Quando quasi un milione di studenti di New York sono tornati a scuola lo scorso settembre, si sono trovati di fronte a una nuova, rigida realtà: il divieto di utilizzare gli smartphone.
Le amministrazioni scolastiche e i governi locali, spinti dalla necessità di arginare le distrazioni in classe, hanno imposto che i telefoni venissero lasciati a casa o sigillati in apposite buste per l’intera durata della giornata scolastica.
Questo ha portato alla luce una grave carenza nelle conoscenze dei giovani d’oggi che in pochi si sarebbero aspettati.
Gli studenti non sanno più che ora è, e non è per la mancanza di orologi

La governatrice di New York, Kathy Hochul, firmataria del provvedimento, ha cercato di rassicurare gli studenti contrariati, affermando che questa misura li avrebbe resi “più intelligenti” grazie a una maggiore attenzione durante le lezioni.
Sebbene la maggior parte dei genitori si sia dichiarata favorevole al divieto, non sono mancate le preoccupazioni riguardo all’impossibilità di contattare i propri figli in caso di emergenza (si sono scordati che la scuola ha un telefono che può ricevere ed effettuare chiamate?).
Tuttavia, ciò che nessuno aveva previsto era che la rimozione della tecnologia avrebbe fatto emergere una carenza fondamentale nelle competenze di base degli adolescenti.
L’amara scoperta
Una volta che gli schermi digitali sono spariti dalle tasche e dai banchi, gli insegnanti di New York hanno iniziato a notare un fenomeno sconcertante. Madi Mornhinweg, insegnante di inglese in una scuola superiore di Manhattan, ha raccontato di essere stata costantemente interrotta dagli studenti con la stessa domanda: “Professoressa, che ore sono?“.
La risposta a questo quesito, apparentemente banale, risiedeva nell’orologio analogico appeso al muro della classe, ma per gli studenti risultava indecifrabile. Abituati esclusivamente ai display digitali dei loro smartphone, molti liceali non possiedono più la capacità di interpretare la posizione delle lancette.
La frustrazione è cresciuta al punto che l’insegnante si è ritrovata a dover spiegare rudimenti basilari, indicando quale fosse la lancetta grande e quale quella piccola, per permettere agli alunni di capire quanto mancasse alla fine della lezione.
Tiana Millen, assistente preside presso la Cardozo High School nel Queens, ha confermato che il divieto ha svelato come molti adolescenti abbiano perso una competenza tradizionale cruciale, non essendo affatto abituati a leggere quadranti non digitali.
Un problema educativo?
Nonostante la confusione legata all’orario, l’amministrazione scolastica ha definito il divieto un successo. Senza la costante distrazione dei telefoni, il traffico nei corridoi è diventato più scorrevole e gli studenti hanno ricominciato a socializzare durante il pranzo e a concentrarsi meglio in classe.
Si è venuta a creare, tuttavia, una situazione paradossale: gli studenti arrivano in classe in anticipo perché non si attardano sui social media, ma non si rendono conto di essere in anticipo proprio perché non sanno leggere l’orologio che hanno di fronte.
Il Dipartimento dell’Istruzione ha sottolineato che nei programmi scolastici di New York l’insegnamento della lettura dell’orologio è previsto tra la prima e la seconda elementare. I funzionari hanno ribadito che termini come “in punto“, “mezza” e “un quarto” vengono insegnati nei primi anni di scuola, sostenendo che, anche in un mondo sempre più digitale, nessuna abilità tradizionale dovrebbe essere abbandonata.
Il divario generazionale e lo scambio di competenze
La situazione ha generato reazioni miste anche tra gli stessi studenti. Fuori dalla Midwood High School di Brooklyn, alcuni ragazzi hanno ammesso che, pur sapendo leggere l’orologio, conoscono molti coetanei che non ne sono capaci.
Farzona Yakuba, una studentessa di 15 anni, ha confessato che spesso prevale la pigrizia: è più facile chiedere l’ora a qualcun altro piuttosto che sforzarsi di decifrare il quadrante, un’abitudine che lei stessa ammette di avere.
L’ironia finale di questa vicenda risiede nel rovesciamento dei ruoli. Mentre gli studenti si rivolgono agli insegnanti per compiti analogici basilari, i docenti dipendono spesso dagli alunni per navigare nel mondo digitale.
La professoressa Mornhinweg ha raccontato un episodio in cui, incapace di aprire un file PDF a causa di un nuovo software, è stata salvata dai suoi stessi studenti. Si può discutere sul fatto che nel 2025 un insegnante dovrebbe essere in grado di portare a compimento operazioni così basilari, ma questa è una storia per un altro momento…
In un momento di panico tecnologico dell’insegnante, i ragazzi sono intervenuti con naturalezza per risolvere il problema, dimostrando che se da un lato si stanno perdendo vecchie abilità, dall’altro le nuove generazioni possiedono una fluidità digitale indispensabile per il futuro.








