra fluidità e consumo energetico.
Anche dal punto di vista hardware le differenze sono quasi del tutto assenti rispetto al P40 Pro. Il sistema è affidato al Kirin 990 5G octa core, che è affiancato da una GPU Mali G76 MP16, 8 GB di RAM e 512 GB di memoria interna UFS 3.0 espandibile tramite nanoMemory proprietaria Huawei. In soldoni, l’unica differenza con il P40 Pro sta nel fatto che il quantitativo di memoria interna si raddoppia.
In termini numerici e benchmark, è un comparto hardware decisamente particolare. I risultati in Single-Core di Geekbench evidenziano un grande passo in avanti rispetto allo Snap 855, ma è con carichi in Multi-Core che le cose cambiano significativamente: il Huawei P40 Pro Plus si piazza giusto sotto l’Oppo Find X2 Pro, che utilizza uno Snapdragon 865.
Tirando le somme, e parlando di utilizzo pratico, l’esperienza utente veloce e fluida del P40 Pro la si ritrova anche nella variante Plus, ma si ritrova anche la stessa tendenza al surriscaldamento, soprattutto quando si registrano video in 4K a 60 FPS: tempo fa, ho registrato la recensione del DJI Mavic Air 2 totalmente con lo smartphone di Huawei, ed ho avuto seri problemi di temperatura al punto tale dal dover spegnere l’app Fotocamera per qualche istante.
Nella Leica Penta Ultra Vision del P40 Pro+, c’è il chiaro messaggio che il cuore del dispositivo dell’azienda cinese è chiaramente la fotocamera. Ed anche se l’esperienza fotografica della versione Plus risulta molto simile a quella del P40 Pro “tradizionale”, al posto di un teleobiettivo il P40 Pro+ ne offre due. Quindi, tirando le somme, oltre al sensore principale da 50 megapixel, allo zoom 3x e al grandangolare, si aggiunge un secondo zoom periscopico 10x, il tutto coadiuvato dall’immancabile sensore ToF. E prima di entrare nel dettaglio, vi anticipo che quelli di Huawei hanno lavorato per migliorare la qualità generale delle foto, e rispetto all’apprezzatissimo P30 Pro, ciascuna delle fotocamere ha un sensore aggiornato in termini di risoluzione, con nuovi obiettivi (ancora migliori) e nuovi filtro. Ma andiamo con ordine.
La fotocamera principale “Ultra Vision”, nel nuovo smartphone di Huawei utilizza un nuovo sensore RYYB Quad Bayer da da 1/1,28″ con una risoluzione da 50 megapixel. E, per intenderci, nonostante la risoluzione inferiore, si tratta di un sensore fisicamente più grande di quello da 108 megapixel utilizzato nel Galaxy S20 Ultra e che, tra le altre cose, grazie alla sostituzione dei subpixel verdi a favore dei gialli, sulla carta è in grado di catturare il 40% di luce in più.
Stesso discorso per la fotocamera ultra-wide, che proprio come sul P40 Pro utilizza un sensore da 1/1,54″ da 40 MP con filtro Quad-Bayer RGGB e che viene pubblicizzata dall’azienda come “fotocamera cine” per il rapporto 3:2. Novità anche per la messa a fuoco, che è gestita da un sistema a rilevamento di fase omnidirezionale, con il quale vengono analizzati tutti i pixel di messa a fuoco: la differenza in termini di velocità e precisione e palese, ma si sente che nello zoom 10x questa tecnologia non è sfruttata. E fin qui nulla di nuovo, direte voi.
La vera differenza tra il comparto fotocamera del P40 Pro e quello del P40 Pro+ sta nei due sensori teleobiettivi. Sono entrambi da 8 megapixel, ma nonostante la similitudine in termini di risoluzione, sono estremamente diversi.
Il primo ha un fattore di ingrandimento 3x ed utilizza un sensore con pixel da 1,4 µm ed un obiettivo da 81mm con f/2.4 e con OIS, la seconda invece ha un fattore d’ingrandimento di 10x ed è periscopica, il sensore ha pixel leggermente piò piccoli (parliamo di 1,22 µm) ed è anche stabilizzata.
C’è poi una quinta fotocamera, che è una classica ToF utile per migliorare la precisione e le prestazioni dell’autofocus e rendere più “credibile” l’effetto bokeh, e non finisce qui: nel P40 Pro+ è presente anche un sensore di temperatura multi spettro aggiornato per 8 canali che, assieme all’algoritmo AI per il bilanciamento del bianco svolge un lavoro eccezionale, soprattutto con la fotocamera principale.
