Crediti: El Mundo
Fra pochi giorni ci sarà la presentazione ufficiale della serie Mate 60, e forse scopriremo ufficialmente quel Kirin 9000S che tanto ha fatto discutere di recente. Per la prima volta dopo essersi vista inflitto il ban dagli USA, Huawei è riuscita a prodursi un SoC proprietario senza l’aiuto dell’occidente, e c’è chi si chiede se adesso anche Honor farà lo stesso. Il fatto che la Cina sia riuscita a produrre semiconduttori così avanzati basandosi esclusivamente sulle sue tecnologie ha prontamente alimentato la possibilità che aziende come Xiaomi, OPPO e vivo seguano la strada di Huawei.
Non a caso, a partire da questa estate Honor ha intensificato gli investimento per la creazione di una divisione microchip in stile HiSilicon per Huawei. Si chiama Honor Intelligent Technology Development, un annuncio che seguì di qualche mese il lancio di Honor C1, il primo semiconduttore “fatto in casa” a bordo della serie Magic 5. Non chiamatelo System-on-a-Chip, però: questo C1 si occupa esclusivamente di migliorare il segnale 5G, un compito ben più modesto rispetto a quello di SoC come quelli di Huawei, al cui interno troviamo tutti gli elementi chiave: CPU, GPU così come NPU, ISP, modem 5G e così via.
Ma adesso che Huawei è tornata a prodursi i SoC da sola, c’è chi si chiede se anche Honor farà lo stesso, magari affidandosi proprio alle tecnologie sviluppate dalla ex casa madre. Fra l’altro, si vocifera che anche Xiaomi si stia apprestando a fare lo stesso, servendosi dell’aiuto di Huawei per creare il suo secondo SoC proprietario. George Zhao, CEO di Honor, ha deciso di porre fine alle voci di corridoio smentendo questa possibilità.
In occasione del lancio di Honor V Purse, il CEO ha dichiarato che “non ci sono piani per lo sviluppo del SoC“, e l’intenzione è esclusivamente quello di produrre microchip secondari come il suddetto C1. Ha aggiunto che “la collaborazione con MediaTek e Qualcomm ci ha permesso di accedere alle migliori soluzioni di chip“, lasciando intendere che continueranno a essere utilizzati SoC Snapdragon e Dimensity a bordo di smartphone e tablet. Un obiettivo ben diverso da quello di Huawei, secondo cui l’unica arma della Cina contro gli USA sono i suoi microchip.
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