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OpenAI dice addio al no-profit: aveva ragione Elon Musk?

OpenAI in questi giorni ha annunciato ufficialmente in passaggio da no-profit a for-profit, in una mossa che Elon Musk aveva provato ad impedire nei mesi scorsi con una causa preliminare. La compagnia statunitense, a partire dal 2025, effettuerà una ristrutturazione interna che permetterà di raccogliere il capitale necessario affinché sia possibile l’avanzamento tecnologico nel campo dell’intelligenza artificiale, mantenendo comunque in essere le opere benifiche per sanità, istruzione e scienza.

OpenAI diventa for-profit: per migliore l’AI serviranno più soldi

Crediti: Joel Saget, Getty Images

Dal 2025, OpenAI diventerà ufficialmente una Public Benefit Corporation (PBC), ovvero una società a scopo di lucro pensata per operare per il bene della società. Questa nuova divisione gestirà e controllerà le operazioni e gli affari di OpenAI, mentre la divisione no-profit continuerà ad operare nei settori come sanità, istruzione e scienza, ma perderà il ruolo di supervisione sulle operazioni legate alla PBC. In questo modo, la compagnia sarà libera di investire e trovare nuovi investitori per potenziare il settore dell’intelligenza artificiale: “Dobbiamo ancora una volta raccogliere più capitale di quanto avessimo immaginato. Gli investitori vogliono sostenerci ma, a questa scala di capitale, hanno bisogno di capitale azionario convenzionale e meno personalizzazione strutturale“, ha dichiarato il Consiglio di Amministrazione in una nota per la stampa.

Stando alle indiscrezioni, il CEO Sam Altman riceverà circa il 7% delle azioni di OpenAI, mentre è nuovamente probabile che Elon Musk decida di dare battaglia in tribunale a causa di questa decisione. Già nei mesi scorsi, infatti, il proprietario di X aveva tentano di bloccare il passaggio della compagnia statunitense al for-profit, accompagnato da Mark Zuckerberg che ha fatto la stessa richiesta al procuratore generale della California. Sembra proprio che le aule di tribunale saranno molto affollate anche nel 2025.

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Roberto Branni

Tuttofare amante dei videogiochi e della tecnologia. Scrivo sul web da quando avevo 15 anni e dopo una lunga gavetta sono approdato su queste pagine. Tendenzialmente ho sempre ragione, ma non lo faccio pesare. Resto umile.

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