Buona anche la fotocamera frontale con sensore da 32 megapixel ed ottica f/2.2, che (finalmente) è stato aggiornato con un meccanismo di autofocus: è una gradita novità, anche se bisogna ammettere che Huawei sotto questo punto di vista forse è un po’ in ritardo.
Il punto è questo. Una delle critiche più diffuse che gli utenti fanno alle foto scattate con i top di gamma di Huawei, è che si tratta di foto “adatte solo per Instagram” con colori falsati ed effetti di nitidezza e contrasto molto spinti. Il che, tutto sommato, è vero. Ma mi spiego meglio: l’algoritmo di intelligenza artificiale di Huawei tende a modificare molto le fotografie scattate, aumentando l’effetto “wow” e rendendole perfette per la condivisione sui social network. La realtà dei fatti però, è che la stragrande maggioranza degli utenti che scattano foto con lo smartphone, lo fanno per condividerle sui social o per riguardarsele privatamente, ma sempre sullo smartphone o su un dispositivo mobile, il che da un senso alla strategia dell’azienda cinese.
“Ma allora devo spendere 1400 euro per comprare uno smartphone con il quale posso condividere sui social foto belle?”, penserà qualcuno di voi. No perché, a prescindere dall’incisività dell’IA di Huawei, in realtà il P40 Pro+ scatta foto eccellenti nella maggior parte dei casi, e lo fa in quasi tutte le condizioni di luminosità.
Huawei P40 Pro+ è animato da Android 10 e personalizzato con la EMUI 10.1. E no, chiaramente non ha i servizi di Google. In realtà, quella relativa al software è la sezione meno interessante di questo dispositivo, perché sostanzialmente tutto è identico a quanto visto nel Huawei P40 Pro. C’è vita senza Google? Assolutamente sì. La qualità grafica dell’interfaccia grafica è migliorata? Assolutamente no.
Personalmente trovo la EMUI una delle GUI graficamente meno piacevoli del settore, certo rimane un’interfaccia gradevole, ma quello che servirebbe all’azienda è una modernizzazione generale di gran parte degli elementi grafici ed estetici. Ad ogni modo, si tratta della solita EMUI, con il solito Android 10, ma senza i soliti GMS: ci sono tutte le gesture di navigazione, le nuove air gestures, l’ottimizzatore, la modalità scura etc.
Quello che non c’è è il Play Store, assieme a tutte le app di Google, ma Huawei sta correndo ai ripari piuttosto velocemente: AppGallery si sta riempendo in maniera decisamente veloce, Petal Search fa il suo dovere, ma è comunque ancora possibile che non si riescano a trovare alcune applicazioni. La domanda è: su uno smartphone con questo prezzo, l’assenza dei servizi Google pesa molto? Probabilmente, per l’utente medio, sì.
La batteria da 4200 mAh del P40 Pro+ è in grado di garantire poco oltre un’intera giornata di utilizzo intenso, anche con il display sempre attivo alla massima risoluzione e a 90 Hz, ed è un risultato eccellente, dovuto anche (ma non solo) all’assenza dei GMS che sono avidissimi di energia.
È anche presente la ricarica wireless inversa, la ricarica rapida da 40w e, solo sulla variante Plus è presente anche la ricarica rapida da 40w, ma funziona esclusivamente con la basetta di ricarica ufficiale dell’azienda.
Il prezzo di vendita ufficiale del P40 Pro+ è di 1399 euro. E sì, è tra i più alti in assoluto tra gli smartphone non pieghevoli. Si tratta di una cifra importante, che però è parzialmente giustificata dal fatto che Huawei, nel suo vero top di gamma, ha introdotto innovazioni non da poco e tutte in un unico smartphone.
Se dovessero chiedervi quale sia il miglior camera phone, cosa rispondereste? Probabilmente il P40 Pro, o addirittura il P30 Pro. Ebbene, il Huawei P40 Pro+ potrebbe essere definito come una versione migliorata del migliore camera phone del mercato. Certo, il prezzo è decisamente alto, e sono convinto che in pochi deciderebbero di spendere una cifra così elevata per un dispositivo privo dei servizi di Google.
Ma si deve dare atto dell’impegno di quelli di Huawei, che con la variante Plus del loro P40 Pro si sono dati da fare e sono riusciti a produrre un dispositivo eccellente. Ed è qui che torniamo al discorso che ho fatto ad inizio recensione: no, il Huawei P40 Pro non è no smartphone per tutti, però è veramente un gran dispositivo.
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