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Huawei HiSilicon: le rivali rubano i talenti, gli ingegneri se ne vanno

Uno dei punti a favore di Huawei rispetto alla competizione nel mondo Android si chiama HiSilicon. L’azienda è una delle poche a montare sui propri dispositivi i chipset Kirin, prodotti dalla propria divisione chipset. È uno dei punti di forza anche di Apple e Samsung, per quanto la coreana stia avendo problemi con i SoC fatti in casa. Allo stesso tempo, anche Huawei sta avendo problemi, ma di natura diversa e non derivanti dal proprio operato. Come ormai risaputo, il ban USA sta mettendo a dura prova l’azienda e in modi che fino a qualche settimana fa sembravano impensabili. Non soltanto Huawei non può più servirsi dei servizi Google, ma adesso non può nemmeno operare con TSMC.

Aggiornamento 20/08: un nuovo report fa il punto della situazione sullo stato dei dipendenti in fuga da HiSilicon. Ve ne parliamo a fine articolo.

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Crisi per HiSilicon? Huawei potrebbe perdere i suoi talenti in materia di chip

Anche se Huawei ha una divisione chipset chiamata HiSilicon, questa non è incaricata della produzione, essendo un’azienda fabless. La realizzazione fisica è affidata in outsourcing ad aziende di terze parti, principalmente proprio a quella TSMC a cui non può più affidarsi. Ne consegue che HiSilicon dovrà necessariamente affidarsi ad altre società, ma il problema è che fra TSMC e le alternative c’è un certo divario tecnologico.

A seguito del ban USA, Huawei sta passando al vaglio tutte le alternative possibili, a partire dai nomi noti del settore quali Samsung e MediaTek. Con la prima sembra saltato tutto, mentre MediaTek si sta rivelando una fida alleata in un momento in cui i SoC Kirin sono relegati perlopiù alla fascia alta. Fra le alternative in valutazione ci sono anche aziende minori: in primis SMIC, a cui è stata affidata la produzione del Kirin 710A a bordo di Honor Play 4T.

L’altra è UNISOC, precedentemente conosciuta come Spreadtrum, azienda che potrebbe rivelarsi per certi versi un ostacolo. Dalla Cina viene segnalato che starebbe cercando di rubare i talenti di HiSilicon, approfittando di questo momento di difficoltà per la divisione hardware di Huawei. A causa del ban USA potrebbe esserci una vera e propria fuga di cervelli: lo testimonia il passaggio di dipendenti da HiSilicon ad UNISOC avvenuto nel gruppo Hsinghua Unigroup.

Ma non solo: anche OPPO e Xiaomi starebbero cercando di cogliere la palla al balzo. Specialmente la prima che ha annunciato ufficialmente di essere al lavoro su un chipset proprietario.

Aggiornamento 20/08

In questi mesi la situazione in casa Huawei si è ulteriormente aggravata, rendendo quasi impossibile il business hardware. Non potendo commerciare con TSMC e forse nemmeno con MediaTek, l’azienda sta seriamente valutando di prodursi i chipset in casa senza l’ausilio di tecnologie americana. Nonostante ci sia la buona volontà, i dipendenti hanno davanti a sé un orizzonte piuttosto grigio. L’arretratezza delle tecnologie in ballo li farebbe propendere per lasciare l’azienda per trovare il proprio futuro altrove.

Nel mentre chipmaker come TSMC, Qualcomm e MediaTek stanno lavorando ai SoC del futuro a 5 nm, in casa Huawei si tornerebbe nel passato, dato che si parla di una prima fase “anacronistica” a 45 nm. Secondo i report di DigiTimes, infatti, le sanzioni statunitensi starebbero spingendo molti ingegneri HiSilicon a lasciare il team di progettazione Huawei in quel di Taiwan.

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Michele Perrone

Appassionato dell'universo tecnologico, con una particolare inclinazione per le dinamiche di mercato e come queste si riflettono sul panorama socio/politico. Tecnologia a parte, ad appassionarmi è il mondo LEGO, cioè la destinazione di buona parte dei miei stipendi.

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