Xiaomi

La storia si ripete: Xiaomi viola le licenze di Android, ma non è sola

Vi ricordate quando la community degli sviluppatori puntò il dito contro A1, accusando Xiaomi di non rilasciare il kernel dei suoi smartphone? A distanza di diversi anni la situazione non pare essere migliorata, perché in queste settimane la polemiche si è nuovamente accesa. Diversi utenti hanno fatto notare come la compagnia cinese avrebbe mancato di rilasciarlo per molti dei suoi recenti modelli, anche a marchio Redmi, e come ciò comporti la violazione della licenza GPL.

Xiaomi viene nuovamente accusata di non rilasciare il kernel dei suoi smartphone

Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando, quella GPL (o anche GNU General Public License) è la licenza open source che consente ai creatori del sistema operativo Android di aver potuto utilizzare il kernel Linux. La licenza prevede che chi produce dispositivi Android rispettino il relativo regolamento, che prevede l’obbligo di rilasciare il codice sorgente del kernel; in questo modo, gli sviluppatori di terze parti possono controllare la presenza di bug, falle e creare custom ROM.

Da questa esigenza nasce MiCode, cioè il progetto su GitHub su cui Xiaomi rilascia questi e altri file, mettendoli pubblicamente a disposizione per coloro che fossero interessati. Tuttavia, basta visitarlo per accorgersi che all’appello mancano diversi modelli Xiaomi e Redmi: limitandoci alle ultime generazioni, ecco la lista:

  • Xiaomi 13 Ultra (ishtar)
  • Xiaomi 12T (plato)
  • Xiaomi 12T Pro/Redmi K50 Ultra (diting)
  • Xiaomi 12S Pro (unicorn)
  • Xiaomi 12S Ultra (thor)
  • Xiaomi 11T (agate)
  • Xiaomi MIX Fold 2 (zizhan)
  • Redmi Note 12 4G/NFC (tapas/topaz)
  • Redmi Note 12 5G (sunstone)
  • Redmi Note 12 Pro 4G (sweet_k6a)
  • Redmi Note 12S (sea)
  • Redmi Note 12 Turbo (marble)
  • Redmi K60E (rembrandt)
  • Redmi Note 11/11 NFC (spes/spesn)
  • Redmi Note 11 5G/11T 5G (evergo)
  • Redmi Note 11E/POCO M4 5G (light)
  • Redmi Note 11 Pro 4G (viva/vidain)
  • Redmi Note 11 Pro 5G/11E Pro/POCO X4 Pro (veux)
  • Redmi Note 11R (lightcm)
  • Redmi Note 11S/POCO M4 Pro (fleur
  • Redmi A1/A1+ (ice)
  • POCO F4 GT/Redmi K50 Gaming (ingres)
  • POCO M5 (rock)
  • POCO M5s (rosemaryp)
  • POCO M4 Pro 5G (evergreen)
  • POCO C40 (frost)
  • POCO C31/C30 (angelica)

All’appello inizialmente figuravano anche Redmi K60/POCO F5 (mondrian) e Xiaomi 12 Pro Dimensity Edition (daumier), ma in queste settimane ne è stato pubblicato il kernel nella pagina MiCode. E se nel caso della serie Note 12 il rilascio potrebbe avvenire nei mesi a venire, per la serie Note 11 parliamo di modelli in commercio da oltre 1 anno nonché particolarmente diffusi sul mercato. Per molti ciò non sarà un grosso problema, visto che la maggioranza dei consumatori non sa nemmeno cos’è una custom ROM, ma è un difetto che genera malcontento nella community di appassionati e sviluppatori, che per molto tempo sono stati il motore principale di Xiaomi, oltre a una violazione delle licenze GPL senza cui non esisterebbe Android.

Sarebbe ingeneroso affermare che il problema sia soltanto di Xiaomi, perché in realtà praticamente tutti i produttori di smartphone Android sono manchevoli in tal senso, che si tratti di Samsung, OPPO, vivo e così via. L’impressione è che questo tipo di violazione sia tollerata in quanto ha un impatto marginale rispetto al mercato generalista, e non ci sono i numeri ma soprattutto l’organizzazione affinché possa nascere un qualche tipo di class action.

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Michele Perrone

Appassionato dell'universo tecnologico, con una particolare inclinazione per le dinamiche di mercato e come queste si riflettono sul panorama socio/politico. Tecnologia a parte, ad appassionarmi è il mondo LEGO, cioè la destinazione di buona parte dei miei stipendi.

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