Nonostante siano trascorsi più di quattro anni dalla sua clamorosa rivelazione pubblica, l’Operazione Ironside, basata sull’app di messaggistica “trappola” AN0M, continua a produrre risultati significativi.
La Polizia del South Australia (SAPOL) ha annunciato la scorsa settimana di aver effettuato 55 arresti, frutto di una nuova, imponente fase di indagini basate sulle prove raccolte grazie allo stratagemma dell’FBI e della Polizia Federale Australiana (AFP).
L’operazione della scorsa settimana ha visto le forze dell’ordine perquisire 23 proprietà nello stato. Oltre ai 55 arresti, le autorità hanno congelato beni per un valore totale di 25,8 milioni di dollari australiani (circa 14,5 milioni di euro).
I dettagli forniti dalla SAPOL indicano che gli individui arrestati sono sospettati di essere coinvolti in “crimini gravi e organizzati“. In un comunicato, la polizia ha sottolineato la presenza di due motociclette Harley Davidson tra i beni sequestrati, un probabile indizio, secondo gli inquirenti, di affiliazioni a bande di motociclisti organizzate.
Questa è stata definita come la “fase più recente” e la “terza tranche” di attività investigativa direttamente collegata all’enorme mole di dati raccolta da AN0M.
La genesi di AN0M risale al 2018. In quell’anno, le autorità statunitensi smantellarono “Phantom Secure”, un’azienda canadese che forniva comunicazioni criptate quasi esclusivamente a circuiti criminali. Intuendo che la malavita avrebbe cercato disperatamente un’alternativa sicura, l’FBI e l’AFP decisero di non cercarla, ma di crearla.
Nacque così AN0M, un servizio apparentemente ultra-sicuro, accessibile solo tramite smartphone modificati e dietro pagamento di un costoso abbonamento. I criminali, convinti di utilizzare una piattaforma impenetrabile, iniziarono a usarla per discutere apertamente di traffici di droga, piani di omicidio, riciclaggio e altre attività illecite.
Non sapevano che ogni singolo messaggio inviato tramite AN0M veniva copiato e inoltrato in tempo reale alle autorità, grazie a una backdoor inserita nel sistema dalle stesse agenzie che lo avevano creato.
Nel giugno 2021, l’Operazione Ironside fu svelata al mondo con una raffica di arresti a livello globale, scuotendo le fondamenta della criminalità organizzata. Tuttavia, la natura senza precedenti dell’operazione portò inevitabilmente a una battaglia legale.
Nel 2022, diversi imputati cercarono di far invalidare le prove raccolte, sostenendo che AN0M costituisse un’intercettazione illegale delle comunicazioni, in violazione delle leggi australiane sulla telecomunicazione. Il caso è arrivato fino all’Alta Corte australiana, il massimo organo giurisdizionale del Paese.
All’inizio di ottobre 2022, l’Alta Corte ha emesso un verdetto cruciale: AN0M era legale. La motivazione? L’app non utilizzava una rete di telecomunicazioni pubblica, ma funzionava come un “sistema chiuso” creato e gestito interamente dalle forze dell’ordine. I messaggi, quindi, non transitavano su una rete pubblica e non potevano essere considerati intercettazioni illegali ai sensi della legge. La decisione è stata definitiva, blindando la validità delle prove per tutti i processi futuri.
Il fatto che ancora oggi, a fine 2025, si stiano effettuando arresti di questa portata dimostra la vastità dei dati raccolti. All’epoca della sua chiusura, sia l’FBI che l’AFP ammisero di aver interrotto l’uso attivo di AN0M non perché fosse stato scoperto, ma perché aveva prodotto un volume di prove superiore alla loro capacità di gestione e analisi immediata.
Gli arresti di oggi sono il risultato della lenta ma inesorabile elaborazione di quell’enorme archivio. Nel frattempo, l’AFP continua a insistere sulla necessità di accedere alle comunicazioni criptate per combattere il crimine, spingendo per l’adozione di una “crittografia responsabile” che permetta alle autorità un accesso rapido in caso di minacce alla sicurezza.
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