Exynos 2600 è fondamentalmente diverso dai precedenti, ma è un bene?

Samsung Exynos 2600
Crediti: Samsung

Samsung ha recentemente alzato il sipario sulla sua nuova generazione di chip di punta per smartphone Exynos 2600. Sebbene l’attenzione del pubblico si sia inizialmente concentrata sul fatto che si tratti del primo processore per smartphone al mondo realizzato con un processo produttivo a 2nm, un’analisi più approfondita rivela un cambiamento strutturale ancora più radicale.

Per la prima volta dopo anni, il gigante sudcoreano ha scelto di rimuovere una componente chiave che è sempre stata presente nelle generazioni precedenti: il modem 5G integrato.

Exynos 2600 non ha il modem integrato, cosa cambia?

exynos 2600
Crediti: Samsung

Questa decisione segna una netta rottura con il passato. Nelle precedenti iterazioni, come l’Exynos 2400 o l’Exynos 2200, Samsung ha sempre optato per soluzioni “System-on-Chip” (SoC) all-in-one, includendo modem come lo Shannon 5153 direttamente nel die del processore.

L’Exynos 2600, invece, ne è privo. La rimozione non si limita solo alla connettività cellulare: il nuovo chip manca anche di moduli integrati per GPS, Wi-Fi, Bluetooth, UWB e NFC.

Per compensare queste assenze, Samsung dovrà adottare una strategia simile a quella vista spesso nei dispositivi Apple, accoppiando il processore principale a chip dedicati esterni. Secondo le ultime indiscrezioni, l’Exynos 2600 lavorerà in tandem con il nuovo modem esterno Shannon 5410, capace di gestire connettività 2G, 3G, 4G, 5G e persino le comunicazioni satellitari NTN.

Allo stesso modo, per le funzioni wireless a corto raggio, si prevede l’uso del chip S6568, che porterà in dote il supporto al Wi-Fi 7 e al Bluetooth 6.1 sui futuri Galaxy S26 e S26+.

Perché separare SoC e modem?

La domanda che sorge spontanea è perché Samsung abbia scelto di complicare il design hardware rinunciando all’integrazione. La risposta sembra risiedere nella gestione termica e nella massimizzazione delle prestazioni.

Rimuovendo il modem dal die principale, gli ingegneri hanno liberato spazio prezioso sul silicio. Questa area “guadagnata” può essere riutilizzata per potenziare altri blocchi IP, come la CPU, la GPU, la NPU per l’intelligenza artificiale e l’ISP per l’elaborazione delle immagini.

L’obiettivo è quello di permettere a questi componenti critici di occupare più superficie e integrare più transistor, garantendo prestazioni superiori rispetto al passato. A questo si aggiunge l’implementazione del “Heat Path Block” (HPB), una soluzione progettata per migliorare la dissipazione del calore.

In teoria, separare le fonti di calore (il modem dal processore) e utilizzare un processo a 2nm dovrebbe consentire all’Exynos 2600 di sostenere carichi di lavoro elevati per periodi più lunghi senza soffrire di throttling termico.

L’efficienza energetica è da verificare

Tuttavia, questa medaglia ha un rovescio che non può essere ignorato. Storicamente, i SoC con modem integrato sono considerati superiori in termini di efficienza energetica e gestione degli spazi interni dello smartphone.

Avere un modem esterno implica la necessità di alimentare due chip distinti invece di uno solo, e la comunicazione dati tra il processore e il modem esterno richiede energia supplementare. È quindi plausibile ipotizzare che un modem esterno possa consumare più energia rispetto a una soluzione integrata, impattando potenzialmente sulla durata della batteria.

D’altra parte, non è una regola assoluta: Apple ha utilizzato modem esterni per anni mantenendo un’autonomia eccellente, dimostrando che l’ottimizzazione gioca un ruolo cruciale.

Al momento è impossibile emettere un verdetto definitivo senza avere il dispositivo tra le mani; solo i test reali sul campo potranno dirci se i vantaggi termici e prestazionali del design a 2nm riusciranno a compensare l’eventuale maggior consumo energetico della soluzione a due chip.