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Google e Universal hanno un piano per monetizzare la musica AI

Legalizzare e monetizzare il fenomeno delle AI Cover: è questa la volontà di Google e Universal, che dopo aver accusato la magnitudo del trend hanno deciso di cavalcarlo. Era soltanto questione di tempo, visto l’inarrestabile proliferare di software che permettono di sfruttare l’intelligenza artificiale per creare canzoni inedite utilizzando le voci degli artisti in carne e ossa.

La musica generata tramite intelligenza artificiale va regolamentata, secondo Google e Universal

Fece scalpore “Heart on My Sleeve“, il brano cantato dal duo Drake The Weeknd e ascoltato sui vari social per decine se non centinaia di milioni di volte. Inutile dire che né Drake né The Weeknd avevano realmente prestato la propria voce per la canzone, che fu invece generata tramite AI dal tiktoker @ghostwriter977, la cui vera identità sarebbe quella di un ghost writer desideroso di cambiare per sempre le sorti dell’industria musicale.

C’è riuscito, alimentando un fenomeno ormai incontrollabile con migliaia di canzoni dove viene presa la voce di un determinato artista e viene sostituita nella traccia vocale della canzone di un altro artista. Inizialmente accusata di star sfruttando impropriamente le creazioni dei musicisti, adesso Google e Universal Music stanno studiando un metodo per far diventare l’intelligenza artificiale loro alleato.

In precedenza, Universal affermava che “la voce di un artista è spesso la parte più preziosa del loro sostentamento e della loro persona pubblica, e rubarla, indipendentemente dai mezzi, è sbagliato“. Ma anziché fermare una tecnologia ormai troppo diffusa e alla portata di molti, si sta scegliendo di abbracciarla in un modo che sia conveniente per entrambe le parti. In questo gioca un ruolo importante Google, che quando acquisì YouTube venne accusata di permettere l’uso illegittimo di canzoni protette da copyright nei video degli utenti. Dopo anni di diatribe, nacque il Content ID, strumento che tutela l’artista permettendogli o di bloccare l’upload dei suoi brani o di monetizzare dall’utilizzo altrui.

Dal possibile accordo fra Google e Universal nascerebbe quindi un nuovo metodo di monetizzazione, con gli artisti che potrebbero concedere in licenza la propria voce e le proprie canzoni in cambio di un pagamento delle royalties, similarmente a quanto avviene col Concent ID. È ancora tutto da delineare, ma in questo modo il Drake di turno riceverebbe una percentuale per ogni ascolto della traccia generata tramite la sua voce.

Tuttavia, questo significherebbe che le piattaforma audio/video dovrebbero creare un nuovo strumento in grado di individuare canzoni generate tramite AI, e non sarà facile. Se il Content ID funziona, è perché ha un database di tracce da confrontare con quelle che vengono caricate, mentre qua si tratterebbe di analizzare canzoni inedite e capire quale sia l’artista “plagiato” dall’intelligenza artificiale.

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Michele Perrone

Appassionato dell'universo tecnologico, con una particolare inclinazione per le dinamiche di mercato e come queste si riflettono sul panorama socio/politico. Tecnologia a parte, ad appassionarmi è il mondo LEGO, cioè la destinazione di buona parte dei miei stipendi.

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