Ok, diciamolo subito, senza troppi giri di parole: il Samsung Galaxy Z Fold 7 è lo smartphone che, finalmente, cambia le carte in tavola per la serie del brand. Perché dopo anni in cui Samsung ha sì innovato i suoi pieghevoli, ma un po’ con il contagocce, mentre i brand cinesi sfornavano pieghevoli sempre più sottili e leggeri, l’azienda coreana ha cambiato rotta, in un modo più che tangibile.
E diciamocelo, se nel mondo “classico” puoi essere Apple o Samsung e vendere migliaia di telefoni anche senza stravolgere nulla, nel settore dei foldable questo non funziona. Chi spende cifre folli per un pieghevole vuole il massimo, vuole l’effetto WOW. E la scelta era sempre un compromesso: il software maturo di Samsung con un hardware “un po’ datato”, o l’hardware spinto dei cinesi con un software spesso acerbo e pieno di problemi.
Ecco, il Galaxy Z Fold 7 rompe questo schema. E lo fa diventando incredibilmente sottile e leggero: parliamo di appena 215 grammi di peso, con uno spessore di 4,2mm da aperto e 8,9mm da chiuso. Numeri da record, che lo mettono direttamente in competizione con i vari Honor e OPPO. Ma la vera differenza la senti quando lo prendi in mano. Mentre la concorrenza, per raggiungere questi spessori, scende a compromessi con plastiche che al tatto sanno di “vorrei ma non posso” o con oblò fotografici decisamente ingombranti, questo Fold 7 fa tutto l’opposto: la cerniera è solida, non “molle”, il design è pulito, e la sensazione generale è quella di un prodotto di una categoria superiore. Poco ma sicuro.
Ma prima di lanciarci nell’analisi, mettiamo subito le mani avanti su due aspetti e mezzo che faranno storcere il naso a molti. Il primo è il prezzo: si parte da 2199 euro per arrivare ai 2619 euro del taglio più grande. Cifre da capogiro, anche se, come al solito, tra sconti, coupon e trade-in è quasi impossibile pagarlo a prezzo pieno. Dare indietro un Fold 6, per dire, viene supervalutato fino a 1100 euro. Ma di questo parliamo alla fine.
Il secondo è la batteria, anzi, la ricarica che con i suoi 25w potrebbe sembrare troppo sottodimensionata per uno smartphone premium come questo foldable.
Confrontato con il suo predecessore, il nuovo modello perde 25 grammi e riduce drasticamente lo spessore: da 12,1 mm a 8,9 mm da chiuso e da 5,6 mm a 4,2 mm da aperto. Da chiuso, le sue dimensioni sono inferiori in altezza e larghezza rispetto a un Galaxy S25 Ultra, con uno spessore non troppo dissimile. L’obiettivo dichiarato da Samsung di creare un “Galaxy S25 Ultra Pieghevole” è centrato. La scocca esterna non è in titanio, che avrebbe aumentato il peso, ma in un alluminio rinforzato utilizzato anche per la struttura interna.
Questo passo avanti era quasi un obbligo per Samsung, ma per realizzarlo è stato necessario un sacrificio: l’abbandono del supporto alla S-Pen, e qui il discorso potrebbe diventare un po’ ostico per alcuni utenti. Personalmente, ho utilizzato a lungo i modelli Ultra di Samsung, ma il mio uso della S-Pen si è limitato a poche occasioni reali. Il che mi ha sempre fatto pensare che per una vasta fetta di pubblico la S-Pen non sia una funzione indispensabile, e sono convinto che la mia sia considerazione probabilmente supportata dai dati interni di Samsung.
Insomma, per ottenere uno spessore così ridotto, l’azienda ha dovuto rimuovere il digitalizzatore dallo schermo interno, eliminando la compatibilità con il pennino ma, in compenso, migliorando la qualità visiva del pannello e soprattutto la sua resistenza grazie all’utilizzo di un vetro interno più resistente. E sì, è una scelta che deluderà una nicchia di utenti affezionati, che dovranno farsene una ragione.
Un’altra piccola nota: il ritorno a un foro per la fotocamera interna migliora la qualità delle videochiamate, ma riduce l’immersività. C’è da dire, però, che il formato quasi quadrato dello schermo genera comunque bande nere nella maggior parte dei contenuti video, mascherando di fatto la presenza del foro.
Entrambi i display Dynamic AMOLED 2X LTPO sono stati rinnovati, passando a 6,5″ (esterno) e 8″ (interno). Lo schermo esterno ora vanta un aspect ratio di 21:9, abbandonando l’effetto “telecomando” e permettendo di usare il Fold 7 come un normale smartphone da chiuso. Una cosa non da poco, soprattutto considerando che le più grandi critiche fatte alla generazione precedente erano proprio relative al form factor degli smartphone.
