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OnePlus sta rendendo impossibile cambiare il firmware dei suoi smartphone

Per anni, OnePlus ha rappresentato un porto sicuro per gli appassionati di tecnologia, i cosiddetti “smanettoni” e la comunità del modding.

La filosofia del marchio, storicamente aperta alla modifica del software, allo sblocco del bootloader e all’installazione di ROM personalizzate, è stata uno dei pilastri che ha costruito la sua reputazione globale.

Tuttavia, recenti sviluppi suggeriscono un cambiamento di rotta drastico e potenzialmente irreversibile. L’azienda ha iniziato a implementare silenziosamente una nuova misura di sicurezza a livello hardware che potrebbe segnare la fine della libertà di modifica sui suoi dispositivi: la protezione anti-rollback (ARB).

OnePlus: sempre più difficile installare custom ROM

Le ultime indiscrezioni, confermate da analisi tecniche su recenti aggiornamenti di ColorOS, indicano che OnePlus ha introdotto un meccanismo di protezione anti-rollback hardware all’interno delle build basate su Android 16.

Non si tratta di una semplice restrizione software aggirabile con qualche competenza tecnica, ma di una misura radicata nell’hardware stesso del dispositivo. Il sistema funziona attraverso l’attivazione di un fusibile elettronico (e-fuse) sulla scheda madre nel momento in cui viene installato un aggiornamento specifico.

Una volta che questo fusibile viene “bruciato”, l’operazione è irreversibile. Il dispositivo memorizza permanentemente la versione di sicurezza corrente e impedisce fisicamente qualsiasi tentativo di tornare a una versione precedente del firmware.

Se un utente tenta di installare una versione software anteriore a quella che ha attivato l’e-fuse, o prova a flashare una custom ROM basata su un codice meno recente, il risultato non è un semplice errore software, ma un “hard brick” immediato.

In termini pratici, il telefono smette di funzionare e diventa inutilizzabile, poiché i tradizionali strumenti di ripristino software non possono riparare un blocco imposto a livello di circuito. L’unica soluzione rimasta in questi casi sarebbe la sostituzione fisica della scheda madre.

La fine del downgrade e del modding libero

Questa mossa allinea OnePlus ad altri produttori come Samsung, Xiaomi e Google, che utilizzano varianti dell’Android Verified Boot per garantire l’integrità del sistema.

Tuttavia, l’implementazione rilevata su OnePlus appare particolarmente severa. Mentre altri marchi, come Samsung con il suo sistema Knox, possono invalidare la garanzia o bloccare alcune funzioni di sicurezza in caso di manomissione, raramente causano la rottura totale e immediata del dispositivo per un semplice tentativo di downgrade.

Coloro che aggiornano il proprio smartphone alle versioni firmware incriminate, specificamente le build di ColorOS che terminano con .500, .501 o .503, si troveranno in un vicolo cieco. Non sarà più possibile tornare indietro se il nuovo aggiornamento dovesse presentare bug o problemi di prestazioni.

Inoltre, la pratica di sbloccare il bootloader per installare software alternativo diventa estremamente rischiosa, se non impossibile, senza incorrere nel blocco totale del terminale. È stato anche riportato che OnePlus ha rimosso i pacchetti ufficiali di downgrade per alcuni modelli, come il OnePlus 13, eliminando di fatto ogni rete di sicurezza per gli utenti.

I modelli coinvolti e il futuro di OxygenOS

Attualmente, la protezione ARB è stata individuata in specifici aggiornamenti di ColorOS destinati al mercato asiatico e globale.

I dispositivi confermati come affetti includono il OnePlus 13, il OnePlus 15 e la serie Ace 5. Anche la serie OPPO Find X8 è considerata ad alto rischio.

Sebbene al momento le segnalazioni riguardino principalmente ColorOS, è fondamentale ricordare che OnePlus condivide ormai la medesima base di codice con OPPO. Di conseguenza, è altamente probabile, se non certo, che questa restrizione arriverà presto anche sulle build OxygenOS distribuite in Occidente, e potrebbe estendersi retroattivamente a modelli precedenti come OnePlus 11 e OnePlus 12 tramite futuri aggiornamenti OTA (Over-The-Air).

Questo cambiamento segna un punto di svolta storico. OnePlus sembra voler chiudere le porte a quel pubblico di nicchia che ne ha decretato il successo iniziale, preferendo un ecosistema chiuso e controllato, più simile a quello dei giganti del settore ma ostile alla personalizzazione profonda.

Luca Zaninello

Appassionato del mondo della telefonia da sempre, da oltre un decennio si occupa di provare con mano i prodotti e di raccontare le sue esperienze al pubblico del web. Fotografo amatoriale, ha un occhio di riguardo per i cameraphone più esagerati.

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