La Commissione Europea ha avviato una nuova indagine formale nei confronti di Google, sospettando che il gigante tecnologico stia violando le norme del Digital Markets Act (DMA) attraverso un presunto declassamento “ingiusto” dei siti degli editori multimediali nei suoi risultati di ricerca.
Google sceglie il ranking dei siti in maniera ingiusta? L’indagine dell’UE

Al centro del contendere c’è una recente policy di Google nota come “site reputation abuse” (abuso della reputazione del sito). Sebbene l’azienda affermi che tale politica sia necessaria per proteggere gli utenti dallo spam e da contenuti ingannevoli, Bruxelles teme che possa costituire una pratica discriminatoria che danneggia i publisher.
L’esecutivo UE ha dichiarato di aver ricevuto indicazioni secondo cui Google starebbe penalizzando alcuni editori, limitando la loro visibilità e, di conseguenza, i loro introiti.
“Siamo preoccupati che le politiche di Google non consentano agli editori di notizie di essere trattati in modo equo, ragionevole e non discriminatorio nei suoi risultati di ricerca“, ha affermato Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva della Commissione.
La Ribera ha sottolineato l’urgenza di proteggere un settore in difficoltà: “Indagheremo per garantire che gli editori di notizie non perdano importanti ricavi in un momento difficile per l’industria e per assicurare che Google rispetti il Digital Markets Act“.
Il DMA è il nuovo e vasto corpus di regole dell’UE progettato specificamente per impedire ai cosiddetti “gatekeeper”, come Google, di monopolizzare i mercati digitali. Secondo la Commissione, la policy anti-spam di Google potrebbe danneggiare “un modo comune e legittimo per gli editori di monetizzare i propri siti web e contenuti“, violando l’obbligo di equità imposto dal DMA.
La difesa di Google
Google ha respinto fermamente le accuse, definendo l’indagine “completamente fuorviante” e priva di fondamento. L’azienda sostiene che la sua politica è essenziale per mantenere la qualità e la sicurezza dei risultati di ricerca per milioni di utenti europei.
Pandu Nayak, chief scientist di Google Search, ha spiegato in un post sul blog che la misura serve a combattere “tattiche losche” e a proteggere gli utenti da “contenuti ingannevoli, truffe e contenuti di bassa qualità“.
Nayak ha chiarito che l’obiettivo è impedire agli spammer di abusare dei risultati di ricerca acquistando spazi su siti web di editori legittimi (spesso tramite contenuti sponsorizzati o affiliate marketing di bassa qualità) per indurre i lettori a cliccare su truffe o contenuti scadenti.
“Purtroppo, l’indagine annunciata oggi sui nostri sforzi anti-spam è completamente fuorviante e rischia di danneggiare milioni di utenti europei“, ha dichiarato Nayak. “Se permettessimo questo comportamento… consentirebbe ai malintenzionati di soppiantare i siti che non usano tattiche di spam, degradando la Ricerca per tutti“.
Rischio di multe miliardarie
L’indagine dovrà concludersi entro 12 mesi. Se Google venisse giudicata colpevole di violazione del DMA, le conseguenze potrebbero essere pesantissime. La Commissione ha il potere di infliggere multe fino al 10% del fatturato globale annuo di Alphabet, la società madre di Google, o addirittura di più in caso di recidiva.
In scenari estremi, l’UE ha persino il potere di ordinare lo smantellamento e la vendita di parti dell’azienda.
Questa nuova indagine si inserisce in un lungo braccio di ferro tra Bruxelles e le Big Tech statunitensi. Solo lo scorso settembre, Google è stata sanzionata con una multa da 2,95 miliardi di euro per aver violato le norme sulla concorrenza favorendo i propri servizi di pubblicità digitale. Dal 2017, è la quarta volta che l’azienda riceve una sanzione miliardaria dall’UE.
La decisione di procedere arriva nonostante il teso clima politico, con il rischio di incorrere nelle ire di Donald Trump, che in passato ha aspramente criticato le regolamentazioni digitali del blocco dei 27 Paesi e ha promesso ritorsioni in caso di penalizzazioni alle aziende tecnologiche americane.








