Crediti: Gemini
Sembra trascorsa un’era geologica da quando Steve Ballmer, l’allora CEO di Microsoft, reagì con una risata quasi incredula all’annuncio del primo iPhone.
Era il 2007 e l’idea di proporre al pubblico un telefono da 499 dollari per la versione da 4GB, o 599 dollari per quella da 8GB, appariva come una scommessa azzardata, se non addirittura folle, specialmente per un dispositivo privo di tastiera fisica.
Quella cifra, che un tempo rappresentava il tetto massimo per l’elettronica di consumo mobile di massa, oggi assume un significato completamente diverso.
Non serve essere analisti finanziari per notare come i prezzi siano lievitati, ma i dati recenti confermano che quella che un tempo era la soglia del lusso è diventata, di fatto, la normalità.
Se oggi i modelli di punta superano agilmente le quattro cifre, una tendenza consolidata dall’iPhone X, la vera notizia risiede nel costo medio che l’utente globale sostiene per acquistare un dispositivo. Secondo le rilevazioni di Counterpoint Research, l’ultimo trimestre del 2025 ha segnato un punto di svolta storico per il mercato della telefonia mobile.
Per la prima volta in assoluto, il prezzo medio di vendita (ASP) di uno smartphone ha sfondato il muro dei 400 dollari, assestandosi precisamente a 402 dollari. Si tratta di un salto notevole rispetto ai 350 dollari registrati nel trimestre precedente.
Questo slancio ha portato il fatturato globale del settore a toccare la cifra record di 135 miliardi di dollari negli ultimi tre mesi dell’anno, con una crescita annuale del 7% e un aumento delle spedizioni del 4%.
Analizzando le dinamiche interne al mercato, emerge come Apple continui a giocare un ruolo da protagonista assoluto nel trainare i profitti. Grazie al lancio della serie iPhone 17, l’azienda di Cupertino ha catalizzato ben il 57% delle entrate globali dell’intero settore durante il quarto trimestre.
Le performance registrate in mercati chiave come Cina, Nord America e America Latina hanno confermato la solidità del brand, capace di mantenere alto il valore percepito dei propri prodotti nonostante le fluttuazioni economiche.
Diverso è il discorso per Samsung, che pur mantenendo la seconda posizione per ricavi con l’11% del totale, ha vissuto una fase contrastante. Il colosso sudcoreano ha visto crescere le spedizioni del 17%, un risultato eccellente guidato però principalmente dalla serie Galaxy A, ovvero la fascia media e medio-bassa.
Al contrario, la domanda per i dispositivi pieghevoli e per i top di gamma più costosi ha subito una flessione. Questa combinazione di fattori ha causato un calo drastico del prezzo medio di vendita dei dispositivi Samsung, sceso del 20% su base annua.
In sostanza, l’azienda ha venduto molto di più, ma incassando mediamente meno per ogni singola unità.
Nel frattempo, altri attori come OPPO e Xiaomi hanno mostrato andamenti peculiari. OPPO si è distinta come il brand in più rapida crescita, registrando anche il maggiore aumento del prezzo medio di vendita (+6%), segnale di un efficace riposizionamento verso l’alto.
Xiaomi, nonostante un calo nelle spedizioni e nei ricavi dovuto a difficoltà in India e Cina, è riuscita comunque ad alzare il proprio prezzo medio del 3% grazie al successo di alcuni modelli premium.
Guardando al futuro, gli esperti non prevedono inversioni di tendenza, anzi. Tarun Pathak, Research Director di Counterpoint, suggerisce che i prezzi sono destinati a salire ulteriormente.
La causa principale non sarà solo l’inflazione, ma l’evoluzione tecnologica stessa. La crescente domanda di funzionalità basate sull’intelligenza artificiale generativa impone requisiti hardware sempre più stringenti, in particolare per quanto riguarda le memorie DRAM e NAND.
L’aumento dei costi di questi componenti essenziali, che ha già iniziato a impattare i margini di produttori come Apple, diventerà un fattore determinante nel 2026.
Secondo le analisi, questo scenario costringerà i produttori ad alzare ulteriormente i listini, portando potenzialmente a una contrazione delle spedizioni globali.
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