Gli effetti della mobilitazione di Huawei per fronteggiare le sanzioni USA sulla fornitura di chipset TSMC si stanno già manifestando. Come a Taiwan, dove le esportazioni del mese di settembre 2020 sono aumentate sensibilmente grazie proprio alle componenti hardware del colosso cinese.
Quali sono quindi questi effetti portati dalla scelta del player cinese? Secondo una stima di Reuters, le scorte per la fornitura hardware di Huawei ha portato Taiwan ad aumentare le esportazioni nazionali del 9.4% nel mese di settembre 2020, ben più del 6.6% di quanto previsto dalla fonte dell’analisi. Esso è superiore anche a quello di agosto 2020, fermo all’8.3%. Questo risultato, rispetto all’anno scorso, ha portato ben 30.71 miliardi di dollari a Taipei.
Molto, sicuramente, l’ha fatto la spinta che TSMC ha dato per inviare le scorte in tempo per il 15 settembre 2020 a Huawei, tra cui il per ora ultimo chipset Kirin 9000, cuore pulsante di prossimi Mate 40. Questi dati di crescita non si fermeranno però al solo mese di settembre, ma è prevista una crescita dell’1% su base annua anche ad ottobre 2020, segno che Taiwan è un polo sempre più richiesto per la tecnologia e i semiconduttori.
Questo dimostra anche il fatto che TSMC ha dovuto cedere il passo a Samsung al fine di produrre gli Snapdragon a Qualcomm, a causa proprio dell’ingente richiesta ricevuta da altri produttori, dovendo quindi “rinunciare” a semiconduttori di un certo spessore come l’875.
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