Crediti: Gemini
La lotta contro il telemarketing aggressivo e le truffe telefoniche si arricchisce di un nuovo, fondamentale capitolo.
In uno scenario in cui le chiamate indesiderate continuano a rappresentare una delle maggiori criticità per la privacy e la tranquillità dei cittadini, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) sta delineando una strategia innovativa volta a ripristinare la fiducia nelle comunicazioni telefoniche.
Dopo aver agito sul fronte del blocco tecnico delle numerazioni fittizie, l’attenzione si sposta ora sulla riconoscibilità immediata del chiamante attraverso l’utilizzo bidirezionale dei numeri brevi a tre cifre.
L’idea, illustrata dalla commissaria AGCOM Laura Aria, mira a ribaltare l’attuale paradigma di utilizzo delle numerazioni brevi. Fino a oggi, i numeri a tre cifre sono stati appannaggio esclusivo dei servizi di assistenza clienti operati da compagnie telefoniche e utility, funzionando unicamente in entrata: è l’utente a comporre il numero per ricevere supporto.
La proposta dell’Autorità intende abilitare questi codici anche per le chiamate in uscita.
Questa modifica tecnica permetterebbe ai cittadini di visualizzare sul display del proprio smartphone un numero a tre cifre, identificando “a colpo d’occhio” e senza margine di errore la natura della chiamata.
Se il telefono squilla mostrando un numero breve, l’utente avrà la certezza matematica che a cercare il contatto sia la propria banca, la compagnia assicurativa o il gestore telefonico, e non un call center fraudolento.
La commissaria Aria ha sottolineato come questa misura sia pensata per dissipare l’incertezza che oggi attanaglia i consumatori, spesso incapaci di distinguere una comunicazione di servizio legittima da un tentativo di truffa o di vendita aggressiva.
Il punto di forza di questa iniziativa risiede nella sua architettura tecnica. I numeri brevi, infatti, presentano una caratteristica fondamentale per la sicurezza: non sono replicabili dall’estero. Questo dettaglio rende di fatto inefficace la tecnica del CLI spoofing, ovvero la manipolazione dell’identificativo chiamante spesso utilizzata dai truffatori per far apparire un numero italiano pur chiamando da centralini situati oltre confine.
Per rendere operativa questa rivoluzione del piano di numerazione nazionale, l’AGCOM ha avviato il 17 dicembre una consultazione pubblica della durata di 45 giorni. Questo periodo servirà a raccogliere le osservazioni degli operatori telefonici e delle aziende coinvolte, con l’obiettivo di rendere la misura effettiva presumibilmente agli inizi del 2026.
Le aziende che già dispongono di un numero breve, come i grandi operatori di telefonia, potranno utilizzarlo per il traffico in uscita, mentre altre realtà istituzionali o finanziarie potranno farne richiesta ed ottenerne l’assegnazione.
La necessità di misure tecniche così radicali nasce dalla constatazione dei limiti degli strumenti precedenti. Il Registro pubblico per le opposizioni, disponibile nella sua nuova veste dal 2022, pur rappresentando un diritto sacrosanto per l’utente di manifestare il proprio dissenso, non è riuscito ad arginare il fenomeno delle chiamate illegali, che spesso ignorano deliberatamente le liste di iscrizione.
Di conseguenza, l’AGCOM ha dovuto alzare il livello dello scontro coinvolgendo direttamente gli operatori di rete. I risultati delle recenti azioni di blocco sono emblematici della vastità del problema. Da quando è entrato in vigore il blocco sui finti numeri fissi a metà agosto, il traffico fraudolento si è spostato massicciamente sulle numerazioni mobili.
Tuttavia, l’intervento correttivo attivo dal 19 novembre ha prodotto effetti drastici: le chiamate mobili provenienti dall’estero con numero italiano fittizio sono crollate da una media giornaliera di 34,5 milioni a 7,1 milioni in una sola settimana.
Solo tra il 19 e il 21 novembre sono state bloccate oltre 21 milioni di telefonate, impedendo che raggiungessero i dispositivi degli italiani.
Sebbene il traffico illegale tenda ora a spostarsi verso numerazioni con prefissi esteri o tentativi generati internamente al territorio nazionale, l’introduzione dei numeri a tre cifre si pone come un ulteriore filtro di garanzia, offrendo finalmente agli utenti uno strumento visivo immediato per separare le comunicazioni utili dal rumore di fondo del telemarketing selvaggio.
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