Crediti: Sora
Un giudice federale della California ha emesso un’ordinanza restrittiva temporanea contro OpenAI, accogliendo la richiesta della piattaforma di video-messaggi Cameo.
Al centro della disputa, l’uso del termine “Cameo” all’interno dell’app di intelligenza artificiale generativa.
OpenAI si trova ad affrontare un nuovo ostacolo legale riguardante Sora, la sua applicazione di generazione video. Secondo quanto riportato dalla CNBC, il giudice Eumi K. Lee del Distretto Settentrionale della California ha emesso un’ordinanza restrittiva temporanea che vieta a OpenAI di utilizzare il termine “Cameo” all’interno della sua app.
La decisione giunge a seguito di una causa intentata il mese scorso dalla nota piattaforma Cameo, celebre per permettere agli utenti di acquistare video personalizzati da celebrità, la quale ha accusato il gigante dell’intelligenza artificiale di violazione del marchio.
L’ordinanza del giudice, che rimarrà in vigore fino alla scadenza fissata per il 22 dicembre, impone a OpenAI di rivedere la nomenclatura di una delle funzioni più discusse e popolari di Sora.
La disputa nasce dalla confusione generata dalla sovrapposizione dei termini. L’app Sora, che ha debuttato lo scorso 30 settembre insieme al modello Sora 2, include una funzione denominata “Cameo”. Questa permette agli utenti di caricare l’immagine di una persona (che sia una celebrità partner di Sora o un amico) e generare video AI che ne riproducano le sembianze in contesti creati dal nulla.
Dall’altra parte della barricata c’è la piattaforma Cameo, attiva da anni sul mercato. Nel loro ecosistema, un “Cameo” è un prodotto specifico: un video registrato realmente da una celebrità su richiesta di un fan. La società sostiene che l’uso del termine da parte di OpenAI stia diluendo il loro marchio. Nelle notifiche push dell’app originale, infatti, si legge spesso: “Il tuo Cameo da [celebrità] è pronto“, consolidando la parola come identificativo del loro servizio commerciale.
OpenAI ha risposto alle accuse con una dichiarazione ferma alla CNBC: “Non siamo d’accordo con l’affermazione contenuta nella denuncia secondo cui qualcuno possa rivendicare la proprietà esclusiva sulla parola ‘Cameo’, e non vediamo l’ora di continuare a sostenere le nostre ragioni in tribunale“.
La piattaforma Cameo sostiene che la scelta di OpenAI sia stata fatta in “palese disprezzo per l’ovvia confusione che avrebbe creato“. A complicare ulteriormente la situazione vi è la presenza di celebrità, come Mark Cuban e Jake Paul, che sono attive su entrambe le piattaforme. Un utente potrebbe quindi legittimamente confondersi tra un video reale acquistato su Cameo e un video generato dall’IA su Sora.
Inoltre, la gestione dei diritti d’immagine su Sora ha già sollevato perplessità. Sebbene OpenAI utilizzi la maiuscola per indicare la funzione “Cameo” (un dettaglio che secondo l’accusa rafforza l’idea di un uso improprio del marchio), esistono scappatoie per generare video di personaggi noti senza passare per la funzione ufficiale.
È emerso, ad esempio, che è possibile generare video di Michael Jackson (poiché deceduto) o dell’attore Bryan Cranston utilizzando il prompt “Walter White”, aggirando così i filtri standard e aumentando la confusione sui diritti d’autore e d’immagine.
Questa non è l’unica grana legale recente per l’azienda guidata da Sam Altman. La scorsa settimana, anche l’app bibliotecaria OverDrive ha fatto causa a OpenAI, sostenendo che il logo e la filigrana utilizzati da Sora siano troppo simili alla propria icona, creando un ulteriore conflitto di proprietà intellettuale.
Nonostante l’ordinanza del giudice Lee, al momento della stesura di questo articolo e secondo i test effettuati da testate come Gizmodo, il termine “Cameo” risulta ancora presente all’interno dell’app Sora.
Resta da vedere se OpenAI procederà a un rebranding immediato della funzione prima della scadenza del 22 dicembre o se tenterà nuove vie legali per mantenere il nome.
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