Samsung e bloatware: AppCloud e i legami con Israele preoccupano gli utenti

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Crediti: Samsung

Cresce la preoccupazione tra gli utenti e gli esperti di sicurezza informatica riguardo ad AppCloud, un’applicazione poco nota che Samsung preinstalla da anni su molti dei suoi smartphone delle serie Galaxy M, F e A, particolarmente diffusi in India.

Quello che per tempo è stato liquidato come semplice “bloatware”, sta ora attirando un nuovo livello di scrutinio a seguito della sua espansione in diversi mercati dell’Asia Occidentale e del Nord Africa (WANA).

L’app preinstallata da Samsung preoccupa per i suoi legami con Israele

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Contrariamente a quanto il nome possa suggerire, AppCloud non è un servizio di cloud storage. Si tratta, di fatto, di un “app-installer” che suggerisce applicazioni di terze parti durante il processo di configurazione iniziale del dispositivo.

Sui nuovi smartphone Galaxy, AppCloud appare come un passaggio quasi obbligato dell’onboarding, costringendo gli utenti a scegliere se installare o meno le app proposte prima di poter completare la configurazione. Sebbene sia possibile rimandare la scelta, l’app continua a inviare una notifica persistente fino a quando l’utente non completa il processo o non la disabilita manualmente nelle impostazioni.

Per la maggior parte degli utenti, AppCloud è stata a lungo considerata una seccatura: un effetto collaterale della necessità di Samsung di generare entrate aggiuntive, oltre i margini hardware, per competere con gli aggressivi brand cinesi nel mercato indiano.

Tuttavia, scoperte recenti dell’organizzazione no-profit SMEX suggeriscono che AppCloud potrebbe non essere così innocua.

I legami con ironSource e un passato controverso

Dal 2022, Samsung ha iniziato a precaricare AppCloud anche sugli smartphone delle serie A e M nei mercati WANA. Questa implementazione ha immediatamente sollevato allarmi sulla privacy a causa degli stretti legami dell’app con ironSource, una società fondata in Israele e ora di proprietà della statunitense Unity.

La preoccupazione non è solo teorica, ironSource ha un passato controverso: l’azienda gestiva in precedenza un programma chiamato “InstallCore“, diventato tristemente famoso per l’installazione di software senza un chiaro consenso dell’utente e per la sua capacità di aggirare gli avvisi di sicurezza. Questo comportamento ha portato a critiche diffuse e all’inserimento di InstallCore nelle liste nere di diversi noti strumenti anti-malware.

A complicare il quadro c’è una significativa mancanza di trasparenza. Sebbene AppCloud possa essere disabilitata, rimuoverla completamente dal dispositivo è difficile e richiede permessi di “root”. Inoltre, la sua politica sulla privacy non è facilmente reperibile online, sollevando seri interrogativi sul consenso dell’utente e sul tipo di dati che l’applicazione potrebbe raccogliere.

Il contesto geopolitico aumenta le tensioni

La presenza di una componente tecnologica di origine israeliana sugli smartphone Samsung venduti nei paesi WANA introduce un ulteriore livello di complessità. Diverse nazioni in questa regione vietano legalmente alle aziende israeliane di operare sul loro territorio.

Alla luce del delicato e persistente conflitto israelo-palestinese, il precaricamento di un’app legata a una società di tale origine diventa una questione altamente controversa e politicamente sensibile per il colosso coreano.

Sebbene non vi siano prove concrete che l’attuale versione di AppCloud sia impegnata in pratiche di raccolta dati discutibili, il passato di ironSource e l’opacità che circonda l’app stanno generando ansia. Sintomatico è il fatto che, mentre ironSource commercializza una tecnologia simile chiamata “Aura” (utilizzata in Europa, Russia e Stati Uniti), il nome “AppCloud” non compare da nessuna parte sul sito ufficiale dell’azienda.

Esperti di privacy e associazioni di consumatori stanno esortando Samsung a prendere provvedimenti immediati: fornire un’opzione di “opt-out” chiara durante la configurazione, rendere pubblica e accessibile la politica sulla privacy dell’app e, soprattutto, considerare di interrompere del tutto il precaricamento di AppCloud nelle regioni geopoliticamente sensibili.