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Huawei Mate XS 2 viola il ban: gli USA lanciano l’allarme

Huawei Mate XS 2 non ha avuto una grande eco mediatica, vista la pessima situazione in cui versa la casa produttrice, ma potrebbe non essere finita qua. In queste ore, infatti, si è tornato a parlare dell’ultimo pieghevole presentato dalla compagnia, ma non nel modo in cui Huawei sperava se ne sarebbe parlato. A farlo è il governo americano, affermando che lo smartphone avrebbe violato il ban USA aggirando le limitazioni che ne conseguono.

Sin da quando è stata inserita nella Entity List, Huawei non è più libera di commerciare con le multinazionali fornitrici di hardware e software per il mercato tecnologico. Nel tempo è tornata a poter lavorare con Intel, AMD, NVIDIA e Microsoft nel mondo dei PC e con Qualcomm in quello degli smartphone, ma lo stesso non si può dire per altre aziende fondamentali come Google e TSMC. Limiti che ritroviamo su Mate XS 2, privo sia di servizi Google che di chip HiSilicon, ma secondo le indagini del governo americano Huawei avrebbe comunque violato il ban imposto nel 2019.

Ecco come Huawei avrebbe aggirato il ban USA per il suo pieghevole Mate XS 2

L’allarme è stato lanciato da Chuck Shumer, leader della maggioranza del Senato democratico degli USA; per il rapporto stilato da IP Research Group, all’interno di Huawei Mate XS 2 sarebbero presenti memorie YTCM, cioè di Yangtze Memory Technologies Co. E questo rappresenterebbe una violazione della US Foreign Direct Product Rule, legge che controlla le esportazioni di prodotti basati su tecnologie americane. Come afferma Schumer, “questo rapporto è estremamente preoccupante e sottolinea ulteriormente la necessità che l’amministrazione agisca rapidamente per aggiungere YMTC alla Entity List“.

Come già discusso in precedenza, Yangtze è finita nel mirino delle autorità statunitensi; è il produttore di memorie più promettente e importante per la Cina e sta preoccupando coloro che vedono nell’avanzamento tecnologico cinese una minaccia per la sicurezza e gli equilibri di mercato. Come già accaduto fra anni ’80 e ’90 con Giappone e Sud Corea, la preoccupazione degli USA è che YTMC faccia dumping, cioè vendere prodotti a basso costo per ottenere il monopolio del mercato e indebolire le aziende straniere. Se si guarda al 2021, Yangtze ha ottenuto il 4,8% del mercato mondiale delle memorie NAND, rivolgendosi perlopiù al mercato interno della Cina.

Dopo aver discusso sul blocco dell’invio di apparecchiature per la produzione di memorie, gli USA stanno valutando di inserire YTMC nella famigerata blacklist, infliggendole così gli stessi limiti di cui sopra. Secondo il senatore Mark Warner, “è chiaro da tempo che YMTC è un cattivo attore e una parte fondamentale dell’obiettivo del Partito Comunista Cinese di trasferire il controllo della microelettronica globale alla Repubblica Popolare Cinese“. Le pressioni degli USA sono arrivate anche ad Apple, uno dei produttori di smartphone che ha valutato l’acquisto di memorie Yangtze per i propri melafonini.

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Michele Perrone

Appassionato dell'universo tecnologico, con una particolare inclinazione per le dinamiche di mercato e come queste si riflettono sul panorama socio/politico. Tecnologia a parte, ad appassionarmi è il mondo LEGO, cioè la destinazione di buona parte dei miei stipendi.

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