Crediti: Google
Recenti indiscrezioni suggeriscono un avvicinamento significativo tra due colossi della tecnologia: Google e Samsung Electronics.
Al centro di queste trattative vi sarebbe la produzione della prossima generazione di Tensor Processing Unit (TPU), i chip proprietari di Mountain View progettati specificamente per accelerare i carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale.
Le voci di corridoio si sono intensificate in seguito a un rapporto circolato sulla piattaforma social X, secondo il quale alti dirigenti di Google avrebbero recentemente visitato lo stabilimento di fabbricazione di semiconduttori di Samsung situato a Taylor, in Texas.
L’obiettivo della visita non sarebbe stato puramente formale, ma focalizzato su discussioni operative riguardanti la capacità produttiva del gigante sudcoreano. Nello specifico, i dirigenti di Mountain View volevano valutare quanti TPU la divisione Samsung Foundry sarebbe in grado di fornire nel prossimo futuro.
Questa notizia giunge poco dopo un altro rumor, poi smentito dalla stessa Samsung, che vedeva l’azienda coreana come fornitore delle memorie HBM4 per i chip di Google.
Tuttavia, mentre la questione delle memorie è stata accantonata, l’attenzione si è spostata sul cuore stesso del componente: la fabbricazione del processore. Se l’accordo andasse in porto, confermerebbe Samsung non solo come fornitore di componenti accessori, ma come partner primario nella litografia dei processori più avanzati di Google.
La mossa di Google di cercare un partner affidabile per la produzione dei suoi TPU non è casuale, ma risponde a una precisa esigenza di mercato: l’indipendenza e l’efficienza economica. I nuovi TPU, sviluppati in stretta collaborazione con Broadcom, sono progettati per essere una risposta diretta al dominio incontrastato di Nvidia nel settore hardware per l’AI.
Secondo le stime, i nuovi acceleratori di Google promettono di costare l’80% in meno rispetto ai costosissimi chip H100 di Nvidia, pur offrendo prestazioni simili, se non addirittura superiori, in determinati ambiti di calcolo.
In un momento in cui le aziende tecnologiche spendono miliardi per addestrare modelli linguistici sempre più complessi, la possibilità di ottenere un hardware performante a una frazione del costo attuale rappresenta un vantaggio competitivo inestimabile.
Affidare la produzione a Samsung Foundry permetterebbe a Google di scalare la produzione e ridurre ulteriormente la dipendenza dai fornitori esterni dominanti.
Per Samsung, l’acquisizione di un cliente del calibro di Google segnerebbe la definitiva rinascita della sua divisione chip-making. Negli ultimi anni, Samsung Foundry ha dovuto affrontare diverse difficoltà nel reperire grandi clienti, perdendo terreno rispetto ai competitor. Tuttavia, l’azienda ha investito massicciamente in ricerca e sviluppo, compiendo progressi notevoli nella tecnologia di fabbricazione.
Il fiore all’occhiello di questa evoluzione è lo sviluppo del nodo di fabbricazione di seconda generazione a 2 nanometri, noto come SF2P, su cui verrà prodotto anche Exynos 2600. Questa tecnologia all’avanguardia ha riacceso l’interesse dei grandi player del settore.
Grazie a queste innovazioni, Samsung è riuscita recentemente ad aggiudicarsi contratti di fornitura con aziende leader come Apple e Tesla. Le prospettive di crescita non si fermano qui: si vocifera che il brand sia prossimo a stringere accordi anche con AMD e con xAI di Elon Musk.
Se Google dovesse ufficialmente “salire sul carro” affidando la produzione dei suoi TPU a Samsung, il business della fabbricazione di chip del colosso coreano riceverebbe un impulso notevole, consolidando la sua posizione come alternativa credibile e potente nel mercato globale dei semiconduttori, pronto a fiorire ulteriormente nei prossimi anni.
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