L’egemonia creativa di Apple ha spesso oscurato i tentativi del mondo Windows di proporre workstation mobili che fossero al contempo eleganti e brutalmente potenti.
Con l’ASUS ProArt P16 (qui il modello H7606WX), il produttore taiwanese non cerca semplicemente di inseguire Cupertino, ma propone una filosofia che punta a integrare la massima densità di calcolo oggi possibile in uno chassis trasportabile.
Dopo settimane di test intensivi tra set fotografici, montaggio video e sessioni di scrittura, è chiaro che questa macchina, equipaggiata con la mostruosa NVIDIA GeForce RTX 5090, una CPU basata sull’architettura Zen 5 di AMD, 64GB di RAM e ben 4TB di archiviazione SSD, non si posiziona solamente come un’alternativa ma come la prima scelta.
Lo chassis del ProArt P16 è un esercizio di minimalismo funzionale. Realizzato in lega metallica e rifinito nel colore “Nano Black“, utilizza una nano-texturizzazione anodizzata che offre una resistenza superiore alle impronte digitali rispetto ai tradizionali laptop neri, pur mantenendo una sensazione setosa al tocco.
Con uno spessore di 14,9 mm e un peso di 1,85 kg la densità è percepibile, ma a confronto un MacBook Pro 16 pesa oltre 2 kg. La cerniera “Stealth Hinge” è progettata per scomparire visivamente e favorire il flusso d’aria del sistema di raffreddamento a tre ventole (“Tri-Fan technology“).
La qualità costruttiva è certificata secondo gli standard militari MIL-STD 810H, il che mi dà una certa tranquillità quando lo infilo nella borsa fotografica insieme a obiettivi e altri accessori.
La dotazione di porte vi permetterà di dimenticarvi di tutti i dongle che siete abituati a collegare al vostro portatile. A sinistra troviamo l’ingresso proprietario per l’alimentazione (necessario per gestire i picchi di carico oltre i 100W), una porta HDMI 2.1 FRL (Fixed Rate Link) capace di gestire flussi video 8K a 60Hz o 4K a 120Hz senza compressione chroma subsampling, una USB 4 Type-C con banda passante di 40 Gbps (compatibile con DisplayPort e Power Delivery) e una USB 3.2 Gen 2 Type-A.
Sul lato destro, ASUS ha posizionato una seconda USB 3.2 Gen 2 Type-C, un’altra USB-A e, soprattutto, un lettore di schede SD Express 7.0.
Questa non è la solita slot UHS-II: l’interfaccia SD Express 7.0 sfrutta il protocollo PCIe per raggiungere velocità di trasferimento teoriche fino a 985 MB/s, permettendo ai fotografi e videomaker di scaricare gigabyte di girato in una frazione del tempo solitamente richiesto.
La webcam integrata è una Full HD con sensori IR per Windows Hello, garantendo sblocchi biometrici istantanei e sicuri. Il riconoscimento facciale è istantaneo, anche al buio completo, rendendo l’accesso al sistema veloce come su uno smartphone.
La qualità video è buona per le call di lavoro, con una gestione dell’esposizione decente, anche se non raggiunge la nitidezza cristallina delle migliori webcam esterne o degli ultimi MacBook Pro.
Sul fronte audio, il sistema a 6 speaker offre un suono ricco e potente. C’è una buona separazione stereo e i bassi sono presenti, anche se non raggiungono la profondità fisica che Apple riesce magicamente a estrarre dai suoi chassis.
Per montare un video al volo o ascoltare musica mentre si lavora, sono più che adeguati e non distorcono nemmeno al massimo volume.
L’esperienza di input è di primissima qualità. La tastiera offre una corsa di 1,7 mm con tasti concavi (dish) di 0,2 mm, garantendo un feedback deciso e silenzioso, ideale per lunghe sessioni di scrittura. La retroilluminazione bianca è uniforme e professionale, tuttavia è il touchpad ad avermi sorpreso di più.
A differenza della ghiera fisica presente sui modelli Studiobook, il P16 integra l’ASUS DialPad, una ghiera virtuale attivabile con uno swipe nell’angolo superiore destro dell’ottimo trackpad in vetro.
Il controller rotativo virtuale si illumina e offre un controllo analogico preciso sul software. In applicazioni come Adobe Lightroom o Premiere Pro, la sinergia è immediata: ruotando il dito si regola l’esposizione, si scorre la timeline frame-by-frame o si varia la dimensione del pennello senza staccare gli occhi dal lavoro.
Sebbene manchi il feedback aptico di una ghiera meccanica, la sensibilità è tarata finemente tramite il ProArt Creator Hub, rendendolo uno strumento potente una volta acquisita la memoria muscolare.
Il tasto di accensione non integra un lettore di impronte, rimpiazzato dal sistema Windows Hello con fotocamera IR.
