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iPhone e MacBook presto potrebbero costare di più

L’era dei prezzi stabili per i prodotti di punta Apple potrebbe essere vicina alla conclusione. I costi di produzione per i componenti chiave di iPhone e MacBook Pro sono destinati a un sensibile aumento, una pressione che, secondo molti analisti, potrebbe presto riflettersi sui listini finali per i consumatori.

Aumentano i costi di produzione, iPhone e MacBook saranno più costosi

Crediti: CNN

Secondo recenti indiscrezioni provenienti da fonti sudcoreane e confermate da report di settore, TSMC (Taiwan Semiconductor Manufacturing Company), il principale e quasi esclusivo fornitore di processori per Apple, avrebbe informato i suoi partner principali di un imminente aumento dei prezzi. L’incremento riguarderebbe tutti i chip realizzati con i suoi processi produttivi più avanzati, quelli a 3 e 2 nanometri e colpirà anche altri suoi clienti.

Per alcuni partner, si parla di rincari che potrebbero superare il 10%. Se questa manovra fosse confermata, l’impatto sul portafoglio prodotti di Apple sarebbe trasversale e inevitabile.

L’aumento dei prezzi da parte di TSMC non è un fulmine a ciel sereno, ma la conseguenza di investimenti colossali. Il passaggio alla tecnologia produttiva a 2 nanometri (nm) richiede spese in conto capitale (CapEx) così elevate che, secondo un recente rapporto del China Times, TSMC non sarebbe più disposta a offrire sconti sui volumi a nessun cliente, nemmeno ad Apple.

Questo segna la fine di un’epoca. Finora, l’azienda di Cupertino ha sempre goduto di un trattamento di favore, potendo negoziare prezzi vantaggiosi grazie agli enormi volumi di ordini. Questa leva contrattuale sembra ora essersi indebolita di fronte ai costi esorbitanti della nuova frontiera tecnologica.

La transizione ai 2 nanometri, che promette un notevole aumento di potenza di calcolo ed efficienza energetica, si preannuncia particolarmente costosa. Diverse stime di settore indicano che il costo di produzione dei chip a 2nm potrebbe essere superiore di almeno il 50% rispetto agli attuali chip a 3nm. Per i processori a 3nm già in produzione, l’aumento potrebbe comunque attestarsi intorno ai 10 dollari per unità.

Quali prodotti Apple sono a rischio?

L’aumento dei costi dei semiconduttori colpirebbe il cuore dell’ecosistema Apple. Quasi tutti i processori di ultima generazione e di futura introduzione sono infatti basati sulle tecnologie a 3nm e 2nm di TSMC.

L’impatto sarebbe immediato sulle attuali e prossime generazioni di dispositivi. L’intera gamma iPhone 17, per esempio, è equipaggiata con il processore A19, che utilizza l’attuale processo a 3nm, già soggetto agli aumenti. Lo stesso vale per tutta la famiglia di processori Apple Silicon serie M, inclusi M3, M4 e M5. Questi chip alimentano l’intera linea di computer e tablet ad alte prestazioni, dal MacBook Pro al MacBook Air, passando per iMac, Mac mini, Mac Studio e le varianti Pro e Air dell’iPad.

Le preoccupazioni maggiori si concentrano però sul futuro. L’iPhone 18 Pro, atteso per il prossimo anno, sarà con ogni probabilità il primo dispositivo a montare il nuovo processore A20 Pro, il primo chip Apple realizzato con la tecnologia a 2nm. È qui che i numeri si fanno seri: se il costo di un A19 è stimato intorno ai 90 dollari, un aumento del 50% porterebbe il costo del nuovo A20 Pro a circa 135 dollari per singola unità.

Il dilemma di Apple: margini o clienti?

Questa è la domanda da un milione di dollari. Da un lato, Apple dispone di riserve di cassa sconfinate e potrebbe, in via teorica, assorbire l’aumento dei costi per non alienarsi i clienti. Dall’altro, l’azienda è notoriamente focalizzata sulla protezione dei suoi elevati margini di profitto.

Negli ultimi sei anni, il prezzo di listino degli iPhone è rimasto sorprendentemente stabile, specialmente per i modelli base. Questa nuova pressione sui costi di produzione, la più forte degli ultimi anni, potrebbe costringere Apple a una scelta difficile.

È plausibile ipotizzare una strategia differenziata: Apple potrebbe decidere di assorbire i costi sui modelli di ingresso per mantenere quote di mercato, scaricando però l’intero aumento sui modelli “Pro”, già destinati a un pubblico disposto a spendere di più per la tecnologia più avanzata.

L’aumento dei costi dei chip è ormai una certezza. Resta solo da vedere se, al prossimo keynote, Tim Cook presenterà un assegno a TSMC a nome degli azionisti o se quell’assegno sarà, di fatto, pagato dai consumatori.

Luca Zaninello

Appassionato del mondo della telefonia da sempre, da oltre un decennio si occupa di provare con mano i prodotti e di raccontare le sue esperienze al pubblico del web. Fotografo amatoriale, ha un occhio di riguardo per i cameraphone più esagerati.

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