Vi ricordate quando la community degli sviluppatori puntò il dito contro A1, accusando Xiaomi di non rilasciare il kernel dei suoi smartphone? A distanza di diversi anni la situazione non pare essere migliorata, perché in queste settimane la polemiche si è nuovamente accesa. Diversi utenti hanno fatto notare come la compagnia cinese avrebbe mancato di rilasciarlo per molti dei suoi recenti modelli, anche a marchio Redmi, e come ciò comporti la violazione della licenza GPL.
Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando, quella GPL (o anche GNU General Public License) è la licenza open source che consente ai creatori del sistema operativo Android di aver potuto utilizzare il kernel Linux. La licenza prevede che chi produce dispositivi Android rispettino il relativo regolamento, che prevede l’obbligo di rilasciare il codice sorgente del kernel; in questo modo, gli sviluppatori di terze parti possono controllare la presenza di bug, falle e creare custom ROM.
Da questa esigenza nasce MiCode, cioè il progetto su GitHub su cui Xiaomi rilascia questi e altri file, mettendoli pubblicamente a disposizione per coloro che fossero interessati. Tuttavia, basta visitarlo per accorgersi che all’appello mancano diversi modelli Xiaomi e Redmi: limitandoci alle ultime generazioni, ecco la lista:
All’appello inizialmente figuravano anche Redmi K60/POCO F5 (mondrian) e Xiaomi 12 Pro Dimensity Edition (daumier), ma in queste settimane ne è stato pubblicato il kernel nella pagina MiCode. E se nel caso della serie Note 12 il rilascio potrebbe avvenire nei mesi a venire, per la serie Note 11 parliamo di modelli in commercio da oltre 1 anno nonché particolarmente diffusi sul mercato. Per molti ciò non sarà un grosso problema, visto che la maggioranza dei consumatori non sa nemmeno cos’è una custom ROM, ma è un difetto che genera malcontento nella community di appassionati e sviluppatori, che per molto tempo sono stati il motore principale di Xiaomi, oltre a una violazione delle licenze GPL senza cui non esisterebbe Android.
Sarebbe ingeneroso affermare che il problema sia soltanto di Xiaomi, perché in realtà praticamente tutti i produttori di smartphone Android sono manchevoli in tal senso, che si tratti di Samsung, OPPO, vivo e così via. L’impressione è che questo tipo di violazione sia tollerata in quanto ha un impatto marginale rispetto al mercato generalista, e non ci sono i numeri ma soprattutto l’organizzazione affinché possa nascere un qualche tipo di class action.
⭐️ Scopri le migliori offerte online grazie al nostro canale Telegram esclusivo.Il mercato dei tablet ha vissuto anni di stasi, con dispositivi spesso relegati al ruolo…
Ultimo aggiornamento: 2 marzo – Come ogni interfaccia proprietaria che si rispetti, anche HyperOS (e…
La tecnologia delle batterie sta facendo passi da gigante: i produttori cinesi hanno spinto sull'acceleratore,…
Il MWC di Barcellona ha segnato anche il debutto dei nuovi flagship del produttore cinese:…
Ultimo aggiornamento: 2 marzo – Con l'evoluzione costante della tecnologia e la crescente preoccupazione per…
Ultimo aggiornamento: 2 marzo – Avete uno smartphone o un tablet Xiaomi, Redmi o POCO…