Il pannello scelto da ASUS è, senza mezzi termini, uno dei migliori mai montati su un laptop. Parliamo di un’unità Tandem OLED da 16 pollici con risoluzione 4K+ (3840 x 2400) in formato 16:10.
Non è solo un pannello eccellente per via della risoluzione, il refresh rate è a 120Hz con un tempo di risposta di 0,2 ms. La fluidità in fase di navigazione, editing e gaming è assoluta, eliminando quasi del tutto il motion blur.
La fedeltà cromatica è garantita da una copertura del 100% dello spazio colore DCI-P3 e una calibrazione di fabbrica con Delta E < 1, validata da Pantone. Per un fotografo come me, questo significa fiducia totale: ciò che si vede a schermo corrisponde al file RAW.
La luminosità di picco raggiunge i 1600 nit in HDR (certificazione VESA DisplayHDR True Black 1000), offrendo un contrasto infinito grazie ai neri assoluti dell’OLED.
L’unico compromesso è la finitura lucida del touchscreen (necessaria per il supporto stilo MPP 2.0) che, sebbene trattato con un rivestimento atto a ridurre il problema, rimane abbastanza riflettente se messo alla prova con le luci più forti.
Il processore è l’AMD Ryzen AI 9 HX 370, basato sull’architettura ibrida Zen 5. Con 12 core fisici (4 core Zen 5 ad alte prestazioni e 8 core Zen 5c ad alta efficienza) e 24 thread, questo chip raggiunge frequenze di boost fino a 5,1 GHz.
La cache totale di 36 MB e l’IPC migliorato di Zen 5 garantiscono prestazioni multicore eccezionali, superando i 1500 punti in Cinebench 2024 e rivaleggiando con le CPU desktop di fascia alta.
Ma la vera novità del 2025 è l’integrazione della NPU (Neural Processing Unit) basata su architettura XDNA 2, capace di erogare fino a 50 TOPS (Trillions of Operations Per Second).
Perché questo è rilevante per noi creativi? Perché Adobe, Blackmagic e Topaz Labs stanno riscrivendo i loro software per appoggiarsi alla NPU per compiti come la maschera automatica dei soggetti, il denoising AI e l’upscaling. Avere 50 TOPS dedicati significa liberare la GPU e la CPU per il rendering puro, migliorando la reattività generale del sistema.
L’unità in prova arriva con 64GB di RAM LPDDR5X. Purtroppo, come da trend moderno per mantenere il profilo sottile, la memoria è saldata sulla scheda madre. Sebbene 64GB siano sufficienti per il 99% dei flussi di lavoro attuali, l’impossibilità di upgrade futuro è un limite da considerare per chi prevede di tenere la macchina per 5-6 anni.
Sul fronte storage, ASUS ci vizia: 4TB di spazio totale, configurati come due SSD NVMe PCIe 4.0 da 2TB ciascuno. Le velocità sono impressionanti, con letture sequenziali che sfiorano i 7GB/s. Avere 4TB interni significa poter tenere l’intero archivio fotografico dell’anno e i progetti video correnti direttamente sulla macchina, senza essere legati agli SSD esterni.
Per i creator non è solo la CPU ad essere importante, edd infatti il modello da noi provato è dotato di una GPU NVIDIA GeForce RTX 5090 Laptop. Basata sull’architettura Blackwell, questa scheda è equipaggiata con ben 24 GB di VRAM GDDR7.
La VRAM dedicata è fondamentale per il rendering 3D complesso, dove le texture ad alta risoluzione possono saturare rapidamente la memoria unificata dei Mac di fascia media (che spesso si fermano a 18GB o 36GB condivisi per tutto il sistema). Inoltre, la compatibilità con i driver NVIDIA Studio garantisce stabilità nelle applicazioni professionali. La larghezza di banda della memoria GDDR7 permette di muovere asset giganti in tempo reale.
L’esportazione video è fulminea grazie ai doppi encoder NVENC di ottava generazione.
Nel P16, il TGP è configurato tra 115W e 120W (con Dynamic Boost), un valore ottimizzato per lo chassis sottile. Nonostante non raggiunga i 175W dei laptop da gaming più spessi, l’efficienza dell’architettura Blackwell permette alla 5090 di ottenere punteggi grafici in 3DMark Time Spy superiori ai 24.000 punti, surclassando nettamente le RTX 4090 della generazione precedente. Collegato all’alimentatore da 240W, il sistema è inarrestabile.
Tuttavia, scollegando la spina, troviamo i primi limiti. La batteria non può erogare l’amperaggio necessario per sostenere CPU e GPU al massimo. Si osserva un calo prestazionale che può variare dal 30% al 50% nei carichi combinati. Il sistema disattiva la RTX 5090 e usa la grafica integrata Radeon 890M, che è molto efficiente.
