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ASML contro la Cina: “Se invade Taiwan, ecco come spegneremo TSMC”

Si sono riaccesi i venti di guerra fra Taiwan e Cina: in questi giorni, l’esercito cinese sta eseguendo esercitazioni militari vicino l’isola che mesi fa ha eletto Lai Ching-te, presidente democratico che non è nelle simpatie del governo cinese. Il motivo di queste attività, marine e aeree, è stato definito dalla Cina come “un serio avvertimento contro le interferenze e le provocazioni di forze esterne“, alludendo nuovamente all’ingerenza occidentale in Taiwan. E alle preoccupazioni del governo statunitense, ASML e TSMC hanno risposto spiegando come agirebbero per impedire che l’invasione cinese si trasformi in un’invasione delle fabbriche taiwanesi.

ASML e TSMC hanno parlato delle conseguenza di un’invasione di Taiwan da parte della Cina

Come vi ho raccontato in questo video-editoriale, chi ipotizza che la Cina abbia serie intenzioni di invadere l’isola di Taiwan e riannetterla al suo territorio parla della sua arretratezza nell’industria dei semiconduttori come una delle principali motivazioni. Specialmente in tempi di pandemia, la taiwanese TSMC ha dato dimostrazione di quanto il mondo dipenda da lei, e la Cina non fa eccezione. Tutte le sue principali aziende d’elettronica si affidano a TSMC per la produzione dei microchip più avanzati, e il fatto che un colosso come Huawei fatichi a rendersi indipendente ne è la conferma.

Se Taiwan è così più avanzata rispetto alla Cina in fatto di semiconduttori è anche e soprattutto grazie ad ASML, azienda europea che è riuscita a conquistare l’importante traguardo di essere leader nella costruzione dei macchinari litografici. Soprattutto quelli con tecnologia EUV, acronimo che sta per Extreme Ultraviolet e che indica quei macchinari con cui è possibile stampare a 5 nm e oltre.

La Cina ha chipmaker importanti come SMIC, ma lo scontro tecnologico con gli Stati Uniti ne ha provocato il ban come per Huawei, e questo significa che non può acquistare i macchinari EUV, rimanendo più arretrato rispetto a TSMC, Samsung e Intel; mentre SMIC ha da poco raggiunto i 7 nm e sta lavorando per passare ai 5 nm, i chipmaker statunitensi, taiwanesi e sud-coreani sono già arrivati ai 2 nm.

Se la Cina invadesse Taiwan, entrerebbe in possesso degli impianti taiwanesi di TSMC, il ché sulla carta le permetterebbe di mettersi alla pari della concorrenza straniera. Questo preoccupa non poco gli Stati Uniti, che come la Cina dipendono da Taiwan: per citare le due compagnie principali, Apple, NVIDIA e Qualcomm non possono fare a meno di TSMC per stampare i loro potenti System-on-a-Chip, e se passasse di mano alla Cina rischierebbero di ritrovarsi improvvisamente tagliate fuori.

Alle preoccupazioni rivolte loro da alcuni funzionari del governo Biden, ASML e TSMC avrebbero privatamente detto loro di aver già preso in considerazione l’ipotesi dell’invasione, affermando di poter disabilitare i macchinari EUV da remoto. I Paesi Bassi avrebbero dichiarato di aver già effettuato in passato simulazioni di tale eventualità, che secondo il governo americano potrebbe accadere entro il 2027, anno di celebrazione del centenario dell’Esercito Popolare di Liberazione della Cina.

Disabilitarli le impedirebbe di utilizzarli, ma a quel punto non è da escludere che la Cina potrebbe effettuare reverse engineering sui macchinari di TSMC, smontandoli e analizzandoli da vicino nella speranza di carpirne i segreti e replicarli tramite le proprie aziende. Ma se TSMC diventasse cinese, perderebbe tutti quei clienti occidentali come le succitate Apple, NVIDIA, Qualcomm ma anche AMD, Broadcom, Intel, Marvell, Xilinx, Texas Instruments, Cisco, Tesla e così via: e se da un lato ciò sarebbe una bruttissima tegola per queste società, questo priverebbe TSMC di tutti quei miliardi di dollari che incassa e investe annualmente per raggiungere la posizione di leadership che tanto attrae la Cina.

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Michele Perrone

Appassionato dell'universo tecnologico, con una particolare inclinazione per le dinamiche di mercato e come queste si riflettono sul panorama socio/politico. Tecnologia a parte, ad appassionarmi è il mondo LEGO, cioè la destinazione di buona parte dei miei stipendi.

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