Il mondo della telefonia ha subito una frattura sismica nel maggio del 2019, quando l’inserimento di Huawei nella “Entity List” degli Stati Uniti ha di fatto costretto il colosso cinese a rivedere la propria strategia.
Quella decisione non ha rappresentato una semplice sanzione commerciale, ma un blocco operativo che impediva al produttore di collaborare con fornitori americani chiave, Google in primis.
La conseguenza immediata fu l’impossibilità di installare la versione commerciale di Android dotata dei Google Mobile Services (GMS): niente Play Store, niente Gmail, YouTube o Google Maps. Per i dispositivi lanciati successivamente, Huawei fu costretta a ripiegare sulla versione open-source di Android (AOSP).
Tuttavia, l’esperienza utente offerta dalla versione AOSP, per quanto funzionale nelle capacità telefoniche di base, appariva scarna e priva di attrattiva se paragonata alla ricchezza dell’ecosistema Google.
Fu in questo contesto di necessità e urgenza che nacque HarmonyOS. Quello che inizialmente sembrava un esperimento di sopravvivenza ha trovato la sua prima incarnazione fisica nella serie Huawei P50 del 2021, segnando l’inizio di una lenta ma inesorabile risalita.
Oggi, quella scommessa sembra aver dato i suoi frutti, trasformando una soluzione di emergenza in un ecosistema maturo e competitivo.
HarmonyOS ha 27 milioni di utenti, tutto grazie ai blocchi USA

I dati recenti dipingono un quadro di stabilità che va ben oltre la semplice resilienza. Secondo le ultime rilevazioni, le versioni più recenti del sistema operativo, HarmonyOS 5 e HarmonyOS 6, contano complessivamente 27 milioni di utenti.
Huawei ha definito questa cifra come il superamento della “linea di sopravvivenza“, un indicatore critico che suggerisce come la piattaforma abbia ormai raggiunto la massa critica necessaria per essere considerata commercialmente vitale e sostenibile nel lungo periodo.
Non si tratta più di un prodotto di nicchia: con oltre 100.000 nuove attivazioni di dispositivi ogni giorno e un supporto in costante crescita da parte degli sviluppatori, HarmonyOS si sta affermando come un legittimo terzo polo in un mercato duopolistico dominato da iOS e Android.
L’ecosistema è supportato da 10 milioni di sviluppatori e capace di generare quotidianamente oltre 88 milioni di download e aggiornamenti di applicazioni.
L’ultima iterazione, HarmonyOS 6, rilasciata ai consumatori cinesi in ottobre, ha introdotto funzionalità avanzate, inclusa una tecnologia di condivisione file wireless che permette il trasferimento dati tra dispositivi Huawei e Apple, abbattendo barriere storiche tra i due mondi.
Il sorpasso sul mercato cinese e il ritorno alla vetta
La validità della strategia di Huawei è confermata dai numeri del mercato domestico. Durante il secondo trimestre dell’anno, HarmonyOS ha conquistato il 17% della quota di mercato dei sistemi operativi per smartphone in Cina, superando seppur di poco il 16% detenuto da iOS di Apple.
Questo risultato segna il sesto trimestre consecutivo in cui il sistema operativo di Huawei ha battuto la concorrenza di Cupertino sul suolo cinese, posizionandosi come il secondo sistema operativo mobile del Paese, subito dietro al dominio ancora netto di Android che detiene il 66%.
A trainare questa espansione software c’è una ritrovata forza nel comparto hardware. La società di ricerca BCI ha segnalato che Huawei ha riconquistato la posizione di primo venditore di smartphone in Cina tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre.
Il motore di questo successo è stato il lancio della serie Mate 80 e del pieghevole Mate X7. Questi dispositivi hanno permesso all’azienda di superare nuovamente Apple nelle vendite, dimostrando che l’interesse dei consumatori per il marchio è tutt’altro che sopito.
La prossima frontiera è l’indipendenza nei semiconduttori
Nonostante i successi software, l’orizzonte di Huawei presenta ancora sfide tecnologiche formidabili. La prossima grande battaglia dell’azienda si sposta ora sul fronte della litografia e della produzione di chip avanzati. Mentre i giganti globali come Samsung e TSMC stanno già distribuendo chip realizzati con nodi a 2 nanometri, la principale fonderia cinese, SMIC, incontra difficoltà nel produrre chip oltre la classe dei 5 nanometri.
Questo divario tecnologico significa che i processori Kirin di Huawei devono competere con un handicap in termini di potenza ed efficienza energetica rispetto alle controparti Apple e Qualcomm.
L’ostacolo principale rimane l’accesso ai macchinari per la litografia ultravioletta estrema (EUV), prodotti esclusivamente dall’azienda olandese ASML.
A causa delle restrizioni concordate tra Paesi Bassi e Stati Uniti, l’export di queste macchine verso la Cina è bloccato, costringendo Huawei a dover tentare l’impossibile: sviluppare internamente un proprio sistema di litografia avanzata per garantire il futuro delle proprie prestazioni hardware.








