Le tensioni fra India e Cina non sembrano voler placarsi. Il tutto è partito da una disputa territoriale, in corso dagli anni ’70 ma che recentemente si è complicata ulteriormente. E come avvenuto per Huawei, ritrovatasi nel mezzo al conflitto fra USA e Cina, lo stesso sta capitando a Xiaomi. L’azienda di Lei Jun è molto diffusa in India, paese dove il brand Redmi è uno dei più forti, avendo superato persino Samsung. Purtroppo queste tensioni si stanno riflettendo anche nel mercato tecnologico e in India è partito un movimento per boicottare le aziende cinesi.
Aggiornamento 14/02: l’India torna a bandire applicazioni cinesi, con una nuova lista composta da 54 app. La trovate a fine articolo.
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Il boicottaggio non si limita soltanto al non comperare dispositivi hardware di stampo cinese, ma riguarda anche la parte software. Ha fatto molto parlare di sé Remove China Apps, app ideata per permettere ai sostenitori del fronte indiano di rimuovere in un click tutte le app made in Cina. In merito è intervenuta la stessa Google, rimuovendo l’app dal Play Store ma non il sentimento anti-Cina che persiste in India.
Proprio come avvenuto negli USA, l’intelligence indiana ha stilato un report con tutte le app cinesi da bannare. Le motivazioni riportate al primo ministro Narendra Modi riguardano la salvaguardia dei dati nazionali. Secondo questo report, le 52 app segnalano raccoglierebbero troppi dati personali, i quali potrebbero finire in mani indesiderate. Per il momento il governo indiano non si è ancora espresso in merito, ma se venisse accolta la richiesta, molte app famose rischierebbero di venire escluse da un’enorme platea di consumatori.
Non tira una bella aria fra le due nazioni. Addirittura la stessa OPPO, azienda cinese molto forte in India, ha annullato un evento di lancio in India del 17 giugno. Adesso anche Xiaomi rischia di risentirne, dato che alcune delle sue app ufficiali compaiono nella lista pubblicata dai servizi segreti indiani. Nello specifico, le app segnalate sono Mi Community, Mi Store e Mi Video Call, sulla scia del report di Forbes degli scorsi mesi. Ma all’appello sono presenti anche app celebri come TikTok, WeChat, Weibo, Clash of Kings, QQ ed altre ancora.
Il governo indiano ha deciso: che ban sia. Tutte e 59 le app “incriminate” sono ufficialmente bandite dal suolo indiano a causa della “natura emergente della minaccia“. Le app sono state escluse ai sensi della sezione 69A dell’Information Technology Act: secondo le autorità, queste app “pregiudicano la sovranità e l’integrità dell’India, la sua difesa e sicurezza di stato ed ordine pubblico“. Viene comunicato che le app saranno vietate dai dispositivi con e senza accesso ad internet.
Per certi versi fa sorridere che WeChat, app di Tencent, sia fra le app bannate, mentre PUBG (sempre di Tencent) non ci sia, pur essendo forse il gioco più diffuso in India.
Ad un mese di distanza, le decisioni del Ministero indiano di Elettronica ed Informatica tornano a far paura alle aziende cinesi. In questi giorni sono state bannate 47 nuove app, fondamentalmente cloni di quelle già vietate in precedenza: nella lista figurano nomi come TikTok Lite, Helo Lite, ShareIt Lite, Bigo Lite e VFY Lite.
Ma non finisce qua: il governo indiano starebbe valutando una lista di altre 275 app connesse alla Cina, in merito ai possibili problemi di sicurezza nazionale. La lista contiene nomi celebri, come PUBG Mobile e AliExpress, così come tante altre app connesse a Xiaomi, Tencent, ByteDance, Meitu, Sina ed altre realtà famose ma meno conosciute in occidente. Anche i giochi di Supercell sono a rischio (Brawl Star, Clash Royale e Clash of Clans): pur essendo un’azienda nata in Finlandia, contiene diversi investitori cinesi.
Un ulteriore problema arriva per Xiaomi in India. Infatti, dopo il ban di applicazioni proprietarie come Mi Community, Mi Store e Mi Video Call, il governo indiano ha bandito dal paese anche una delle Core App del brand, Mi Browser, soprattutto sui prodotti del colosso cinese. Questa cosa, secondo i media indiani, influenzerà anche le altre società cinesi che operano in India.
Ma non solo, perché il ban di Mi Browser potrebbe incidere addirittura sul funzionamento degli stessi smartphone Xiaomi in India (che ad oggi sono oltre 100 milioni di unità), nonché sull’accesso alla rete. A seguito di queste situazione, il brand di Lei Jun ha avviato dei dialoghi con il governo indiano al fine di chiarire la sua posizione. Ovviamente, i funzionari del paese del Gange invitano gli utenti ad utilizzare altri browser, ovviamente non tra quelli già banditi.
L’India è tornata a bandire app cinesi sul suo territorio, stavolta andando a colpire ben 118 applicazioni tra le più disparate, come anche interi pacchetti come quelli di APUS, oppure applicazioni importanti come Mobile Taobao, Alipay anche Hong Kong, ma soprattutto Baidu, il motore di ricerca cinese. Ma su tutte, quella di cui si vociferava ed infine è stata bandita davvero è l’app di PUBG Mobile, il famoso Battle Royale in versione per smartphone. Insomma, la situazione si fa sempre più drastica per i produttori dalla Cina, che perdono un’utenza enorme come quella indiana. A questo link trovate la lista delle applicazioni bannate oggi, 2 settembre 2020.
Il governo indiano continua a mietere vittime, con il ban che è stato ulteriormente allargato ad altre 43 app. Si tratta a tutti gli effetti della quarta ondata di applicazioni bannate dall’India, per un totale di 267 app bannate. La ragione dietro a questa scelta è sempre la solita: secondo le autorità, queste app sono “pregiudizievoli per la sovranità e l’integrità dell’India, difesa, sicurezza dello stato e l’ordine pubblico“. Il nome più conosciuto in questa nuova lista è senz’altro AliExpress, il celebre store fondato da Jack Ma.
Se la situazione fra Cina e India sembrava essersi placata, così non è. Dopo mesi di silenzio, il Ministero di Elettronica e Informatica indiano (MeitY) ha indetto un nuovo ban per 54 app cinesi. E a questo giro la scure si è abbattuta su un altro popolare gioco mobile: dopo PUBG Mobile, questa volta è il turno di Garena Free Fire. I motivi sono sempre i soliti, cioè la volontà di assicurare la sicurezza e l’integrità statale, dato che queste app sono state bollate come “pericolose” per l’India.
Ecco come si aggiorna la lista completa delle app cinesi bannate dall’India:
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