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Telegram all’attacco: “State lontani da WhatsApp”

Non è la prima volta che Pavel Durov, divenuto celebre in quanto creatore di Telegram, si scaglia contro le compagnie di Mark Zuckerberg. Dopo la polemica con Apple, questa volta la critica è rivolta direttamente a WhatsApp, app con cui Telegram è in diretta competizione sin dalla sua fondazione nel 2013. Più e più volte mr. Durov si è schierato contro le app di Meta, accusate di minare alla sicurezza e alla privacy dei miliardi di utenti che le popolano.

Il fondatore di Telegram torna all’attacco contro WhatsApp e la sua presunta scarsa sicurezza

Gli hacker potrebbero avere pieno accesso (!) a tutto sui telefoni degli utenti di WhatsApp“: così inizia l’ultimo post di Pavel Durov pubblicato proprio sul suo canale pubblico Telegram. Un’affermazione piuttosto forte, che Durov accompagna a numerose segnalazioni di falle di sicurezza di cui WhatsApp è stata vittima in passato. La più recente risale giusto alla scorsa settimana: fortunatamente è stata fixata, ma prima che lo fosse un potenziale malvivente poteva prendere il controllo dello smartphone semplicemente effettuando una videochiamata o inviando file video.

Pavel prosegue riportando sotto i riflettori alcune delle principali falle trovate all’interno di WhatsApp: lo stesso problema delle videochiamate era già accaduto nel 2018, ma in passato l’app venne accusata di installare backdoor per lo spionaggio dalla Cina e di spyware israeliani. E questi sono solo alcuni esempi, la cui frequenza sarebbe tale da far presumere che dentro WhatsApp ci siano già altre falle in attesa di essere scoperte. Anche perché, fa presente Durov, il codice sorgente di WhatsApp non è open source (al contrario di Telegram), impedendo ai team di cyber-sicurezza nel mondo di indagare in tal senso; inoltre, la piattaforma viene accusata di nascondere quanto più possibile il suo software, oltre a presunti legami di Meta con le autorità americane.

A causa di questi legami, un’azienda come WhatsApp sarebbe obbligata a installare backdoor nei propri sistemi per permettere a enti come FBI e NSA, ma di riflesso anche agli hacker, di utilizzarle qualora ne avessero bisogno. “Non importa se sei la persona più ricca della terra: se hai WhatsApp installato sul tuo telefono, tutti i tuoi dati da ogni app sul tuo dispositivo sono accessibili“. A sostegno di ciò, Durov ricorda il caso avvenuto nel 2018, quando nientepopodimeno che o smartphone di Jeff Bezos venne hackerato con un semplice messaggio su WhatsApp.

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Michele Perrone

Appassionato dell'universo tecnologico, con una particolare inclinazione per le dinamiche di mercato e come queste si riflettono sul panorama socio/politico. Tecnologia a parte, ad appassionarmi è il mondo LEGO, cioè la destinazione di buona parte dei miei stipendi.

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