Il pannello interno, con il suo formato quadrato, non è proprio il massimo per la visione di film (che presentano ampie bande nere), ma esprime il suo massimo potenziale nel multitasking, consentendo di affiancare due app come se si avessero due smartphone uno accanto all’altro. L’esperienza d’uso, poi, è arricchita da innumerevoli funzioni software, dalla modalità Flex a DeX, che trasforma il dispositivo in un mini computer. L’integrazione di Gemini e delle app di sistema è impeccabile. Ad oggi, per chi cerca la migliore esperienza software su un pieghevole, la scelta è quasi obbligata.
Ad ogni modo è inutile sottolineare la qualità degli schermi utilizzati da Samsung nei suoi dispositivi. Il brand sudcoreano è da anni leader nel settore, ed anche se con il suo nuovo pieghevole non si è spinto a luminosità di picco esagerate, i 2600 nits dei display utilizzati nel Fold7 garantiscono un’ottima visibilità in qualsiasi condizione di luce, con contrasti marcati e sempre ottimizzati anche in base alla luminosità ambientale. Insomma, sono dei signor display.
La nuova cerniera “Armor FlexHinge”, più sottile e leggera, adotta una struttura multi-binario che permette al display di curvarsi a “goccia” quando il telefono è chiuso. Questo sistema distribuisce meglio le sollecitazioni e attenua la visibilità della piega interna che, sia chiaro, non è sparita del tutto ma al tatto è quasi impercettibile mentre alla vista, rimane visibile sotto la luce diretta del sole. È un fattore soggettivo da valutare di persona, che a me però con questa generazione non da assolutamente alcun fastidio.
Il comparto fotografico è un mix strategico di sensori presi da altri modelli della serie S25. Troviamo la fotocamera principale da 200 megapixel del Galaxy S25 Ultra, abbinata a una ultra-grandangolare con autofocus e a un teleobiettivo 3X da 10 megapixel ereditato dai modelli S25 base. In pratica, le performance sono inferiori solo a quelle dell’S25 Ultra ma superiori a quelle viste negli altri smartphone pieghevoli del brand, soprattutto quando si utilizza la principale.
Il passo avanti più significativo risiede nel sensore principale. Finalmente Samsung integra l’Isocell HP2 da 200MP, un sensore con una diagonale importante di 1/1.3″ e un’ottica stabilizzata con apertura f/1.7. In condizioni di luce ottimale, le specifiche si traducono in performance eccellenti. Sfruttando la tecnologia di pixel binning 16-in-1, il dispositivo produce scatti da 12.5MP con un’eccellente gamma dinamica, un elevato livello di dettaglio e una resa cromatica realistica, grazie a un processore d’immagine (ISP) che applica uno sharpening controllato e non esasperato. In condizioni di scarsa illuminazione, tuttavia, la gestione di una risoluzione nativa così alta su un sensore mobile diventa tecnicamente complessa. Nonostante il binning, l’algoritmo di riduzione del rumore deve intervenire in modo aggressivo per pulire l’immagine, causando talvolta una perdita di micro-dettaglio e la comparsa di artefatti. La modalità RAW permette agli utenti più esperti di aggirare questo processo, ma non rappresenta la soluzione per l’utente medio.
Passando al modulo ultra-grandangolare, troviamo un componente funzionale e tutto sommato bilanciata. Si tratta di un sensore IMX564 da 12MP con una diagonale di 1/2.55″. Il suo vantaggio tecnico più rilevante è senza dubbio l’introduzione dell’autofocus, che ne aumenta la versatilità abilitando la fotografia macro e garantendo una messa a fuoco precisa e affidabile durante la registrazione video. Tuttavia, le dimensioni fisiche ridotte del sensore e dei suoi fotodiodi ne limitano intrinsecamente le performance al calar della luce, dove la capacità di raccolta della luce diminuisce e il rumore di luminanza e cromatico inizia a diventare leggermente visibile.
Il vero punto interrogativo è però il teleobiettivo. Samsung ha scelto di riproporre un sensore Isocell 3K1 da 10MP per lo zoom 3x, caratterizzato da una diagonale di appena 1/3.94″. Parliamo di dimensioni un po’ ridotte, che si traducono in performance buoni in condizioni di luce perfette ma, non appena la luminosità cala, l’ISO deve essere alzato drasticamente e, nonostante la presenza della stabilizzazione ottica (OIS), il gap con gli altri due sensori inizia a diventare più evidente.
Bene i video, che possono essere registrati in 4K a 60 fps e in HDR10 con tutte le ottiche e che sfruttano al massimo non solo le stabilizzazioni ottiche, ma anche quelle elettroniche e sono figlie di un software che ormai potrebbe essere considerato tra i migliori nel mondo Android.
