Crediti: Apple
Dopo la mossa a sorpresa di Google con la serie Pixel 10, anche il gigante dei semiconduttori Qualcomm conferma l’arrivo del supporto cross-platform ad AirDrop sui dispositivi equipaggiati con i suoi chip.
La scorsa settimana, Google ha attivato un supporto reale e funzionante per AirDrop sulla nuova serie Pixel 10. Una mossa che ha colto di sorpresa tutti, abbattendo uno dei “muri” più alti e frustranti tra l’ecosistema Android e quello Apple. Tuttavia, se fino a ieri i possessori di smartphone Android di altri marchi potevano sentirsi esclusi da questa rivoluzione, oggi arrivano notizie rassicuranti direttamente dalla fonte più autorevole in materia di hardware: Qualcomm.
Il produttore di chip statunitense, che produce i chip alla base della stragrande maggioranza dei dispositivi Android di fascia alta (e non solo), ha confermato ufficialmente di essere al lavoro per estendere questa funzionalità di condivisione file multipiattaforma ai telefoni basati su piattaforma Snapdragon.
Questa conferma amplia enormemente il bacino di potenziali dispositivi che presto potrebbero unirsi alla festa dell’interoperabilità tra Quick Share e AirDrop, trasformando quella che sembrava un’esclusiva Pixel in uno standard di settore.
La notizia è emersa in risposta all’annuncio di Google sulla piattaforma X (ex Twitter). L’account ufficiale di Qualcomm ha dichiarato: “Non vediamo l’ora che le persone possano utilizzarlo una volta abilitato su Snapdragon nel prossimo futuro“.
Sebbene l’azienda non sia scesa nei dettagli tecnici specifici, non è infatti ancora chiaro quali processori supporteranno la funzione o se sarà necessario un aggiornamento firmware specifico, la dichiarazione si allinea perfettamente con le precedenti promesse di Google di “lavorare con i partner del settore per rendere la connessione e la comunicazione tra piattaforme un’esperienza sicura e senza soluzione di continuità per tutti gli utenti“.
Non è solo Qualcomm a muoversi in questa direzione. Anche il brand Nothing ha annunciato la scorsa settimana l’intenzione di portare questa funzionalità sui propri dispositivi, posizionandosi come uno dei primi OEM, oltre a Google, a impegnarsi pubblicamente per il supporto alla condivisione cross-platform.
L’entusiasmo per questa nuova interoperabilità ha generato diverse speculazioni, alcune delle quali si sono rivelate inesatte. Gran parte delle storie circolate online suggeriva che questa apertura fosse una conseguenza diretta del Digital Markets Act (DMA) dell’Unione Europea, che avrebbe costretto Apple a deprecare il suo protocollo proprietario AWDL (Apple Wireless Direct Link), l’ingrediente segreto che rende AirDrop così veloce ed efficace.
Tuttavia, un’analisi più approfondita dei documenti relativi all’interoperabilità del DMA smentisce questa teoria. L’Unione Europea richiede semplicemente che Apple implementi il protocollo standard Wi-Fi Aware per garantire un’interoperabilità di base, cosa che Cupertino ha già fatto. I documenti specificano chiaramente che AWDL e Wi-Fi Aware non sono compatibili, ma possono coesistere. Di conseguenza, Apple non ha “aperto” le porte abbandonando la sua tecnologia; al contrario, utilizza ancora AWDL per AirDrop.
Il vero colpo di scena risiede nell’approccio ingegneristico di Mountain View: Google non ha atteso che Apple cambiasse, ma ha integrato il supporto al protocollo AWDL direttamente all’interno di Quick Share. È stato Android ad adattarsi al linguaggio di iPhone, non viceversa.
L’intervento di Qualcomm è il tassello fondamentale che mancava per rendere questa tecnologia disponibile per tutti. Se fosse rimasta confinata ai Pixel 10, l’impatto sul mercato globale sarebbe stato marginale. Con il supporto a livello di chip Snapdragon, invece, milioni di utenti potranno presto inviare foto, video e documenti a un iPhone (e viceversa) senza dover ricorrere a soluzioni terze, compressioni via WhatsApp o invii tramite cloud.
La gelosia verso la “superpotenza” del nuovo Pixel 10 potrebbe dunque avere i giorni contati. Resta ora da vedere come Qualcomm implementerà tecnicamente questa soluzione e se verrà distribuita tramite aggiornamenti software ai dispositivi esistenti o se sarà una prerogativa dei chip di prossima generazione. Quel che è certo è che il fossato che separa Android e iOS non è mai stato così facile da superare.
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