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Di fronte a nuove accuse di pratiche anticoncorrenziali, il colosso di Cupertino finisce nel mirino dell’autorità antitrust polacca.
Al centro della disputa c’è la funzionalità per la privacy introdotta con iOS 14.5, sospettata di favorire i servizi pubblicitari di Apple a discapito degli editori indipendenti.
Non c’è pace per Apple nel Vecchio Continente. Mentre l’azienda continua a navigare le complesse acque del Digital Markets Act (DMA), un nuovo fronte legale si apre nell’Europa dell’Est. L’autorità di regolamentazione antitrust della Polonia, l’UOKiK (Urząd Ochrony Konkurencji i Konsumentów), ha avviato un’indagine formale per accertare se le pratiche della società californiana violino le norme sulla concorrenza attraverso l’implementazione del suo framework App Tracking Transparency (ATT).
La genesi di questo scontro risale all’aprile 2021, con il rilascio degli aggiornamenti iOS 14.5 e iPadOS 14.5. In quell’occasione, Apple introdusse una modifica radicale alla gestione della privacy su iPhone e iPad: l’obbligo per tutte le applicazioni di richiedere il consenso esplicito dell’utente prima di tracciare le sue attività attraverso app e siti web di altre aziende.
Tecnicamente, il sistema blocca l’accesso all’identificatore pubblicitario unico del dispositivo (IDFA) a meno che l’utente non prema “Consenti” su una finestra pop-up. Se da un lato questa mossa è stata applaudita dai difensori della privacy, dall’altro ha generato un terremoto nel mercato dell’advertising digitale (in particolare per colossi come Meta), rendendo molto più difficile la profilazione degli utenti e la misurazione dell’efficacia delle campagne pubblicitarie per le terze parti.
L’UOKiK sospetta che le nobili intenzioni dichiarate da Apple celino, in realtà, una strategia per eliminare la concorrenza. L’ipotesi dell’autorità polacca è che l’ATT possa favorire il servizio pubblicitario proprietario di Apple, limitando artificialmente la capacità delle app di terze parti di raccogliere dati essenziali per la personalizzazione degli annunci.
In una nota ufficiale dai toni severi, il presidente dell’UOKiK, Tomasz Chrostny, ha dichiarato:
“Sospettiamo che la politica ATT possa aver indotto gli utenti in errore circa il livello di protezione della privacy, aumentando contemporaneamente il vantaggio competitivo di Apple rispetto agli editori indipendenti. Tali pratiche potrebbero costituire un abuso di posizione dominante“.
La posta in gioco è altissima: qualora i sospetti dell’autorità dovessero trovare riscontro nei fatti, Apple rischierebbe una sanzione finanziaria pari fino al 10% del suo fatturato annuale generato in Polonia.
La risposta di Cupertino non si è fatta attendere. In una dichiarazione rilasciata a Reuters, l’azienda ha ribadito la propria filosofia, inquadrando la questione come una battaglia per i diritti dei consumatori contro l’industria del tracciamento dati.
“Non sorprende che l’industria del tracciamento dei dati continui a opporsi ai nostri sforzi per restituire agli utenti il controllo sui propri dati“, ha affermato un portavoce di Apple. L’azienda ha poi lanciato un avvertimento neanche troppo velato sulle possibili conseguenze di queste pressioni normative: “Ora un’intensa pressione potrebbe costringerci a ritirare questa funzionalità, a scapito dei consumatori europei“.
Apple ha comunque confermato la volontà di collaborare con l’autorità polacca per garantire che lo strumento possa continuare a essere offerto agli utenti.
L’indagine polacca non è un caso isolato, ma l’ultimo tassello di un mosaico europeo sempre più ostile alle pratiche delle Big Tech. Autorità di regolamentazione in Germania, Italia e Romania hanno già aperto istruttorie simili per esaminare se la funzione privacy violi le regole della concorrenza, impedendo l’accesso a dati essenziali per il mercato pubblicitario e rafforzando la posizione di Apple nell’ecosistema digitale.
Il precedente più significativo risale allo scorso marzo, quando l’Autorità garante della concorrenza francese ha inflitto ad Apple una multa di 150 milioni di euro (circa 162 milioni di dollari) proprio in relazione alle modalità di implementazione del framework ATT, giudicate discriminatorie.
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