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Beepberry è la nuova bizzarra invenzione del creatore di Pebble

Prendete la tastiera di un vecchio BlackBerry Classic Q20, abbinatela a uno schermo LCD da calcolatrice (2,7″ per 400 x 240 pixel), alimentatolo con un Raspberry Pi e avrete ottenuto il Beepberry. L’idea è di Eric Migicovsky, nome che potreste ricordare se siete stati fra i sostenitori del progetto Pebble, da lui fondato dieci anni fa salvo poi interrompersi pochi anni dopo ed essere acquistato da Fitbit. A distanza di qualche anno, Eric tornò sulla scena lanciando Beeper, un’app di messaggistica universale pensata per porre fine alla frammentazione dei vari Facebook Messenger, WhatsApp, Instagram Direct, Telegram, iMessage, Twitter, Slack, Signal e così via.

Beepberry è il “telefono” per chi vuole rimanere in contatto con amici e parenti ma senza distrazioni

Eric Migicovsky spiega che l’idea di creare Beepberry gli è venuta pensando a un dispositivo per il weekend per restare in contatto con amici e parenti ma senza le tipiche distrazioni dello smartphone. Un concept che è stato abbracciato più volte negli anni ma che non ha mai preso veramente il sopravvento per ovvie ragioni. È un mercato di nicchia, ma Eric ha ben pensato di creare un dispositivo che non fosse soltanto un “all-in-one” per la messaggistica. Beepberry prende il nome dal fatto che è una macchina pensata per Beeper, come sottolinea la scelta di utilizzare una tastiera QWERTY retroilluminata al posto del touch screen (c’è comunque un touchpad per muoversi nella UI). Grazie anche alle potenzialità del Raspberry Pi, ogni suo aspetto è completamente personalizzabile: i pulsanti fisici sono programmabili (tastiera compresa), c’è un LED RGB che l’utente può configurare come meglio crede e lo schermo in stile e-ink targato Sharp restituisce quell’effetto retrò che ben si sposa con programmi ASCII che l’utente può scrivere nella memoria flash da 16 MB.

Beepberry costa 79$ sullo store ufficiale, e chiaramente non è un prodotto per tutti: Raspberry Pi ha solo Wi-Fi e Bluetooth e per la rete dati servono moduli esterni (o uno smartphone come hotspot, ma facendogli perdere il senso originario), al fatto che la batteria da 2.000 mAh non ha alloggiamento e l’utente deve trovare un modo per fissarla, che sia un semplice elastico di gomma o una cover fatta con stampante 3D. Ma anche al fatto che non c’è garanzia e che ce ne sono soltanto 50 unità a disposizione.

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Michele Perrone

Appassionato dell'universo tecnologico, con una particolare inclinazione per le dinamiche di mercato e come queste si riflettono sul panorama socio/politico. Tecnologia a parte, ad appassionarmi è il mondo LEGO, cioè la destinazione di buona parte dei miei stipendi.

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