Sul fronte delle prestazioni nude e crude, il cuore pulsante del Galaxy Z Fold7 è una conoscenza ormai consolidata: lo Snapdragon 8 Elite For Galaxy. Ma se il chip è lo stesso che abbiamo già analizzato su altri dispositivi, è la sua implementazione in questo specifico chassis così sottile la differenza. Parliamo di un SoC realizzato con processo produttivo a 3 nanometri, una garanzia in termini di efficienza energetica, ma che qui dimostra una maturità inaspettata soprattutto nella gestione termica.
Ciò che mi ha stupito di questo Fold7, infatti, risiede proprio nella sua capacità di dissipare il calore anche perché, è sempre bene ricordarselo, gli spessori sono minimi e di conseguenza anche gli spazi interni. Grazie a un sistema di raffreddamento con una camera di vapore completamente riprogettata per adattarsi agli ingombri minimi, il dispositivo riesce a mantenere le temperature sotto controllo in un modo quasi sorprendente per un form factor così sottile. Anche durante benchmark prolungati o sessioni di gaming intense, che mettono sotto torchio CPU e GPU, il calore si concentra in modo molto localizzato nell’area del blocco fotocamere, senza mai irradiarsi in modo fastidioso sul resto della scocca. Le temperature della batteria, monitorate costantemente, non hanno mai superato i 37°C, un valore eccezionale se paragonato ai picchi di oltre 50°C registrati su molti competitor. Anche se, va detto, per gestire queste temperature un po’ di thermal throttling c’è.
Ma si tratta di una gestione talmente ben fatta che, nonostante ad un certo punto le frequenze dei core della CPU vengano “frenate”, il sistema rimane scattante e fluido anche dopo un utilizzo intenso. A coadiuvare il SoC troviamo una dotazione di memoria di altissimo livello: fino a 16GB di RAM LPDDR5X e storage UFS 4.0 con velocità di lettura sequenziale che sfiorano i 4000 MB/s. Il risultato è una reattività di sistema impeccabile, un’apertura delle app istantanea e un’esperienza di multitasking, vero campo di battaglia di questo formato, che non mostra mai il fianco a lag o incertezze.
Le prestazioni, tuttavia, non sono solo una questione di CPU. La dotazione hardware è da vero flagship a 360 gradi. La connettività è completissima e a prova di futuro, con supporto a Wi-Fi 7, Bluetooth 5.4, e al chip UWB (Ultra-Wideband) per la localizzazione di precisione. Fondamentale, poi, la presenza di una porta USB-C 3.2 con piena compatibilità video e con la piattaforma Samsung DeX, che trasforma di fatto lo smartphone in una postazione desktop.
L’unico piccolo neo in una scheda tecnica quasi perfetta è il sensore d’impronte digitali. La sua posizione rimane sul tasto di accensione e, sebbene sia molto rapido nel riconoscimento, il nuovo profilo estremamente sottile ne riduce la superficie di contatto, rendendolo occasionalmente meno preciso al primo tocco. Una soluzione a ultrasuoni integrata sotto entrambi i display sarebbe stata tecnicamente superiore e più consona al livello del prodotto. Da segnalare, infine, un leggero throttling conservativo sulla luminosità di picco del display, che tende a ridursi dopo un uso prolungato sotto il sole per proteggere il pannello OLED, ma in modo decisamente meno invasivo rispetto ai modelli precedenti.
Al netto di queste minuzie, il bilancio sul fronte hardware è eccezionale. Samsung ha creato un dispositivo che non è solo potente sulla carta, ma che riesce a esserlo in modo costante e affidabile nell’uso reale, risolvendo brillantemente la sfida più grande di un form factor così compatto: la gestione del calore. Promosso, senza se e senza ma.
Nel competitivo mercato dei pieghevoli, il vero vantaggio strategico di Samsung risiede in un elemento che i concorrenti faticano a replicare: l’interfaccia software. Anni di sviluppo mirato hanno permesso a Samsung di trasformare la sua OneUI in un ecosistema coeso e pensato nativamente per la produttività su doppio schermo: la maturità raggiunta è evidente nella gestione del multitasking, che va ben oltre le funzionalità base di Android, offrendo una dock persistente in stile desktop, la possibilità di trascinare le app per creare istantaneamente split-screen, salvare coppie di app preferite e gestire finestre flottanti con una fluidità e un’intuizione senza pari.
Sul Galaxy Z Fold 7 troviamo la più recente OneUI 8, basata su Android 16. Questa versione non introduce stravolgimenti funzionali rispetto alla precedente, ma si concentra su un’ottimizzazione capillare e sull’integrazione profonda dell’intelligenza artificiale all’interno del foldable, e non è cosa da poco. Tutte le funzionalità della suite Galaxy AI, come Note Assist o Live Translate, sono state riprogettate per sfruttare l’ampia superficie del display interno, mostrando ad esempio strumenti e testo su due pannelli distinti per non sacrificare mai l’area di lavoro.
