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Gli USA non ci stanno: il blocco dei chip AI verso la Cina si fa più pesante

Lo scorso martedì, il governo Biden ha confermato i rumor e ha dichiarato di voler intensificare i blocchi di microchip dagli Stati Uniti verso la Cina, focalizzandosi sui prodotti dedicati all’intelligenza artificiale. Il motivo è sempre il solito: il rischio che la Cina utilizzi le ultime evoluzioni tecnologiche per il rafforzamento del proprio apparato militare, confermano la volontà di limitare l’accesso a “semiconduttori avanzati che potrebbero alimentare scoperte nell’intelligenza artificiale e nei computer sofisticati fondamentali per le applicazioni militari“.

Gli Stati Uniti annunciano blocchi più stringenti per i microchip AI verso la Cina

Crediti: Freethink

Circa un anno fa, gli Stati Uniti misero i primi blocchi a NVIDIA, AMD e Intel, proibendo loro di vendere alla Cina i microchip AI più avanzati, e con queste nuove leggi vogliono colmare i limiti di quelle precedenti e imporre restrizioni su una fascia più ampia di semiconduttori e strumenti per la loro produzione. Gina Raimondo ha inoltre aggiunto che l’intenzione da parte del governo statunitense è quello di aggiornare queste leggi “almeno una volta l’anno” e così evitare possibili zone grigie di cui potrebbero approfittare le nazioni rivali.

Non si parla soltanto di Cina ma anche di Russia, Iran e Medio Oriente, per un totale di 40 paesi aggiuntivi verso cui si nutre il rischio che potrebbero acquistare microchip per conto della Cina; inoltre, non sarà possibile vendere questi microchip nemmeno ad aziende di paesi non coinvolti direttamente ma che hanno la società madre in queste nazioni bannate.

Nel caso di NVIDIA, il chipmaker era riuscito a creare nuovi prodotti che fossero conformi ai suddetti blocchi: le GPU A800 e H800, che però non potranno più essere vendute a paesi come la Cina per via delle nuove normative. Se prima queste due GPU potevano essere vendute era perché riuscivano a passare i test statunitensi, che si basavano sia sulle prestazioni di calcolo che sulle capacità di comunicazione con altri microchip; NVIDIA le aveva create ad hoc, mantenendo le alte capacità di calcolo ma limitando la velocità di comunicazione, ma le nuove leggi si concentrano esclusivamente sulle prestazioni informatiche.

Adesso si parla infatti di “densità di prestazioni“, cioè il rapporto fra le performance e le dimensioni dell’hardware, per evitare che le aziende sfruttino la scappatoia del chiplet, cioè spezzettare il microchip in più parti per farlo sembrare meno potente di quello che in realtà è. Per Gina Raimondo, non è una questione di fare una guerra economica: “anche dopo l’aggiornamento di questa norma, la Cina importerà centinaia di miliardi di dollari di semiconduttori dagli Stati Uniti“, sottolineando che sarà esonerata la maggior parte dei microchip avanzati per settori quali smartphone, PC e gaming.

Oltre alle nuove regole, gli Stati Uniti hanno inserito nella famigerata Entity List chipmaker cinesi quali Moore Thread e Biren; quest’ultima aveva fatto parlare di sé per la volontà di porsi come rivale cinese di NVIDIA (potendo anche contare su alcuni suoi ex dipendenti), obiettivo che potrebbe allontanarsi a causa del ban statunitense.

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Michele Perrone

Appassionato dell'universo tecnologico, con una particolare inclinazione per le dinamiche di mercato e come queste si riflettono sul panorama socio/politico. Tecnologia a parte, ad appassionarmi è il mondo LEGO, cioè la destinazione di buona parte dei miei stipendi.

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