Crediti: OpenAI
OpenAI sta lavorando per trasformare ChatGPT da un semplice chatbot a una vera e propria piattaforma integrata, una sorta di “sistema operativo” basato sull’intelligenza artificiale.
Dopo aver annunciato il supporto per le app di terze parti e le funzionalità di shopping durante il suo ultimo DevDay, l’azienda si appresta a introdurre un’altra componente fondamentale per qualsiasi “everything app” che si rispetti: la messaggistica diretta tra utenti.
La scoperta, emersa a inizio ottobre grazie a Tibor Blaho, un noto leaker di prodotti AI, ha rivelato che OpenAI sta sviluppando attivamente una funzione di chat utente-utente all’interno di ChatGPT. I primi indizi sono apparsi in una versione beta dell’app per Android, con riferimenti a un progetto dal nome in codice “Calpico” e “Calpico Rooms”.
Ulteriori dettagli, condivisi dallo stesso Blaho questo fine settimana, includono uno screenshot dell’interfaccia di ChatGPT che mostra una nuova icona dedicata proprio ai messaggi diretti. Questi sviluppi indicano che il lancio della funzionalità è imminente e il suo potenziale è notevole.
L’obiettivo sembra essere quello di creare uno spazio collaborativo dove gli utenti possono “usare ChatGPT insieme”. Le funzionalità anticipate includono la possibilità di fare brainstorming, pianificare progetti, effettuare ricerche, creare immagini e chattare in gruppo, tutto all’interno della stessa conversazione.
Gli utenti potranno anche invitare altre persone nelle chat di gruppo, bloccare contatti, rinominare i propri assistenti AI e personalizzarne il comportamento, oltre a disporre di un’opzione di risposta automatica.
Questa evoluzione è una mossa strategica per competere con giganti come Meta, che ha già integrato il suo Meta AI nelle app di messaggistica come WhatsApp e Messenger. Per OpenAI, offrire DM all’interno di ChatGPT è un passo logico.
Chiunque abbia mai condiviso un link a una conversazione con ChatGPT sa quanto possa essere macchinoso; integrare la condivisione e la collaborazione direttamente nell’app risolverebbe questo problema, rendendo l’esperienza più fluida e sicura rispetto alla condivisione di URL pubblici.
Tuttavia, l’introduzione di una funzione di messaggistica solleva una questione fondamentale che potrebbe determinare il successo o il fallimento di questa iniziativa: la privacy, e più specificamente, la crittografia end-to-end (E2EE).
Piattaforme come WhatsApp, Signal e iMessage hanno reso la E2EE uno standard di mercato, garantendo che solo il mittente e il destinatario possano leggere il contenuto dei messaggi. Per ChatGPT, implementare un sistema altrettanto sicuro rappresenta una sfida complessa e quasi contraddittoria.
Da un lato, il CEO di OpenAI, Sam Altman, ha più volte sottolineato l’importanza della privacy nelle interazioni con l’AI, arrivando a ipotizzare un “privilegio AI” simile a quello che protegge le comunicazioni tra medico-paziente o avvocato-cliente. Questa visione è cruciale, specialmente in vista del possibile lancio di un dispositivo hardware di ChatGPT (previsto non prima della fine del 2026), che funzionerebbe come un assistente personale e avrebbe accesso a dati estremamente sensibili.
Dall’altro lato, il modello operativo di OpenAI si basa, almeno in parte, sull’analisi delle conversazioni degli utenti per addestrare e migliorare i propri modelli. L’azienda utilizza inoltre sistemi autonomi e team umani per monitorare le chat al fine di prevenire violazioni delle policy di utilizzo e identificare contenuti dannosi.
A questo si aggiungono questioni legali, come l’ordine di un tribunale (nel caso intentato dal The New York Times) che ha temporaneamente impedito a OpenAI di cancellare in modo permanente le chat eliminate dagli utenti. Infine, recenti incidenti, come l’indicizzazione di conversazioni condivise su Google Search, hanno ulteriormente minato la fiducia nella protezione totale della privacy degli utenti.
Questa dicotomia pone OpenAI di fronte a un bivio. Offrire una messaggistica senza crittografia end-to-end la renderebbe intrinsecamente meno sicura delle alternative esistenti, un difetto non trascurabile per un’app che aspira a diventare il centro della vita digitale degli utenti.
D’altro canto, implementare una E2EE robusta limiterebbe la capacità di OpenAI di monitorare i contenuti e utilizzare i dati per il training, due pilastri del suo attuale approccio operativo e di sicurezza.
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