Per l’editing fotografico o il montaggio video leggero, la macchina rimane reattiva, ma per il rendering pesante o il gaming AAA, l’alimentatore è obbligatorio.
La gestione termica è eccellente per un dispositivo così sottile. In modalità “Prestazioni”, le ventole sono udibili ma il rumore è un fruscio costante e non fastidioso. In modalità “Standard” o “Whisper”, il sistema è sorprendentemente silenzioso, perfetto per ambienti d’ufficio.
La batteria da 90Wh offre un’autonomia rispettabile per la categoria, ma variabile. In scenari di produttività leggera (navigazione web, scrittura), grazie all’efficienza dei core Zen 5c, è possibile sfiorare le 8-10 ore di utilizzo.
Tuttavia, sotto carico creativo intenso, l’autonomia scende drasticamente a 1,5-2 ore, un comportamento tipico delle architetture x86 ad alte prestazioni rispetto all’efficienza ARM dei chip Apple. A paragone, un MacBook Pro 16 con M4 Pro può fare editing video per 6-8 ore e navigazione web per 15-20 ore.
La ricarica supporta lo standard Power Delivery via USB-C fino a 100W, permettendo di viaggiare leggeri con un caricatore GaN universale per carichi di lavoro non intensivi, lasciando a casa il “mattone” da 240W quando non è necessaria la massima potenza GPU.
Il P16 arriva con Windows 11 Pro e la certificazione Copilot+ PC. Questo sblocca funzioni come i Sottotitoli in tempo reale, gli effetti avanzati di Windows Studio per le videochiamate e la controversa funzione Recall (in anteprima) per la ricerca semantica nella cronologia di tutto quello che si fa sul PC.
ASUS arricchisce l’esperienza con software proprietario ben realizzato. MuseTree è un’applicazione di AI generativa locale che sfrutta la RTX 5090 per creare immagini da bozze o prompt testuali senza inviare dati al cloud, garantendo privacy e velocità.
StoryCube agisce come un DAM (Digital Asset Manager) intelligente, utilizzando l’AI per catalogare foto e video in base a volti, luoghi e scene, integrandosi nativamente anche con l’ecosistema cloud di GoPro.
Non mancano utility di gestione come il ProArt Creator Hub per la calibrazione del colore (in collaborazione con X-Rite) e la gestione delle ventole. Lato bloatware, si segnala la presenza di McAfee e alcune app promozionali che un utente “pro” vorrà disinstallare immediatamente.
Il confronto è inevitabile. Il MacBook Pro 16 con M4 Max rimane il re dell’efficienza: offre prestazioni quasi identiche sia a batteria che a corrente, un sistema audio superiore e un trackpad aptico ancora ineguagliato. Il sistema macOS da accesso a software dedicati come Final Cut e gestisce la memoria unificata in modo eccellente, ma condivide la RAM tra CPU e GPU.
L’ASUS ProArt P16 vince sulla forza bruta e sulla specializzazione. La RTX 5090 con 24GB di VRAM dedicata GDDR7 è un vantaggio critico per rendering 3D (Octane, Redshift), simulazioni e flussi di lavoro AI che saturano rapidamente la memoria unificata dei Mac o che beneficiano dei core CUDA e Tensor dedicati.
Inoltre, la compatibilità con l’intero catalogo di giochi PC e software specifici per Windows (CAD/CAM, VR) è un fattore determinante.
Un MacBook Pro 16 M4 Pro configurato in modo simile (48GB RAM, 4TB SSD) costa cifre comparabili, ma ha una GPU nettamente inferiore. Per avere prestazioni GPU che si avvicinano (ma non eguagliano) alla 5090, dovreste prendere un M4 Max full-optional, spendendo molto di più.
ASUS ProArt P16 è quindi una macchina che non chiede permesso. È costosa, scalda quando spinta al limite e richiede il suo alimentatore per brillare davvero. Tuttavia, per il professionista che necessita di potenza grafica desktop in uno zaino, di un display OLED 4K calibrato alla perfezione e di porte vere (SD Express, HDMI 2.1), non esiste alternativa migliore nel mondo Windows.
Se la vostra priorità è l’autonomia infinita e il silenzio assoluto, il MacBook Pro resta la scelta più saggia. Ma se il vostro lavoro richiede CUDA, VRAM dedicata massiccia, un touchscreen per il disegno e la libertà di un sistema operativo aperto, il ProArt P16 non è solo un’alternativa ma è lo strumento superiore.
È costoso? Sì, in modo quasi doloroso, superando i 4.000 euro. Ma la combinazione di display OLED 4K a 120Hz, Zen 5 e RTX 5090 in questo form factor giustifica ogni euro del suo prezzo vertiginoso per il professionista che lo utilizzerà al massimo per il suo lavoro.
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