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Nuovo ban in arrivo per Huawei e ZTE, UE vuole tagliarle fuori dalle reti 5G

L’Unione Europea si prepara a una stretta decisiva e potenzialmente vincolante contro i colossi cinesi delle telecomunicazioni Huawei e ZTE.

Secondo quanto riportato da diverse fonti vicine al dossier, la Commissione Europea sta attivamente esplorando meccanismi legali per imporre un divieto obbligatorio sull’utilizzo delle loro apparecchiature di rete mobile in tutti gli stati membri, citando crescenti preoccupazioni per la sicurezza nazionale.

Huawei e ZTE fuori dal 5G europeo, la svolta è più vicina che mai

Fonte: https://www.scmp.com/news/china/diplomacy/article/2184536/we-need-talk-about-huawei-europe-debates-ban-chinese-tech-giant

La mossa segnerebbe un significativo indurimento della posizione di Bruxelles, trasformando le attuali raccomandazioni, spesso disattese, in obblighi legali.

Al centro dell’iniziativa ci sarebbe la Vicepresidente della Commissione, Henna Virkkunen. L’obiettivo è convertire il “Toolbox per la sicurezza del 5G” del 2020 – un insieme di linee guida che suggeriva agli stati membri di escludere i “fornitori ad alto rischio” – in un requisito legale cogente.

Europa divisa sul da farsi

Finora, le decisioni sull’infrastruttura di telecomunicazioni sono rimaste di competenza nazionale. Tuttavia, la proposta di Virkkunen obbligherebbe di fatto i 27 membri ad allinearsi alle indicazioni di sicurezza della Commissione. Secondo le indiscrezioni, i paesi che non dovessero conformarsi alle nuove regole potrebbero affrontare procedure di infrazione e sanzioni finanziarie.

La ragione di questa accelerazione risiede nella crescente preoccupazione per i rischi posti dai fornitori cinesi, in un contesto di tensioni geopolitiche e commerciali tra l’UE e la Cina, il suo secondo partner commerciale.

Il timore fondamentale è che affidare il controllo di infrastrutture critiche, come le reti 5G, a società con stretti legami con il governo di Pechino possa compromettere gli interessi di sicurezza nazionale del blocco.

La sicurezza delle nostre reti 5G è cruciale per la nostra economia“, ha dichiarato Thomas Regnier, portavoce della Commissione. Pur rifiutando di commentare le speculazioni su un divieto specifico, Regnier ha sottolineato l’urgenza della situazione: “La Commissione esorta gli stati membri che non hanno ancora implementato il 5G Toolbox ad adottare misure pertinenti per affrontare i rischi in modo efficace e rapido. Una mancanza di azione rapida espone l’UE nel suo complesso a un chiaro rischio“.

Questa mancanza di azione è evidente nell’attuale panorama europeo. Mentre nazioni come Germania, Svezia e Finlandia hanno già implementato restrizioni significative sulle apparecchiature di rete cinesi, altri membri importanti, tra cui Spagna e Grecia, continuano a permettere a Huawei e ZTE di operare ampiamente nelle loro reti locali.

Questa disomogeneità, secondo i “falchi” della sicurezza nell’UE, crea una vulnerabilità strategica per l’intero blocco.

Non solo 5G ma anche reti fisse

L’ambizione della Commissione non si fermerebbe al 5G. Si starebbero esaminando anche modi per limitare l’uso di fornitori cinesi nelle reti fisse, in un momento in cui i paesi spingono per la rapida implementazione della fibra ottica.

Inoltre, Bruxelles starebbe considerando misure per dissuadere i paesi extra-UE dall’affidarsi a Huawei, ad esempio minacciando di trattenere i fondi del programma “Global Gateway” destinati a nazioni che utilizzano tali sovvenzioni per progetti che coinvolgono apparecchiature cinesi.

La reazione di Pechino non si è fatta attendere. Lin Jian, portavoce del Ministero degli Affari Esteri cinese, ha criticato duramente la potenziale mossa, definendola una politicizzazione delle questioni commerciali.

La rimozione forzata da parte di alcuni paesi di apparecchiature di telecomunicazione cinesi sicure e di alta qualità non solo ha ritardato il loro progresso tecnologico, ma ha anche causato significative perdite economiche“, ha affermato Lin.

La notizia ha avuto un impatto immediato sui mercati, con i rivali europei di Huawei che hanno beneficiato delle indiscrezioni: le azioni della finlandese Nokia sono salite fino al 2% a Helsinki, mentre la svedese Ericsson ha guadagnato fino all’1,5% a Stoccolma.

La questione non è nuova. Guadagnò rilevanza internazionale durante il primo mandato di Donald Trump, quando Washington mise al bando Huawei e fece forti pressioni sull’Europa affinché seguisse l’esempio. Il “Toolbox” del 2020 fu la risposta europea, ma la sua natura non vincolante ha fallito nel creare un fronte unito.

Ora, la Commissione sembra determinata a forzare la mano, consapevole che scatenerà una battaglia politica con gli stati membri restii e con gli operatori di telecomunicazioni, molti dei quali si oppongono alle restrizioni sostenendo che la tecnologia di Huawei è spesso più economica e avanzata rispetto alle alternative occidentali.

Luca Zaninello

Appassionato del mondo della telefonia da sempre, da oltre un decennio si occupa di provare con mano i prodotti e di raccontare le sue esperienze al pubblico del web. Fotografo amatoriale, ha un occhio di riguardo per i cameraphone più esagerati.

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