Xiaomi

Il nuovo logo Xiaomi è già diventato un meme

È già passato del tempo dal mega-evento Xiaomi per la presentazione di Mi MIX Fold, Mi 11 Pro, Mi 11 Ultra, Mi 11i, Mi 11 Lite e Mi Band 6. Un lancio mastodontico che ha visto anche il lancio di nuovi notebook, router e proiettore. A simboleggiare l’importanza dell’avvenimento, sul palco della presentazione è stato mostrato al grande pubblico un altro “grande” cambiamento. Mi riferisco al nuovo logo, annunciato in pompa magna per celebrare anche i 10 anni di attività di Xiaomi, ad una decade di distanza dall’agosto 2011 in cui arrivò lo storico Mi 1. Ma evidentemente l’importanza riservata a questo annuncio non è risuonato con la community, subito pronta a schernire questa scelta.

Questo cambiamento rappresenta la nuova identità visiva che Xiaomi ha voluto incarnare, indicata come “più dinamica” rispetto al passato e contrassegnata dalla denominazione “Alive“. Il nuovo logo è stato progettato da Kenya Hara, graphic designer nipponico noto per la direzione artistica del brand Muji. Graficamente parlando, il nuovo simbolo è relativamente simile al precedente, se non per l’adozione di un contorno più arrotondato e morbido, definito “squircle“. Kenya ha spiegato di aver lavorato alla fusione ottimale fra un quadrato ed un cerchio, studiando equazioni matematiche per ottenere il miglior effetto. Il risultato è un perfetto equilibrio fra le due forme, riprendendo le stesse curvature dei caratteri tipografici MI contenuti al suo interno.

Il nuovo logo Xiaomi viene preso di mira dagli scherni della community

Agli occhi del pubblico non è stato un cambiamento radicale, ma è anche normale così, dato che uno switch più drastico si sarebbe potuto rivelare eccessivo. Qual è il problema, quindi? Tutto nasce dalla notizia sul presunto costo di questo redesign: 2 milioni di yuan, pari a ben 257.237€. Senza contare che sempre Lei ha spiegato che Kenya Hara ha lavorato al nuovo design del logo sin dal 2017, parlando così del risultato finale: “finalmente un design che ci ha commosso“.

Come potrete capire, non c’è voluto molto prima che i sempre sardonici utenti della rete si facessero beffe di questa novità. Navigando fra le reazioni suscitate sul social asiatico Weibo, si leggono commenti come “Penso che Xiaomi sia stata truffata“, “Dovrebbero contattare la polizia” o il solito “Il mio falegname con 30.000 lire lo faceva meglio“. Durante la presentazione, Lei Jun ha così anticipato possibili critiche: “Siete delusi da questo logo, soltanto un po’ più rotondo dell’originale? Non abbiamo soltanto cambiato la forma da quadrata a rotonda, ma anche lo spirito interno e la mentalità del marchio“.

Ma c’è anche chi si è spinto oltre nel prendersi gioco del nuovo logo di Xiaomi, creando una vera e propria speedrun della sua creazione. Partendo a quello originale, ci vogliono soltanto 24 secondi per ricreare la nuova immagine identitaria della società. Ovviamente il tutto ha un tono palesemente ironico, dato che ricalcare qualcosa di già esistente è molto più facile che doverlo concepire da 0 (o quasi). Per finire, si nota anche una certa somiglianza con la forma delle icone della One UI di Samsung.

Con questa ironia non si punta certo a screditare il lavoro di Xiaomi, che ricordiamo essere uno dei brand più apprezzati da noi e dalla nostra community. Prendiamolo più come una frecciatina alla classica ampollosità e prolissità che aziende come Xiaomi, ma anche Samsung, Huawei, OPPO e compagnia varia utilizzano per le proprie strategie comunicative. Al contempo, qualcuno potrebbe chiedersi se 250.000€ non siano una cifra elevata per un cambiamento così apparentemente semplice. Così come il fatto che ci siano voluti anni. Ma qualcuno potrebbe obiettare che tempo e soldi stiano venendo ripagati proprio dall’attenzione suscitata.

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Michele Perrone

Appassionato dell'universo tecnologico, con una particolare inclinazione per le dinamiche di mercato e come queste si riflettono sul panorama socio/politico. Tecnologia a parte, ad appassionarmi è il mondo LEGO, cioè la destinazione di buona parte dei miei stipendi.

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