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Huawei Mate 40 Pro+ e lenti Free Form: gli ingegneri spiegano i vantaggi

Quella delle lenti Free Form è soltanto una delle varie features che caratterizzano quel concentrato di tecnologie che è Huawei Mate 40 Pro+. Sin da mesi prima della sua presentazione se ne vociferava e adesso sappiamo che è esso il primo smartphone al mondo a farne utilizzo. Ma in cosa consiste questa funzionalità del comparto fotografico? A parlarcene sono gli stessi ingegneri Huawei che hanno lavorato alla sua implementazione sull’ultimo top di gamma, con un processo di ricerca e sviluppo che ha impiegato due anni di lavoro.

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La fotocamera di Huawei Mate 40 Pro+ sfrutta la tecnologia Free Form: in cosa consiste

Mettendo da parte gli altri sensori, la tecnologia Free Form si concentra prettamente su quello ultra-grandangolare, che su Huawei Mate 40 Pro+ è un 20 MP f/2.4. È giusto specificare che si tratta di una funzionalità che troviamo solo sul modello Pro+ e su quello RS Porsche Design.

Anziché adottare la canonica superficie sferico o asferico, gli ingegneri si sono prodigati per utilizzare su Huawei Mate 40 Pro+ una conformazione differente per le lenti. Queste hanno un design asimmetrico, con una superficie irregolare che permette di impedire l’effetto di distorsione che ha luogo con i grandangoli esagerati.

Specialmente quando si immortala un soggetto da distanza ravvicinata, un ultra-grandangolare può portare ad avere un arrotondamento verso i bordi esterni. Con il sensore di Mate 40 Pro+ ciò non avviene, come dimostra questo sample di confronto con iPhone 11 Pro Max. Inoltre, la struttura Free Form va a beneficio anche del peso, utilizzando meno componenti ottici rispetto alle lenti standard.

Inoltre, la conformazione Free Form fa sì che il sensore ultra-grandangolare di Huawei Mate 40 Pro+ riceva più luce, andando a beneficio della qualità degli scatti. I vantaggi comprendono anche migliorie in termini di nitidezza e riduzione di rumore e sfocatura. In ottica futura, l’intento degli ingegneri Huawei è quello di portare questa innovazione anche sui sensori dei teleobiettivi. Ciò permetterebbe non soltanto di migliorarli in termini di luminosità, ma anche di renderli meno ingombranti ed avere scalini della fotocamera meno invasivi.

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Michele Perrone

Appassionato dell'universo tecnologico, con una particolare inclinazione per le dinamiche di mercato e come queste si riflettono sul panorama socio/politico. Tecnologia a parte, ad appassionarmi è il mondo LEGO, cioè la destinazione di buona parte dei miei stipendi.

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