Huawei sta lavorando a degli occhiali smart che nascondono un segreto

Xiaomi Mijia Smart Audio Glasses
Crediti: Xiaomi

Il mercato della realtà aumentata (AR) e della realtà mista (XR) è uno dei campi di battaglia tecnologici più feroci del momento, con i giganti del settore che cercano soluzioni sempre più innovative per rendere i visori potenti, leggeri e, soprattutto, intuitivi.

In questo scenario, Huawei si prepara a giocare una carta decisamente originale.

Gli occhiali smart Huawei potrebbero integrare uno smart ring

Secondo una nuova domanda di brevetto depositata dal colosso tecnologico cinese, l’azienda starebbe lavorando a un proprio paio di occhiali smart, presumibilmente con capacità sia AR che XR. Fin qui, nulla di sconvolgente. Il vero elemento di rottura, risiede però in un approccio rivoluzionario alla gestione dei sistemi di controllo.

L’industria si affida oggi a due soluzioni principali: i controller manuali separati, simili a quelli delle console, o l’hand tracking, che monitora i movimenti delle mani. Entrambi presentano svantaggi: i primi sono ingombranti e devono essere ricaricati, i secondi non offre sempre un feedback preciso. La soluzione di Huawei, descritta nel brevetto, è un ibrido ingegnoso.

Il documento descrive un visore dotato di una cinghia rimovibile (strap). Questa non è una semplice componente strutturale o un accessorio estetico, ma il sistema di input. La cinghia, infatti, può essere staccata dal corpo principale degli occhiali e trasformarsi in un anello smart.

Una volta che l’utente indossa l’anello al dito, questo diventa il controller principale per l’interfaccia utente (UI) proiettata dal visore. Il brevetto menziona specificamente funzionalità avanzate: l’anello sarebbe in grado di abilitare il riconoscimento delle gesture, permettendo all’utente di interagire con oggetti virtuali muovendo la mano. Inoltre, funzionerebbe come un puntatore per la navigazione e per selezionare elementi nei menu.

Ma l’innovazione non si ferma qui, il sistema è pensato per una doppia funzionalità. Quando l’anello non è necessario per controlli complessi, o semplicemente quando l’utente ripone gli occhiali, può essere “agganciato” di nuovo al suo posto, integrandosi nella struttura del visore.

Anche in questa modalità agganciata, il dispositivo mantiene una sua utilità. La documentazione suggerisce che, da agganciato, l’anello possa essere utilizzato per comandi rapidi e semplici, come tocchi (tap) o scorrimenti (swipe), utili magari per cambiare brano musicale, regolare il volume o scorrere notifiche senza dover attivare l’interfaccia completa.

Il vantaggio più evidente di questa soluzione è l’eliminazione della necessità di un controller separato. Non c’è un dispositivo in più da portare, da perdere o da dimenticare di caricare. A proposito di ricarica: il brevetto specifica che l’anello si ricarica automaticamente quando è agganciato al visore, risolvendo elegantemente anche la gestione dell’autonomia.

Arriveranno mai sul mercato?

Sulla carta, si tratta di una soluzione estremamente elegante e teoricamente molto pratica. Tuttavia, come sempre accade in questi casi, è d’obbligo la cautela. Questa è, al momento, solo una domanda di brevetto.

Ciò significa che Huawei ha dedicato tempo e risorse ingegneristiche allo sviluppo del concept, ma non vi è alcuna garanzia che questo design vedrà mai la luce in un prodotto commerciale. L’efficacia pratica, la precisione dei sensori dell’anello, l’ergonomia e la durata della batteria sono tutte variabili che andrebbero testate sul campo.

Resta il fatto che il brevetto segnala l’intenzione di Huawei di non essere un semplice comprimario nel mercato AR/XR, ma di voler definire nuovi standard di interazione.