Crediti: Gemini
Nell’attuale dibattito pubblico, l’attenzione è quasi interamente catalizzata dall’impatto dei dispositivi digitali sugli adolescenti.
Si parla costantemente di “infanzia rubata“, di scuole che vietano i cellulari e di movimenti globali di genitori che predicano l’astinenza digitale. Emblematico è il caso dell’Australia, che ha recentemente introdotto il divieto di accesso ai social media per i minori di 16 anni.
Tuttavia, mentre il mondo si preoccupa giustamente per i più giovani, un altro cambiamento silenzioso sta avvenendo nella fascia demografica opposta: quella degli over 60, una categoria che sta abbracciando la tecnologia con un entusiasmo imprevisto e, talvolta, privo di freni.
Lontano dai riflettori che illuminano le problematiche giovanili, si sta verificando un’esplosione nell’utilizzo dei prodotti tech tra coloro che raggiungono l’età pensionabile.
Contrariamente agli stereotipi del passato, che vedevano gli anziani come tecnologicamente esclusi o inetti, i dati odierni dipingono un quadro radicalmente diverso.
Secondo Ipsit Vahia, responsabile del Technology and Ageing Laboratory presso il McLean Hospital della Harvard Medical School, molti anziani stanno iniziando a vivere la propria vita attraverso lo schermo del telefono, replicando dinamiche comportamentali tipiche degli adolescenti.
Le statistiche confermano questa tendenza in modo inequivocabile: il 59% dei neo-pensionati trascorre più di un’ora al giorno su internet tramite smartphone, una percentuale che sale oltre il 66% quando si considera l’uso del computer. Non si tratta solo di navigazione passiva; c’è un interesse attivo verso i gadget più moderni.
Quasi un quinto della fascia 55-64 anni possiede una console di gioco e il 17% degli over 65 indossa uno smartwatch. Anche in Italia il trend è in forte ascesa, come certificato dall’Istat, che ha registrato un notevole aumento dell’uso della rete tra il 2023 e il 2024 sia nella fascia 65-74 anni che tra gli ultra settantacinquenni.
Le grandi aziende tecnologiche, Apple in testa, hanno fiutato l’affare, sviluppando dispositivi ibridi che fungono da assistenti sanitari, capaci di effettuare elettrocardiogrammi o chiamare i soccorsi, rendendo la tecnologia non solo un passatempo, ma una necessità percepita per la sicurezza personale.
Se combiniamo le ore passate davanti alla televisione con quelle dedicate a tablet e smartphone, le persone in età pensionabile trascorrono quotidianamente più tempo davanti a uno schermo rispetto ai giovani. Questa iperconnessione espone gli anziani a rischi specifici e spesso sottovalutati, molto diversi dal cyberbullismo che affligge gli adolescenti.
Il pericolo maggiore è di natura economica: i dispositivi degli over 60 sono sovente collegati direttamente ai conti bancari o alle carte di credito. Questo li rende vulnerabili alle “microtransazioni” presenti in giochi popolari come Candy Crush, dove le cosiddette loot box possono prosciugare i risparmi in modo silenzioso ma inesorabile.
Ancora più allarmante è il fronte della sicurezza informatica. Piattaforme di uso quotidiano come WhatsApp, adottate massicciamente dalla terza età per comunicare con i parenti o fare acquisti, sono diventate il terreno di caccia preferito per truffatori e raggiri online.
A differenza dei giovani, che spesso sono soggetti al controllo genitoriale o scolastico, gli anziani sono padroni del proprio tempo e non devono sottostare a regole sociali sull’esposizione agli schermi. Questa libertà assoluta, paradossalmente, si trasforma in un fattore di rischio: in caso di dipendenza o difficoltà, spesso non c’è nessuno pronto a intervenire o a notare il problema.
Lo psichiatra Vahia ha evidenziato come l’insonnia o l’ansia in pazienti anziani siano spesso sintomi derivanti proprio dalla paura delle truffe online o dallo scorrimento compulsivo dei feed sui social media, fenomeni raramente diagnosticati come tali.
Nonostante i rischi evidenti, sarebbe un errore demonizzare l’uso della tecnologia in età avanzata. Per chi ha difficoltà motorie o vive in condizioni di isolamento, lo smartphone rappresenta una finestra fondamentale sul mondo.
Le applicazioni di messaggistica accorciano le distanze con i familiari lontani, i videogiochi offrono svago mentale e piattaforme come Spotify o YouTube fungono da potenti “macchine della nostalgia“, permettendo di recuperare musiche e immagini del passato.
Esiste inoltre una differenza strutturale fondamentale tra un adolescente e un settantenne di fronte allo schermo. Mentre i giovani stanno ancora costruendo le proprie abilità sociali, rischiando che il telefono interferisca con questo sviluppo, gli anziani possiedono già un bagaglio consolidato di relazioni e modalità comunicative.
In questo contesto, come sottolinea ancora Vahia, lo smartphone non sostituisce la vita reale ma può potenziarla e migliorarla. Le nuove frontiere della realtà virtuale, ad esempio, stanno iniziando a essere esplorate per superare gli ostacoli della mobilità, permettendo agli anziani di rivivere ricordi o esperienze in modo immersivo.
La sfida futura sarà quindi quella di educare a un uso consapevole, proteggendo questa fascia demografica dalle insidie digitali senza privarla delle straordinarie opportunità di connessione che la tecnologia offre.
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