L’implementazione di Gemini è un esempio lampante di questa ottimizzazione. Anziché aprirsi a schermo intero coprendo le applicazioni sottostanti, l’assistente viene richiamato come un overlay intelligente che si aggancia lateralmente, occupando solo lo spazio necessario. Questo approccio non interrompe il flusso di lavoro e trasforma l’IA da un’applicazione invasiva a un vero e proprio assistente contestuale, sempre disponibile senza perdere di vista le attività principali.
Allo stesso modo, la funzione Cerchia e Cerca è stata potenziata per il multitasking. Attivandola su uno dei due schermi, i risultati della ricerca non occupano l’intera interfaccia, ma appaiono in una finestra pop-up che può essere spostata o ridimensionata. Ciò permette, ad esempio, di cercare informazioni su un oggetto visto in un video e contemporaneamente incollare i risultati in una chat o in una nota, mantenendo entrambi i contesti aperti e attivi. È questo livello di integrazione software, quasi invisibile ma incredibilmente funzionale, a costituire il vero fossato competitivo che Samsung continua a mantenere nel settore.
L’unico vero compromesso resta il binomio batteria/ricarica. I 4400 mAh abbinati a una ricarica lenta a 25W possono risultare frustranti nelle giornate intense. Durante i test, con uso pesante (5G, mappe, foto), sono state raggiunte a fatica le 4/4,5 ore di schermo attivo, arrivando a sera con difficoltà. In una giornata standard, l’autonomia è più che sufficiente. Una ricarica completa richiede circa 1 ora e 30 minuti, un tempo che avrebbe potuto essere dimezzato con una tecnologia a 45W.
Quindi sì, se per il mio utilizzo quello dell’autonomia non è un problema molto pesante, mi sarebbe piaciuto che quelli di Samsung avessero implementato un sistema di ricarica più veloce proprio per “tamponare” il fatto che di certo non si tratta di un battery phone. Vero è però, che sono convinto che i 25w siano stati una scelta anche influenzata dallo spessore ridottissimo, ma da questo punto di vista praticamente tutti i competitor cinesi fanno meglio.
Il prezzo del Galaxy Z Fold 7, che parte da 2199 euro, è sicuramente una cifra non adatta a tutti. Ad oggi su Amazon è possibile acquistarlo con uno sconto del 6% mentre sul sito ufficiale si possono avere 100 euro di sconto utilizzando il coupon CALIENDO4U. Inoltre, le numerose promozioni e i generosi programmi di trade-in lo rendono più accessibile, specialmente per chi proviene da un modello precedente. La vera sfida per Samsung è conquistare un nuovo pubblico, impresa resa ardua da un costo di ingresso così elevato. Per chi non ha mai avuto un pieghevole, un Galaxy S25 Ultra rimane un’alternativa più razionale: costa quasi la metà, offre specifiche superiori e include la S-Pen.
Va detto però che il Samsung Galaxy Z Fold rappresenta senza dubbio il più grande e significativo passo avanti nel settore dei pieghevoli da quando Samsung stessa ha creato questo mercato. È il prodotto che finalmente può convincere anche gli utenti più scettici, quelli rimasti alla finestra in attesa di una maturità tecnica che ora è tangibile anche nel mondo dei pieghevoli. Allo stesso modo, per chi possiede un Fold di una o due generazioni precedenti, il salto qualitativo in termini di design, ergonomia, prestazioni e qualità del sensore fotografico principale è talmente netto da rendere l’upgrade una considerazione quasi obbligata. La qualità costruttiva è di livello assoluto e la garanzia di 7 anni di aggiornamenti software ne consolida il valore come investimento a lungo termine.
Il suo vero tallone D’achille? L’accoppiata tra una batteria soli 4400 mAh e una tecnologia di ricarica a 25W, che per alcuni utenti potrebbe creare un divario ancora troppo ampio rispetto a uno smartphone “classico” di pari fascia, specialmente per un power user. È evidente che Samsung si sia lasciata deliberatamente dei margini di miglioramento, forse per il prossimo ciclo di prodotto. Ma il tempo delle attese è finito e visto che Samsung con questo smartphone ha dimostrato cosa è in grado di fare (anche rispetto ai concorrenti cinesi), penso sia arrivato il punto che si dimostri tale anche per quanto riguarda la batteria e la ricarica. Per il resto, qui lo dico e non lo nego: questo Samsung Galaxy Z Fold7 diventerà il mio smartphone principale, senza se e senza ma.
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