Crediti: Nothing, Canva
A fine ottobre il brand di Carl Pei ha annunciato il suo cambio di rotta nei confronti delle app bloatware: alcuni smartphone dell’azienda avranno dei software di terze parti preinstallati, a partire da Nothing Phone (3a) Lite. La decisione è stata giustificata in modo in parte sensato dato che i ricavi serviranno a migliorare hardware e servizi di Nothing.
Tuttavia c’è una cosa che proprio non è andata a genio agli appassionati: le polemiche si sono fatte intense, tanto da spingere la compagnia ad una retro marcia parziale.
L’annuncio iniziale aveva lasciato i fan di stucco: Nothing, il marchio minimale e votato alla libertà cede al fascino delle app di terze parti preinstallate. Un passo fondamentale per esplorare modelli di fatturato sostenibili, limitato ai soli dispositivi di fascia media.
La novità è arrivata con Nothing Phone (3a) Lite: il piccolo della famiglia presenta alcune app bloatware ma si tratta di software di uso comune, ossia Facebook, Instagram e Tiktok. Quello che ha fatto infuriare gli appassionati è la presenta delle applicazioni Meta App Installer, Meta App Manager e Meta Services; tutti e tre i servizi non possono essere rimossi, ma solo disabilitati.
A seguito delle polemiche sembra che qualcosa si sia mosso: Nothing ha confermato che entro fine novembre sarà implementata la possibilità di rimuovere completamente i servizi Meta. Comunque il brand consiglia di mantenerle attive per una migliore stabilità di Instagram e Facebook, ma la decisione finale viene messa nelle mani degli utenti.
Il cambio di rotta di Nothing è un segnale importante perché potrebbe indicare la strada da percorrere. Il compromesso può essere possibile trovando il giusto equilibrio tra guadagno (lasciateci passare il termine) ed esperienza utente.
La casa di Carl Pei ha dimostrato di essere attenta alle richieste degli appassionati, inoltre questo dietro front indica che l’azienda ha chiaro il target dei suoi utenti (particolarmente attenti a certe tematiche).
Tuttavia c’è anche da guardare l’altro lato della medaglia, ossia la cosiddetta trappola delle startup di cui abbiamo parlato in un nostro editoriale. La strategia alternativa per apparire diversi dai rivali funziona all’inizio ma non sul lungo periodo. Nothing ha tutte le carte in regola per far parte della categoria:
Pochi smartphone con caratteristiche uniche ed un prezzo contenuto: vi ricorda qualcosa, specialmente a voi veterani del mondo tech cinese? Ora che le cose sono cambiate è il momento di passare ad un modello più sostenibile con smartphone di fascia media e bloatware.
Resta da vedere se Nothing riuscirà a mantenere la sua identità nel corso del tempo: di certo fare un passo indietro e consentire agli utenti di avere pieno controllo sulle app preinstallare è un segnale importante, quindi forse possiamo ben sperare.
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