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Backdoor negli smartphone Xiaomi? Il Presidente cinese ci scherza su

Una battuta diplomatica che rischia di alimentare sospetti internazionali. Sabato scorso, durante la sezione pubblica di un incontro con il Presidente sudcoreano Lee Jae-myung, il Presidente cinese Xi Jinping ha ironizzato sulla possibile presenza di “backdoor” negli smartphone prodotti da Xiaomi, uno dei fiori all’occhiello dell’industria tecnologica di Pechino.

“La linea è sicura?”, così Lee Jae Myung scherza con il Presidente cinese

Crediti: APT

L’episodio è avvenuto durante il tradizionale scambio di doni tra i due Capi di Stato. Come si addice a un ospite premuroso, e consapevole della comune passione per il gioco di strategia Go, Lee ha offerto a Xi una pregiata scacchiera.

La risposta di Xi è stata un dono tecnologico: una coppia di nuovi smartphone Xiaomi, con la precisazione che i dispositivi erano equipaggiati con schermi di produzione sudcoreana, un chiaro gesto di omaggio all’industria dell’ospite.

È stato a questo punto che la conversazione ha preso una piega inaspettata. Secondo i resoconti, il Presidente Lee ha posto una domanda pragmatica: “La linea di questi telefoni è sicura?“. La replica di Xi è stata spiazzante.Dovrebbe controllare se ci sono backdoor“, ha affermato il leader cinese, prima che entrambi scoppiassero in una sonora risata.

Tuttavia, nel contesto geopolitico attuale, il tema delle backdoor – porte nascoste nel software che consentono un accesso non autorizzato – non è affatto una questione comica. E Xi Jinping lo sa molto bene.

Le preoccupazioni sulla sicurezza informatica rappresentano uno dei motivi principali per cui alcuni stati occidentali, USA in testa, hanno ostracizzato i colossi cinesi delle telecomunicazioni come Huawei e ZTE. Il timore, mai sopito, è che le apparecchiature di queste aziende possano essere utilizzate da Pechino come cavalli di Troia per spiare utenti, aziende e governi stranieri, o per compromettere infrastrutture critiche.

Xiaomi ha un ruolo da protagonista

La battuta di Xi, per quanto apparentemente innocua, tocca un nervo scoperto e arriva in un momento delicato per l’economia cinese. Il governo di Pechino sta infatti affrontando un netto rallentamento dei consumi interni e, per stimolare l’economia, sta puntando con decisione sull’aumento delle esportazioni.

In questa strategia, Xiaomi gioca un ruolo da protagonista. Gli analisti di settore la collocano stabilmente come il terzo produttore di smartphone al mondo in termini di spedizioni, rappresentando una storia di successo nell’export cinese.

Con quella che forse voleva essere solo una spiritosaggine, il Presidente cinese ha però fornito un assist inaspettato ai critici della tecnologia cinese, dando ai consumatori e ai responsabili della sicurezza internazionali un motivo in più per riflettere prima di scegliere un nuovo smartphone.

Le preoccupazioni, del resto, non sono puramente teoriche. Si pensi alle recenti accuse contro il gruppo di hacker “Salt Typhoon”, sospettato di essere appoggiato da Pechino e di essersi infiltrato profondamente nelle reti di telecomunicazioni globali, installando backdoor proprio per consentire attività di sorveglianza a lungo termine.

A questo si aggiunge la realtà della sorveglianza interna cinese. Il “Great Firewall” di Pechino non è solo uno strumento di censura, ma abilita un monitoraggio pervasivo di tutto ciò che i cittadini fanno e dicono online, costringendoli a utilizzare un linguaggio cifrato (come i famosi riferimenti ai “lama”) per esprimere opinioni politiche.

La Cina, inoltre, è nota per esportare attivamente le sue tecnologie di sorveglianza; le fonti ritengono che nazioni come il Pakistan e la Cambogia siano tra i clienti di questi sistemi.

Luca Zaninello

Appassionato del mondo della telefonia da sempre, da oltre un decennio si occupa di provare con mano i prodotti e di raccontare le sue esperienze al pubblico del web. Fotografo amatoriale, ha un occhio di riguardo per i cameraphone più esagerati.

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