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Huawei vs USA: i servizi segreti americani accusati di spionaggio

Ogni volta che si affronta l’argomento USA vs Cina, con Huawei che si trova fra l’incudine e il martello, è compito arduo parlare delle motivazioni. Il motivo pubblico per cui gli Stati Uniti hanno deciso di bloccare l’azienda di Ren Zhengfei, così come ZTE, sarebbe il loro stretto legame con il Partito Comunista Cinese. A creare preoccupazione sulla sicurezza nazionale è stato l’avvento del 5G. Permettere a Huawei di posare le proprie infrastrutture sul territorio permetterebbe al governo cinese, storicamente avverso a quello americano, di avere potenziale accesso ai dati che corrono su di esse.

Accuse di spionaggio piuttosto gravi ma che non hanno ancora trovato un vero e proprio riscontro con delle prove fattuali. Queste accuse sono state rivolte anche verso TikTok e WeChat, due delle principali app cinesi diffuse in tutto il mondo. Ed anche il colosso AliBaba rischia di essere colpito dal nuovo programma Clean Network, con cui gli USA vogliono estromettere tutte le aziende potenzialmente nocive. Ma, come si suol dire, chi è senza peccato scagli la prima pietra.

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USA vs Cina, accuse di spionaggio: chi è senza peccato scagli la prima pietra

La cosa che più sta infastidendo di questo modo di fare contro Huawei da parte del governo Trump è l’ipocrisia di fondo. Sono numerosi i report che testimoniano le pratiche portate avanti dal corpo dei Servizi Segreti USA, non certo nuovi alla “raccolta dati” della popolazione. Di recente lo stesso Wall Street Journal ha rivelato un appalto con Anomaly Six LCC, azienda che avrebbe pagato gli sviluppatori per inserire un un software di tracciamento nelle proprie app. Il risultato sarebbe il monitoraggio di oltre 500 app utilizzate dalla popolazione statunitense e la rivendita dei dati raccolti al governo americano.

Inutile dire che se questa pratica fosse stata scoperta da parte del governo cinese ne sentiremmo parlare in maniera a dir poco infuocata. A livello legale non ci sarebbe nulla di anomalo, dato che i dati non verrebbero venduti per scopi commerciali o pubblicitari, mentre a livello morale se ne può sicuramente parlare. I dati raccolti sarebbero anonimi, ma il report specifica l’esistenza di diversi metodi per risalire al possessore del dispositivo annesso. Non ci vuole molto ad utilizzare la posizione GPS ottenuta per risalire all’abitazione dell’utente spiato e, incrociando i dati, capire chi sia. Anomaly Six ha confermato quanto scritto nel report, ma non ha specificato quali siano le app coinvolte. L’amministrazione Trump non si è espressa in merito, ma è altamente probabile che, se lo facesse, i motivi sarebbero giustificati in ambito quali l’anti-terrorismo o simili.

Sono due i report che confermano lo spionaggio degli utenti da parte del governo USA

Ma non è finita qui. Un altro report, questa volta da parte di Motherboard, menziona un’altra pratica del genere da parte dei Servizi Segreti. Si tratta sempre della compravendita per l’accesso ai dati di localizzazione degli smartphone, questa volta sotto forma di Locate X e venduto dalla società Babel Street. Viene evidenziato come normalmente questa tipologia di dati sarebbe accessibili dallo stato unicamente previo mandato da parte di un tribunale. Purtroppo, però, spesso e volentieri sono gli stessi utenti a fornire l’accesso alla propria posizione ad app più o meno legittime.

Più agenzie governative avrebbero speso milioni di dollari con Babel Street per tenere traccia dei dispositivi, anche questa volta in modo anonimo. Ed anche in questo caso non viene specificato di quale app si tratti, specificando soltanto un generico “app più popolari“. Ma c’è chi nello stesso governo USA si sta muovendo per mettere un veto a questa pratica considerata scorretta. Il senatore Ron Wyden ha affermato di star pianificando una legislazione che blocchi questi acquisti. “È chiaro che più agenzie federali abbiano acquistato i dati degli americani per aggirare i diritti del quarto emendamento. Sto elaborando una legislazione per colmare questa lacuna e garantire che il quarto emendamento non sia in vendita.

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Michele Perrone

Appassionato dell'universo tecnologico, con una particolare inclinazione per le dinamiche di mercato e come queste si riflettono sul panorama socio/politico. Tecnologia a parte, ad appassionarmi è il mondo LEGO, cioè la destinazione di buona parte dei miei stipendi.

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