Crediti: Meta
Il modello di business dei social network sta attraversando una fase di profonda trasformazione e Meta, la holding che controlla le piattaforme più utilizzate al mondo, sembra pronta a scommettere pesantemente su una nuova direzione.
L’azienda di Mark Zuckerberg ha confermato a TechCrunch l’intenzione di avviare, nei prossimi mesi, una fase di test per introdurre abbonamenti opzionali su Facebook, Instagram e WhatsApp.
L’obiettivo non è sostituire le versioni gratuite, che rimarrà al centro dell’esperienza, ma affiancarla a un livello “premium” capace di sbloccare strumenti avanzati dedicati alla produttività, alla creatività e, soprattutto, all’intelligenza artificiale.
Al centro di questa nuova strategia commerciale si colloca l’investimento massiccio in tecnologie di intelligenza artificiale. Meta ha delineato un piano ambizioso che prevede l’utilizzo di “Manus“, un agente AI acquisito recentemente per una cifra che si aggira intorno ai 2 miliardi di dollari.
L’azienda intende adottare un approccio duplice con questa tecnologia: da un lato continuerà a vendere soluzioni business dedicate, dall’altro integrerà Manus direttamente nei prodotti di consumo.
Tracce di questo lavoro sono già state individuate dallo sviluppatore e reverse engineer italiano Alessandro Paluzzi, che ha scovato una scorciatoia per Manus AI in fase di sviluppo all’interno di Instagram.
Parallelamente, la monetizzazione toccherà anche Vibes, il generatore di video basato sull’IA integrato nell’ecosistema Meta. Se finora Vibes è stato accessibile gratuitamente permettendo agli utenti di creare e remixare clip, il futuro prevede un modello freemium.
L’accesso base rimarrà libero, ma per sbloccare capacità di generazione video aggiuntive e rimuovere i limiti mensili sarà necessario passare alla cassa.
Questo segna un passaggio cruciale. Le funzionalità più innovative e computazionalmente costose non saranno più un regalo per la crescita della piattaforma, ma un servizio a valore aggiunto.
Sebbene Meta non abbia ancora ufficializzato il listino prezzi o i dettagli specifici per ogni app, le indiscrezioni offrono già un quadro piuttosto chiaro di ciò che potrebbe convincere gli utenti a pagare, in particolare su Instagram.
Le analisi condotte da Paluzzi suggeriscono che l’abbonamento potrebbe esaudire alcuni dei desideri “proibiti” della community.
Tra le funzioni scoperte figurano la possibilità di visualizzare le Storie degli altri utenti senza che il creatore ne riceva notifica, l’accesso a una lista di chi ha smesso di seguire il proprio profilo (i cosiddetti “unfollowers”) e la creazione di liste di audience illimitate per una gestione più granulare della privacy.
Si tratta di strumenti che vanno ben oltre la semplice esperienza social standard, offrendo un controllo quasi professionale sulle proprie interazioni digitali.
Per quanto riguarda Facebook e WhatsApp, i dettagli rimangono più nebulosi, ma la linea guida comunicata dall’azienda suggerisce che ogni app avrà un pacchetto di funzioni distinto e specifico, studiato per potenziare l’esperienza caratteristica di quella piattaforma.
È fondamentale distinguere questa nuova iniziativa da “Meta Verified“. Mentre quest’ultimo è un servizio rivolto principalmente a creatori di contenuti e aziende che offre la spunta di verifica, protezione dall’impersonificazione e supporto diretto, i nuovi abbonamenti sono pensati per un pubblico molto più vasto e generalista.
L’intenzione è quella di evolvere il modello di business attingendo all’esperienza maturata con Verified, ma proponendo utilità pratiche che possano interessare l’utente comune.
Tuttavia, la strada per il successo non è priva di ostacoli. Il mercato digitale odierno è saturo di servizi a pagamento, un fenomeno noto come “subscription fatigue”, ovvero la stanchezza degli utenti nel dover gestire e pagare molteplici canoni mensili.
Meta dovrà quindi proporre un’offerta estremamente convincente per giustificare un’ulteriore spesa mensile nel bilancio delle famiglie.
L’ottimismo di Menlo Park trova però fondamento nei numeri della concorrenza. Snap, con il suo servizio Snapchat+, ha dimostrato che esiste un mercato solido per i social a pagamento.
Con un costo di circa 3,99 dollari al mese, la piattaforma rivale ha superato i 16 milioni di abbonati, raddoppiando la propria base pagante rispetto all’inizio del 2024.
Meta sembra intenzionata a replicare questo successo, ascoltando i feedback della community durante la fase di test per calibrare l’offerta perfetta. Resta solo da vedere se gli utenti saranno disposti a pagare per vedere chi non li segue più o per avere un assistente AI più potente.
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