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Pickle 1, questi occhiali smart sono troppo belli per essere veri?

Sgombriamo subito il campo da ogni dubbio: “Pickle” (cetriolo, in inglese) è un nome decisamente insolito per un paio di occhiali per la realtà aumentata (AR) che ambiscono a rivoluzionare il settore.

Eppure, nonostante il branding peculiare e l’utilizzo di termini quasi mistici come “soul computer” (computer dell’anima), l’azienda californiana Pickle Inc. sembra determinata a farsi prendere sul serio.

Con il CES 2026 alle porte, l’attenzione è tutta rivolta a questo dispositivo che promette di essere non solo un accessorio, ma un’estensione della nostra coscienza.

Tuttavia, analizzando le specifiche e le promesse di marketing, sorge spontanea una domanda: siamo di fronte al futuro della tecnologia o a una sofisticata truffa?

Pickle 1, gli occhiali smart sono una truffa?

Crediti: Pickle

Secondo quanto riportato sul sito ufficiale dell’azienda, i Pickle 1 non sono semplici occhiali intelligenti. Dotati di fotocamere, microfoni, sensori avanzati e, naturalmente, intelligenza artificiale, questi dispositivi sono progettati per anticipare le azioni dell’utente.

Gli scenari d’uso descritti da Pickle spaziano dal futuristico al quotidiano: dal suggerire la musica perfetta per un panorama mozzafiato, al consigliare decorazioni a forma di dinosauro per i biscotti che si stanno preparando per i figli, fino a compiti più pragmatici come chiamare un servizio di ridesharing o ordinare la spesa semplicemente guardando l’interno del frigorifero.

L’ambizione di Pickle Inc. è quella di creare un compagno AI sempre presente, capace di apprendere desideri e necessità per fornire informazioni in tempo reale.

La retorica utilizzata è altisonante: “Per una vita migliore in ogni dimensione, abbiamo bisogno di un’intelligenza che veda con te, ricordi la tua vita e impari a capirti. Una nuova anima“. Tutto questo sarebbe gestito dal sistema operativo proprietario, il Pickle OS.

Promesse di integrazione e dubbi sulla sicurezza

È proprio analizzando il software che iniziano ad emergere le prime perplessità. Pickle OS promette di aggregare dati da piattaforme come Gmail, ChatGPT, Slack, Teams, X e Google Drive in un unico “cluster”, organizzando le informazioni prima ancora che l’utente sappia di averne bisogno.

Il dettaglio che fa sollevare più di un sopracciglio tra gli esperti del settore è la presunta compatibilità con iMessage. Chi conosce le politiche di Apple sa bene quanto l’azienda di Cupertino sia protettiva verso il suo ecosistema; permettere a un dispositivo di terze parti di accedere a iMessage sembra, ad oggi, uno scenario altamente improbabile.

Inoltre, sebbene Pickle sottolinei il suo impegno per la sicurezza, affermando che i dati vengono crittografati di default e decifrati solo all’interno di un’enclave hardware isolata, la richiesta di effettuare il login a tutti i propri account personali sul sito di una startup quasi sconosciuta rappresenta un rischio che molti utenti potrebbero non voler correre.

Estetica Y2K e scetticismo sulla tecnologia

Dal punto di vista del design, i Pickle 1 sembrano voler cavalcare l’onda della nostalgia. L’estetica richiama fortemente lo stile di fine anni ’90 e inizio 2000, con un look che non sfigurerebbe in un video musicale dei Backstreet Boys del 1997.

Attualmente, l’azienda offre la possibilità di preordinare il “Batch 1” degli occhiali versando un deposito di 200 dollari, con un prezzo finale scontato a 799 dollari (rispetto ai 1.300 di listino) e consegne previste per il secondo trimestre del 2026.

Tuttavia, è la fattibilità tecnica a destare le maggiori preoccupazioni. I video dimostrativi mostrano una qualità di realtà aumentata nettamente superiore a quella offerta da colossi come Meta e XREAL. Esperti del settore e commentatori online hanno espresso forte scetticismo.

L’utente @cixliv su X (ex Twitter), dichiaratosi veterano del settore AR/VR, ha definito il prodotto “falso al 100%“, sottolineando come la tecnologia per inserire tale potenza di calcolo e durata della batteria in una montatura così sottile semplicemente non esista ancora.

Un altro critico ha fatto notare che gli occhiali di punta di XREAL, pur privi di fotocamere e computer integrato, pesano più di quanto Pickle dichiari per i suoi occhiali “full AR” dotati di quattro fotocamere.

Dietro Pickle c’è la figura di Daniel Park, co-fondatore ed ex partecipante di Y Combinator, noto per una precedente esperienza nell’e-commerce di prodotti biologici.

Nonostante il pedigree del fondatore, la distanza tra le promesse mostrate nei video e la realtà tecnologica attuale suggerisce cautela. Fino a quando non ci sarà una prova pratica indipendente o una demo verificabile, forse è meglio tenere quel deposito di 200 dollari nel proprio portafoglio.

Luca Zaninello

Appassionato del mondo della telefonia da sempre, da oltre un decennio si occupa di provare con mano i prodotti e di raccontare le sue esperienze al pubblico del web. Fotografo amatoriale, ha un occhio di riguardo per i cameraphone più esagerati.

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